Io sono mimo!

«Mi chiamo Mimmo e di mestiere faccio il mimo.

Che mestiere fa un mimo?

Non chiedetelo a me, io ancora non lo so!

Io mimo!

Cioè?

Cioè piango, rido, gioco, faccio divertire e ogni tanto anche spavento i bambini di ogni età, che vengono a vedermi.

Io sono bruco, sono farfalla, io sono bianco e sono nero.

Sono gioia e tristezza, sono aria e sono cielo, sono acqua ma anche terra. 

Un momento posso essere cigno, un attimo dopo divento David Crockett.

Se adesso mi vedi nuvola, fra poco mi vedrai diventare musica.

Io chi sono? Io sono tutto e sono niente.

Io sono un mimo!

Perché sono un mimo?

Perché non parlo, ma osservo!

Mi hai capito? No? Adesso te lo rispiego:

Io sono Mimmo e se vuoi, farò per te il mimo… guarda il mio viso, osserva il mio corpo, loro parlano per me, la mia voce non la sentirai mai!»

Così pensava Mimmo, il mimo, mentre si preparava alla sua nuova diretta televisiva.

Lui era una star, un divo del piccolo schermo,  insomma in tv ci lavorava.

Da dieci anni faceva ogni giorno uno schetch in una trasmissione televisiva su una famosa tv nazionale.

La sua era una storia strana, nata quasi per caso. Fin da bambino si era sempre divertito a giocare ai mimi ed era pure bravo, glielo dicevano tutti: «Mimmo come mimi tu non mima nessuno!»

Prima erano state le riunioni di Natale, con tutta la famiglia ad applaudirlo, seguite dalle festicciole di compleanno e le caricature dei prof a scuola.

La popolarità di Mimmo il mimo cresceva sempre più.

Poi l’incidente, la disgrazia, la voce!

Niente più! Che fare adesso, come vivere, come lavorare?

«Io sono un mimo!» 

Gli spettacoli davanti alla stazione centrale. Prima qualche sparuto passante a  ricompensarlo con qualche spicciolo, poi un’esigua folla, infine il marciapiede pieno e un servizio sulla tv locale! Fino ad arrivare lì, alla tv di stato, a fare l’ospite negli show della sera, le interviste, i paparazzi, la pubblicità.

«10 minuti – Mimmo in scena»,  la voce dell’assistente di scena a richiamarlo alla realtà.

Un ultimo sguardo allo specchio, sotto quel viso bianco di cerone, quasi irriconoscibile, c’era lui. Ancora una riga nera a sottolineare gli occhi, un po’ di colore sulle labbra e via pronto ad affrontare il lungo corridoio.

La porta, lo studio, la registrazione, il pannello verde dietro le sue spalle. L’emozione sempre uguale, come la prima volta.

«Mimmo si gira.»

3-2-1 ciack azione. Luce rossa accesa, Mimmo non c’è più; è diventato vento, nuvola, cielo, tempesta, cavallo, gabbiano, pioggia, sole.

«Io sono Mimmo! Io sono un mimo! Questa è la mia vita.»

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Discussioni

  1. Che bel Lab, Lorenza, sicuramente uno dei migliori che hai scritto. Hai ben trasmesso la tua positività, brava. Alla prossima.

  2. Mimmo aveva questa passione e ne ha fatto un lavoro. Un po’ tutti vorrebbero che gli succeda la stessa cosa nella vita… Io personalmente sono roso dall’ambizione di farcela…

    1. Infatti volevo proprio rappresentare un po’ anche la voglia e la speranza di farcela, con le proprie forze, al di là di tutto e di tutti! Sperando sia un buon auspicio…

  3. Ciao Lorenza, esistono molti modi di comunicare e quello di Mimmo arriva direttamente al cuore. Le parole, a volte, servono solo a riempire un silenzio di cui si ha paura. Meglio lasciare spazio alla gioia vera che illumina gli occhi e fa piegare le labbra in un sorriso, il tuo protagonista ne incarna il senso alla perfezione

    1. Grazie Micol, come sempre cerco di trasmettere positività, che ne abbiamo tutti bisogno!😊

    1. Grazie! Troppo buona, come sempre!🥰 Pillole di Lab!