Io e Monsieur Lavigne

La vita va un po’ come va.

Senza troppi giri di parole si prende e si concede come ne ha voglia. Sciolto il fiocco, apri la scatola, il regalo é tuo.

Siamo nel mezzo di una tormenta di sabbia, io e Monsier Lavigne. Il vento ci spazza via per separarci, quasi non riusciamo e tenerci per mano.

“Più forte!” grido a Monsieur Lavigne. La mia voce si perde in una folata violenta, il vento se la porta via e Monsieur Lavigne mi tiene la mano con troppa dolcezza che quasi volo via.                      

“Più forte, più forte!” tento di ancorare i suoi occhi ai miei, ma nei giri di sabbia li tengo bassi per non accecarmi e lacrimano, non so se di paura o per i troppi granelli che mi strusciano sugli iridi. Penso che é finita, sto per andare, dove non so, ma senza Monsieur sono un granello anch’io, inutile nella mia solitudine.

Poi qualcosa.

La sento graduale la stretta, avvolgermi la mano, l’altra, quella con cui mi copro gli occhi mentre avanzo a tentoni un piede dopo l’altro. Quasi solo mi sfiora il palmo, ma la percepisco, subito dopo, salda.

Sono al sicuro.

Riesco schiudere gli occhi senza difficoltà, il mio viso é asciutto, i capelli imperturbati mi coprono di nuovo le spalle. “Apri il tuo regalo” mi dice la mano con un cenno. Davanti a me il fiocco ben annodato sulla scatola. Non c’è più tempesta, non c’è sabbia né paura, solo un regalo per me. Tiro un lembo, si sfalda come i petali di un fiore sbocciato da tempo e apro. Una luce calda mi inonda il viso. 

É meravigliosa e riesco a fissarla. Non come il sole, é più la luce di una stella.

Nella scatola c’è Monsieur Lavigne e tutta la mia vita. Mi osservo dall’alto annaspare nella tormenta e nella tormenta Monsieur Lavigne si muove come un pupazzo gonfiabile fissato al suolo. Il corpo quasi invertebrato e la faccia, la faccia stravolta di felicità. Si lascia andare a quell’inattesa fonte di trasporto, ride come un bambino sulle montagne russe, ride, ride a bocca grande. Vedo me gridargli “più forte!” e lui così fa, inconscio forse del terrore che mi pervade, ride più forte ma io non posso sentirlo nella tormenta, non posso vederlo per i miei occhi stretti stretti.

“Più forte! Più forte!” leggo il mio labiale, Monsieur Lavigne lacrima come me, ma di gioia. Le sue risa dall’alto sono contagiose, voglio tornare nella tormenta e godere come lui dell’imprevedibilità della vita, farmi trasportare in un polverone di incertezze, senza paura, con la sola consapevolezza che il giro della morte da il prezzo al biglietto e che a fine corsa vorrò rifarlo.

E poi di nuovo e poi di nuovo ancora.

Lascio la mano e salto nel pacco. Corro ad abbracciare Monsieur Lavigne, mi concedo alla tempesta, ma tempesta non è.

Il cielo è terso e la sabbia ferma.

Ci rimettiamo in cammino sulla battigia, raccogliamo conchiglie, senza pensare a ciò che di noi sarà. 

Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Fiabe e Favole, Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Maria, anch’io sono felicissima . In questo periodo ho avuto occasione di leggere di tuo ben due nuovi racconti. Il bello delle storie nate dal tuo grembo (perchè scrivere è dare la vita a qualcosa), è che ognuno se le aggiusta sulla sua pelle dando loro un significato personale. Io, in questa, vi ho scorto un’anima in viaggio

  2. Una vita in un istante, una tormenta di sabbia, ma i granelli sono le sfide e le incertezze della vita, ed il vento che le porta le emozioni. Ed il premio, quella luce inebriante.
    Bel racconto, davvero!

  3. “voglio tornare nella tormenta e godere come lui dell’imprevedibilità della vita, farmi trasportare in un polverone di incertezze, senza paura, con la sola consapevolezza che il giro della morte da il prezzo al biglietto”
    Penso che il cuore di questa storia (e di molte filosofie di vita) sia in questo passaggio e nel dilemma tra un’esistenza serena e priva di scossoni ed una in continua evoluzione, adrenalinica e instabile. Certo, esiste sempre una via di mezzo, però le soluzioni compromissiorie (da ex DC) potranno essere adeguate per molti, ma non per la protagonista di questa storia.