Impercettibil-mente

In seguito al mio divagare perenne e al sentimento di disagio in una vita del tutto fallita sotto ogni aspetto possibile fui convinto, inevitabilmente, dallo scontrarmi continuo con ciò che nulla di buono aveva fatto, ad intraprende una serie di sedute che avrebbero, a dire di chi mi consigliava, facilitato la conquista della mia esistenza, a compiere qualcosa di buono.

Con tutta la riluttanza del mondo giunsi in un palazzo che risaliva ai primi del novecento, con il portiere annoiato nell’atrio, poco dopo quei tre gradini di marmo bianco, chiuso in una stanzetta di vetro; mi parve una bolla dentro cui un uomo di mezz’età galleggiava gonfio di quella noia che le si leggeva sul volto.

Al mio soluto non mi chiese nulla, ma semplicemente m’indirizzò la porta accostata dello studio. Pensai che sicuramente avevo una faccia particolarmente sfatta e stanca, un’espressione troppo persa e poco convinta per poter andare da qualche altra parte.

Quando entrai fui invaso da un senso di rifiuto incolmabile, che risaliva le narici e con una nausea letale si aggrappava al mio stomaco, fui li per li per muovere qualche passo indietro alla ricerca di una fuga, ma una signorina mi ridestò dall’intento e mi fece entrare in una nuova stanza, lo studio vero e proprio.

Mi Stava seduta davanti, in un pomeriggio qualunque di novembre, con la pioggia che incessante cadeva in una disarmante e avvilente sconfitta che mi agitava l’animo. Con un leggero broncio guardavo fuori nella disperazione assillante di sentirmi soffocare dentro quelle mura a contemplare il mosaico di una città apparentemente vuota che si snodava tra i quadrati contorti delle finestre bagnate.

Mi perdevo per istanti, quasi infiniti e leggeri, a soppesare la luce biancastra e nebulosa irradiasi dentro quelle piccole stille d’acqua che strisciavano lentamente lungo i vetri, lasciando scintillanti immagini scomposte agli occhi e ricomposti parsimoniosamente nella mia mente vuota.

Risaliva nell’aria un odore piacevole di tè alla cannella e quel fumo che risaliva dalla tazza mi inondava il mento e le guance di un umido e piacevole tepore, ma fu la sua voce che attrasse la mia attenzione e quella musica leggera e soffusa che cominciò ad aleggiare sulla mia testa, nelle mie orecchie.

– Sei in un bosco illuminato – disse – dalla luce bianca di una luna piena, le foglie che vibrano e danzano al mercé del vento tiepido assumono un colore argenteo, così come l’erba verde che si estende come un tappeto ai tuoi piedi nudi. –

Aveva una voce suadente e confortante ed inevitabilmente chiusi gli occhi e mi lasciai trasportare dal suo tono basso e rassicurante, melodioso, che sembrava parte integrante di quel sottofondo musicale in cui la natura prorompeva anche dentro una stanza dai soffitti alti a volta, decorati di ariosi affreschi art nouveaux, di ghirigori, foglie e fiori, e non solo fuori, nella volontà di una capricciosa pioggia che s’imponeva con la resistenza dei forti, con il suo canto martellante eppure quasi avvolgente. Mi accomodai meglio su quella poltrona, gettai il capo appena indietro e abbandonai le miei volontà alle sue parole.

– Puoi sentire il fresco della rugiada, eppure non è freddo.-

Non mi ero mai perso alle prime battute di un discorso, ma stava succedendo adesso, adesso che inevitabilmente sentivo la mia mente incontrare le sue volontà, i suoi intenti, i suoi pensieri e le sue visioni, che erano ad un tratto le mie.

– Davanti a te un piccolo spiazzo contornato da alberi alti e possenti, non vi è nulla di tetro,ma qualcosa di magico e sereno, anche quando piccole lucciole sbucano dalla vegetazione come piccole stelle danzanti che ti avvolgono e ti spingono, delicatamente a muoverti verso il centro dello spiazzo. Inaspettatamente odore di mare! Nella notte estiva giunge fino a te e tu.. inevitabilmente chiudi gli occhi perchè è dolce quella sensazione di quiete che ti prende l’animo tormentato.

Rimani immobile a respirare il profumo del mare misto a quello del bosco e non ti accorgi che davanti a te qualcuno c’è e allunga la sua mano, calda sul tuo viso in una carezza che risale la guancia fermandosi suoi tuoi occhi, quando vuoi riaprirli per capire.-

Incapace di muovermi mi sembrava davvero di sentire quegli odori, di vedere quelle lucciole, di avvertire la carezza calda sul volto e sugli occhi che non riuscì ad aprire. Rimasi ad occhi chiusi a sognare, a sentire.

– Sei inerme e indifeso eppure ti fidi, lasci che questa mano scivoli leggera e gentile sul tuo naso posando le dita sulle tue labbra e sfiorare il mento fino a che non risale la linea del volto per scendere sul collo. Ed è morbido il tocco, amabile e confortante, di serenità ti investe e tu non sai nemmeno chi è, ma ti affidi completamente. Il respiro si fa più profondo e agitato in alcuni momenti, quando riapri gli occhi quella mano non c’è già più, tutto quello che vedi è quello spiazzo argenteo davanti a te, le piccole lucciole volare alte e senti solo la quiete nell’anima, dentro di te.

Il petto più leggero e il battito di un cuore, il tuo!-

L’eco delle sue parole riecheggiava in vuoto pieno di strani suoni, nuovi e di immagini limpide quanto ineffabili. Sognai, eccome se sognai, vidi con altri occhi, quelli del cuore, carichi di desiderio nascosto da cui fuggivo ogni giorno, ogni notte. Sognai e vissi come non avevo mai fatto.

Quando mi ridestai la pioggia continuava a torturare una città frenetica e i vetri immersi di piccole stille dalla luce scomposta e quando la cercai lei non c’era più, Seguii la scia nera di quegli occhialini dal taglio felino che richiamava la linea sottile di sopracciglia curate e l’ondeggiare della camicia chiara, di chiffon, forse, ma in realtà era già svanita. Mi accorsi della sua tazza ancora per metà piena da cui risaliva sottile vapore tiepido e il profumo di cannella che aveva invaso ormai le narici e i miei pensieri.

Rimasi come in attesa, incapace di muovermi, ancorato alla confusione del momento che si fece maggiormente pressante quando dalla porta entrò una donna che non avevo mai visto prima, vestita elegantemente di blu e dai capelli scuri raccolti. Si sedette davanti a me e con tono acuto – Bene, possiamo iniziare.-

Di quella magia rimase solo la quiete dell’anima odorosa e la confusione pregnante di un’apparizione incomprensibile, che era esistita e svanita impercettibilmente,

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