InKiEstA 

Serie: De madrelingua romana

Ikea. Ma che bell’invenzione! Aò! Tornammo a casa con due comodini, due gnomi da mettere fuori la porta per il Buon Natale, quattro cuscini arancioni per le sedie di cucina (senza le sedie), ma stavano in offerta a tre euro! E una lanterna da giardino, perché l’appartamento non era al piano terra, ma una cosa inutile la dovevamo pur comprare. 

Infine prendemmo come se dice a Milano, “least but not last”, ad esser precisi come diceva Gianmaria, la persona con cui avevo trascorso la prima settimana di affiancamento, dalla cui bocca uscì spesso questo termine, così come la lingua sua… ma solo dopo capii che non aveva bisogno di nessun bicchier d’acqua… insomma “per ultimo ma non meno importante” durante la spesa alla “Ai-Kei-I-Ei”, snobbai per intero il reparto utensili riuscendo a telefonare in contemporanea a Mondialcasa per acquistare un set di sei pentole, consigliate da Giorgio Mastrota. Non so come ci feci a sdoppiarmi, e soprattutto a recepire gli ordini de mi madre con la sua tv a tutto volume nell’orecchio, ma quello che so è che mi madre avrebbe accettato di sostituire le sue pentole in rame, solo con quelle di “Giorgio”, perché di lui si fidava come di un figlio. Diciamo. Perchè di me, mi madre, nun se fidava proprio! 

Infatti. Mentre la suoneria di Indiana Jones accompagnava il mio goffo ingresso nel negozio dell’ormai ex fiammiferaio (Si, parliamo di Mr. Ikea. Di sicuro più fortunato della disgraziata, sfigatissima, per di più piccola fiammiferaia! Storia classificata come favola per bambini e qui davvero chiudo parentesi), non potei fare a meno di pensare allo strano tempismo de mi madre! 

Le risposi, tastandomi nel frattempo la giacca, pensando anche questa volta, che mi madre doveva avermi piazzato una microspia nelle vesti. Come codesto fatto fosse possibile, non me lo sono ancora spiegato. Così come fosse possibile che a quella chiamata, ebbi il coraggio di accettarne una successiva, in videochiamata. (Mia madre da quando sa fare una videochiamata!?!) E sempre senza spiegarmi come, da quel momento presi ad andare in giro per l’Ikea vergognandomi ad ogni sguardo che incrociavo, per quel mio braccio teso, e per quella faccia de mi madre che sembrava io volessi mostrare al mondo. 

Ma che stavo facendo? Lo so, voi avreste attaccato subito il telefono rifiutandovi di fare così la spesa! E infatti c’ho provato! Anche perché mi madre è buona e cara ma se stava allargà troppo! Ma iniziava ad essere anziana. E non sapendo come dire di no alla sua strana richiesta, spinto dall’istinto di sopravvivenza, avevo riattaccato salutandola con la scusa che Gnappo aveva bisogno di aiuto per spingere il carrello che lo stava trascinando da una altra parte. Mi madre però non si è impietosita, e mi aveva richiamato subito dicendo che era una delle scuse più stupide che avessi mai inventato! Lo disse perché non aveva mai visto Gnappo, certo. 

Ancora arrabbiata aveva aggiunto che se riattaccavo ancora (nel frattempo Gnappo aveva deciso di optare per il carrello per oggetti ingombranti) la volta che ci saremmo visti a Trastevere, sarebbe rimasta muta durante tutto il viaggio in macchina fino a Milano e si sarebbe rifiutata di cucinare il mio piatto preferito come “welcoming”. Presi a sudare freddo, anche per quella parolina straniera. Studia pure l’inglese. È una spia so sicuro – dissi tra me cercando di tenere a mente le mosse successive. Ma per ora i brividi erano concentrati su altro, le polpette, certo. La prospettiva che rimanesse muta per tutto il viaggio non era mica m… lo so, certe volte me lo dico da solo, sono uno proprio uno stro…!

Così mi sono arreso e con Carlo che me rideva dietro (poi dici che è un amico, prossima volta lo lascio sotto il carrello, lo lascio) – sono andato in giro per l’Ikea, così, con il braccio teso come l’asta per i selfie, finché er braccio che non era meccanico, nun me s’è atrofizzato. Ma ovviamente mi è stato chiesto di cambiare braccio. Ho tenuto duro poi, arrivati alla zona notte, ho detto garbatamente a Fedora (non era più mi madre quella!) che almeno i letti li avrei scelti io. Anche perché era già difficile orientarsi e guardare cercando in contemporanea di eseguire gli ordini dettatimi attraverso gli auricolari, figurarsi quando sopraggiunse il problema, che certe volte avevo già di mio. Non riuscivo più ad uscire “dal percorso completo”. Maledetta Ikea, maledetta. Poi dici perché arrivi a comprarti una lanterna da giardino! 

Si lo ammetto, quella l’ho voluta io, mi era preso un raptus! Anche perché du secondi prima avevo avuto un ulteriore prova che mi madre lavorasse per la CIA. Altrimenti come aveva fatto a scegliere l’unico gnomo, non quello là quello lì, con la barba grigioperla e un pom-pom di colore e disegno diverso dagli altri, nascosto da un signor camionista alto due metri che stava scegliendo un nano da giardino? Sto esagerando? Ditemelo o usciamo pazzi in due. 

Così quando arrivai infine ai letti, ero così stremato, come dopo na corsa campestre, che non je l’ho fatta a resistere, al primo materasso giuntomi a tiro, me ce so buttato sopra! Poi dopo cinque minuti di relax, riaprendo le palpebre ho trovato dei giapponesi a farmi le foto. Ma non ero alla Biennale di Venezia. Così per togliere Carlo dall’imbarazzo che invano aveva tentato di fare una sessione di pesistica estrema per farmi scendere dal letto, ho detto al commesso di reparto che mi stava fissando sconvolto, che ne avrei comprati due di quei materassi! Lì stavo solo testando! Perdiana!

Lo so, non son bravo con le scuse vere. Io ce sarei rimasto volentieri su quel letto ma senza comprarlo mica. Si perché quello era un materasso in lattice, con fibre di cocco, matrimoniale a 5 zone di comfort che offrono un sostegno ben localizzato e riducono la pressione sulle spalle e sulle anche (Mastrota ha i giorni contati!). Un materasso di appena 699 euro il singolo. Insomma se c’era ‘na cosa che costava l’occhio dell’accidenti all’Ikea, io l’avevo trovata! A parte i cuscini delle sedie a 10,99 l’uno, che nessuno s’era preso.

Carlo montando in macchina e per tutto il tragitto di ritorno era talmente sconvolto da questa cosa, che ogni due minuti, si voltava a guardarmi e a ripetermi che allora tanto valeva andassimo da Maison du Monde. Che ora all’Ikea non poteva metterci più piede. Che gli avevo fatto fare una figura di monde. Ma tanto lui va sempre alla Maison, quindi il problema non sussiste, gli ho detto. Poi si è acquietato. 

(parte due della “Inkiesta” a seguire) 

Serie: De madrelingua romana
  • Episodio 1: Dai che je la fai! Aò!
  • Episodio 2: E andiamo!!!
  • Episodio 3: “O così o non se ne fa niente!”
  • Episodio 4: Niente de niente
  • Episodio 5: Laboratorio = Alt = Doc 
  • Episodio 6: InKiEstA 
  • Episodio 7: In Festa
  • Episodio 8: Autostrade
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    Discussioni

    1. Ciao Maria Anna, le disavventure di Vincenzo mi fanno sempre sorridere, mi trasmettono buonumore, anche perché è semplice identificarsi con tutto ciò, nonostante l’ironia spiccata è tutto molto realistico, molto vicino alla nostra quotidianità ?, anch’io farò una telefonata a Mastrota???, brava come sempre, al prossimo episodio ?

      1. Ciao Antonino,
        son contenta che Vincenzo porti sorrisi e buonumore, che binomio perfetto! :)))))) E grazie anche a te per i complimenti, se lo senti reale vuol dire che funziona!…un pò meno le televendite di Mastrota, che a questo punto mi dovrà ringraziare, perché sei il secondo dopo Tiziano che gli telefona :D, almeno per oggi gli abbiamo evitato di fissare il telefono muto

    2. Ciao Maria Anna.
      Provo per Ikea, e i suoi “gironi” dei dannati, un sentimento di odio amore. Non ci vado spesso, mi perdo sempre, ma alla fine riesco a raggiungere il ristorante per aggiudicarmi le polpette e il salmone. Quello che mi piace di Vincenzo e che lo hai tratteggiato in modo estremamente realistico. Tutti noi gli somigliamo per qualche aspetto o vicissitudine. Chi per la mamma che spaccia lasagne e sembra scrutare ogni mossa dalla palla di vetro (anche se hai cinquant’anni). Chi perché osserva il mondo con gli occhi di un bambino. Attendo la seconda parte, voglio capire dove piazzerà i materassi 😀

      1. Ciao Micol,
        concordo con te su Ikea ho la stessa esperienza :D…(tranne con le polpette, io non le ho ancora assaggiate ma una collega me ne parla sempre :D).
        E grazie per Vincenzo, son contenta che lo senti reale e vicino, è un gran bel complimento 🙂

    3. Nell’eterno conflitto tra Maison du Monde e Ikea intravedo il confronto marxista tra classi sociali, e le speranze frustrate del popolino di arredare casa con due lire. Ma il vero prezzo da pagare, da Ikea, è il senso di vuoto che solo un ambiente incredibilmente affollato può trasmettere. Giuro che non ci tornerò mai più; cioè, mi si è rotto il divano e sabato faccio in salto per vedere se c’è qualche offerta ma poi non ci torno più eh.
      Maria Anna altro episodio spassoso, altro spaccato culturale e tragicomico. Quante avventure dovrà affrontare un romano a Milano ? Lo scopriremo nelle prossime puntate? Per ora vado a seguire una televendita di Mastrota. A presto!

      1. “è il senso di vuoto che solo un ambiente incredibilmente affollato può trasmettere”… bella questa frase…
        mi piace però poi ci vai per il divano e allora!!!
        :DDDD scherzo! Trovato qualcosa? 🙂 Mastrota penso che non li venda ahimè…ma esiste Mastrota qualcuno lo ha mai visto?

      2. Eh no, non ho trovato ancora niente, la scelta del divano è una cosa seria 😉