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Intervista a Gian Luca Diamanti, 2° classificato al concorso #123LibriCK

Gian Luca Diamanti

Gian Luca Diamanti, giornalista e autore, si è classificato 2° al concorso letterario #123LibriCK organizzato da Edizioni Open con la storia “Forrest”, un LibriCK che descrive con disincanto la vicenda umana e toccante di un uomo che decide di vivere all’interno di una rotatoria. La nostra redazione lo ha intervistato per voi.

Forrest è un racconto complesso: da un dramma personale nasce un cambio di rotta che mette in crisi un intero sistema di regole, suscitando reazioni contrastanti all’interno di una piccola – eppure rappresentativa – comunità. Cosa simboleggia Forrest?

“Forrest è una piccola fiaba nata per gioco. E’ un omaggio ai poveri di spirito, ai puri che hanno in sorte la fortuna di poter immaginare e vedere il mondo con gli occhi dei bambini. Che possono trovare un altro mondo fantastico al di là dell’armadio, oppure possono crearsene uno loro andando a vivere in una rotatoria, che per eccellenza rappresenta il non-luogo urbano. Ma anche il paese delle meraviglie e l’isola che non c’è, in fondo sono non luoghi. Salvo poi che questi non luoghi, grazie al contagio dell’immaginazione, possono diventare dei luoghi reali e simbolici, come accade in Forrest. E poi la rotatoria che ho scelto per il mio racconto (e che esiste davvero) è veramente singolare, grande e piena di alberi che formano quasi un bosco, una straniante traslazione del selvatico in mezzo al traffico cittadino, come puoi non immaginarci una storia dentro?”.

Forrest

Ti sei mai cimentato in competizioni letterarie prima d’ora?

“Negli ultimi anni sì, è un modo per giocare, per non far rattrappire l’immaginazione e per incontrare persone e situazioni interessanti. Come è accaduto per il Blog Contest di Altitudini dedicato alla scrittura di montagna, o qualche anno fa per un bellissimo residence letterario di una settimana al festival dell’Appennino a caccia di storie di briganti tra Marche e Abruzzo, oppure l’estate scorsa con Loredana Lipperini a Colfiorito per il Montelago Celtic Festival a sperimentare le tecniche di narrazione della scrittura fantastica”.

Che opinione hai dei laboratori letterari? Ci racconti della tua esperienza personale a riguardo?

“Sono un bello stimolo a mettersi in gioco, a confrontarsi, un po’ come state facendo con la vostra piattaforma di Edizioni Open. La mia esperienza, anche di giornalista, mi ha insegnato che si apprende molto di più e molto più velocemente entrando in campo, sporcandosi le mani e frequentando buoni maestri, piuttosto che studiando le teorie.
La scrittura mi piace immaginarla come un’attività artigianale e per impararla bisogna andare a bottega da quelli bravi (e ce ne sono sempre più bravi di te) cercando di rubargli i trucchi del mestiere”.

Sei un’amante della montagna e scrivi per il blog appenniniweb.it. Cosa può fare l’uomo per la natura e cosa può fare la natura per l’uomo?

“Intanto superare il dualismo: l’uomo è natura, non è il padrone, né il gestore. Mi piace molto di più il concetto di paesaggio, che considero il patto sancito tra l’uomo e la natura. I paesaggi sani sono quelli nei quali le modifiche apportate dall’uomo sono compatibili con una visione lunga della specie umana nella natura. In quanto all’Appennino al quale sto dedicando da più di un anno il mio blog, lo considero non solo una bellissima catena di montagne, ma anche la spina dorsale del nostro Paese. La montagna, la sua gente e la sua cultura, come una spina dorsale, appunto, potranno e dovranno continuare a tenere in piedi l’Italia, se saremo capaci di riconoscerne le enormi potenzialità. C’è bisogno però di una specie di rivoluzione culturale e quello che è accaduto nell’Appennino centrale con i terremoti del 2009 e del 2016, può segnare il punto di svolta, nella sua drammaticità. Ma questa che stiamo vivendo per il nostro Paese e per le sue montagne è davvero una fase delicatissima…”.

Hai pubblicato due libri che parlano della tua realtà locale. Uno, in particolare, a sfondo calcistico, sull’avventura in seria A della Ternana. Puoi parlacene?

“Passiamo dall’Appennino al pallone…apparentemente un paradosso. In realtà anche raccontando di calcio si può parlare di comunità, come quelle che stanno sparendo sulle montagne. In questo caso il mio libro “Il gioco è bello quando è corto” [Edito da Intermedia (Orvieto) ndr] narra del calcio anni Settanta, della bella favola, purtroppo non a lieto fine, di una squadra provinciale, la Ternana e di un allenatore speciale Corrado Viciani, antesignano di Guardiola e di Sacchi, che grazie al “gioco corto” conquistò la serie A. Ma soprattutto questo libro parla di come una comunità intera, una città intera si identificò completamente con la sua squadra di calcio, non a caso una “squadra operaia” in una città operaia, e di come le partite di calcio allo stadio Libero Liberati, in quell’anno, il 1972 in cui la Ternana “passeggiò sulla luna” fossero diventate in realtà una grande festa di popolo, capace di restituire i colori (il rosso e il verde) ad una città per il resto abbastanza grigia”.

Sul tema della propria realtà locale: bisogna scrivere necessariamente di ciò che si conosce? Quanto ci si può spingere, invece, verso mondi fantastici?
“Oh, il fantastico è sempre dietro la porta, anche quella di casa. Basta saperlo vedere, magari con gli occhi giusti, come quelli di Forrest. E allora non importa se stai a Roma, a Timbuctù o a Terni…”.

Intervista a cura di Tiziano Pitisci

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Discussioni

  1. Solitamente, nelle varie interviste e presentazioni letterarie fatte, mi è sempre stato difficile più che parlare di me, parlare dell’opera presentata, chi scrive mette già tutto fra le sue pagine.
    Da lettrice invece posso dire che sono ghiotta di interviste e spiegazioni, conoscere l’autore, scrutarlo più fondo è molto appagante. Complimenti quindi per questa bella intervista e il meritato secondo posto.

    1. Ciao Marta, sono contento che l’intervista ti abbia incuriosito, non conoscendo Gian Luca non pensavo di imbattermi in una persona così colta e impegnata nel sociale, è stata una bella scoperta anche per me. Grazie per averci mostrato il punto di vista di chi presenta le proprie opere e che quindi conosce anche l’altro lato dello specchio. A presto! T