Jonathan

Serie: Rivelion: La Guardiana Del Nucleo


Jonathan intercetta una pericolosa Anomalia in grado di minacciare il Nucleo al suo primo giorno di lavoro. La sua segnalazione è una mossa rischiosa che lo porta al cospetto della misteriosa Guardiana...

Una voragine, improvvisa, rappresentata da una struttura dalla geometria sin troppo deformata. Come se la realtà virtuale fosse concepita per simili disastri. Anomalia, la descrizione che era stata associata all’evento dal sistema, ingiustificata e inspiegabile proprio come il mio ingresso nei Vigilanti, irto di intoppi. Ero entrato come operatore di sicurezza in un mondo governato da un’unica, imponente, rete informatica che si estendeva in ogni dove, vigilando sull’intera popolazione. Un ruolo a dir poco prestigioso di questi tempi, riservato ad una cerchia ristrettissima di individui. In realtà mi sentivo più come un mastino alla costante ricerca di una preda da stanare, costretto a scandagliare un mondo immaginario alla ricerca di “supposizioni”, se così è lecito definirle, in grado di danneggiarlo. Una garanzia per una popolazione ormai succube della tecnologia, vero, ma i veri a beneficiarne erano quei singoli componenti di una casta detentrice del vero potere. Il Governo Centrale, per essere più precisi, capeggiato dal Nucleo, cuore pulsante di ogni progresso, passato e futuro. Una gemma grande quanto una biglia, da quel poco che avevo avuto modo di studiare, in grado da sola di provvedere al sistema elettrico di ogni anfratto dell’Impero. E, dietro le quinte, la Guardiana lo manipolava in silenzio, assicurandosi il sostegno dell’opinione pubblica con l’insulsa promessa di una vita semplice ed agiata supportata dalla sempre crescente presenza di un’intelligenza artificiale creata per asservire gli esseri umani. 

 

Menzogne per idioti, naturalmente, ma questa non è altro che la mia opinione. Per quale motivo, dunque, continuavo a lavorare per questo tugurio? Bella domanda. Potrei inventarmi un’infinità di assurdità ma la verità è che non ne avevo la più pallida idea. Probabilmente la ragione era da ricondurre alla mia affinità con i computer o, ancora meglio, alla insana volontà di contribuire al cambiamento. In positivo, mi auguro. Come? Beh, identificando quest’anomalia nel primo giorno di lavoro potrebbe essere un buon punto di partenza. Per questo avevo segnalato la situazione alla Consolle del Nucleo, un controllo remoto accessibile solo a noi Vigilanti a patto di avere una valida motivazione, pena una visita per nulla amichevole da parte degli Emissari, nomignolo infelice con cui venivano identificati i servizi segreti Imperiali. E, diamine: nel mio caso ciò che avevo intravisto poteva avere ripercussioni catastrofiche! Un’esagerazione, potresti pensare, ma la verità è che non sai nemmeno di cosa ti stia parlando. Segnali elettrici, informazioni in binario, immagini vivide e pulsanti: dimentica ogni nozione informatica che conosci. Infondo, sono passati decenni da quando sfruttavamo simili mezzucci per portare avanti la società. Ormai ogni aspetto del mondo è proiettato in una dimensione virtuale, astratta ed invasiva. Non come Matrix, non fraintendermi. Non si tratta di fantascienza ma di una integrazione capillare con sistemi grandi quanto cellule diffusi mediante aria e l’ausilio di segnali invisibili derivati dalle obsolete tecnologie wireless. Uno dei cardini del Nucleo, facendo riferimento al vanto di un tecnico, minacciato da un disturbo così radicato da essere riuscito ad isolare un intero quartiere. Ecco: questa è la mia anomalia e dal modo repentino con cui sono stato convocato dalla Guardiana posso affermare di averne colto in pieno la pericolosità. Peccato solo per il brusco modo con cui sono stato invitato al colloquio, per usare un eufemismo. Costretto ad abbandonare la mia postazione con la forza, per descrivertelo in maniera più schietta. 

 

Qualche minuto fa un gruppo di Emissari in tenuta da battaglia era giunto per prelevarmi senza troppi fronzoli, scortandomi nei meandri di una torre costruita per somigliare ad un carcere di massima sicurezza. Un circuito di sorveglianza a trecentosessanta gradi, corridoi a chiusura stagna, decine di autenticatori orchestrati dalle autorizzazioni più disparate: queste le misure basilari a cui sottostare solo per entrare nel raggio periferico al Nucleo. Per non parlare dell’ascensore centrale, poi, unico accesso per l’ufficio della Guardiana, proiettato verso il cielo in un affaccio dal quale doveva essere possibile ammirare ogni meandro della capitale. Protetto all’inverosimile con un misto di militari e tecnologie, ma questo suppongo sia superfluo aggiungerlo. Di maggiore interesse era invece quella parte del sistema riservata per gli intrusi, più un arsenale vivente configurato per annichilirli con crudele fantasia, se riesci a cogliere ciò che non voglio descriverti. Per fortuna, non rientravo in questa infausta categoria.

 

Malgrado tutto, il tragitto si era rivelato gradevole e la destinazione ben più che interessante. Per nulla austera ma di questo non avevo dubbi. Ciò che lasciò interdetto era la Guardiana, seduta a gambe incrociate dinanzi ad una scrivania di puro cristallo. Smunta e magrolina, sulla sessantina, folti capelli che le cascavano su spalle infossate, di un grigio cadaverico. Non il massimo della salute eppure l’espressione arcigna del suo volto mi suggeriva il contrario. Arpia, la prima associazione del mio cervello, seguita a ruota da un allarme interiore che mi convinse a prediligere un atteggiamento guardingo.

«Benvenuto, 05673.»

Un benvenuto distopico in grado di enfatizzare il mio essere una matricola ai suoi occhi.

«Piacere di fare la sua conoscenza.»

La mia risposta, seguita da un finto inchino che mi sembrò ben accolto, a giudicare dal sorrisetto sgraziato della Guardiana.

«Il piacere è tutto mio, numero 05673. Ma dimmi: per quale motivo pensi che la tua segnalazione valga il mio tempo?»

«Perché altrimenti non mi avrebbe convocato, suppongo.»

«Ben detto. Brillante, proprio come ti hanno descritto.»

La Guardiana si alzò con una grazia inusuale, scrutandomi da capo a piedi. Il classico esempio di un esame silenzioso dal cui esito dipendeva il mio futuro.

«Ho osservato la tua segnalazione e devo ammetterlo: sono colpita. Nessuna recluta avrebbe avuto il tuo coraggio per non parlare di un tale spirito di osservazione. Davvero sublime.»

«Non credo di meritare simili complimenti, Signora.»

Il sorriso della Guardiana si allargò, mostrandomi una dentatura perfetta sotto uno sguardo vivace ed indecifrabile al tempo stesso.

«Persino modesto. Colpa dell’ingenuità giovanile, un giorno te ne renderai conto. Per quanto riguarda il presente: hai il mio benestare. Conduci pure la tua indagine, vai pure a caccia. Sorprendimi, 05673: Artamis ti apre le porte.»

La Guardiana si voltò, tornando alla poltrona di cristallo. Arrogante e saccente, proprio gli aspetti che più disprezzavo in una persona. Tuttavia, non avevo voce in capitolo per ribellarmi. Un giorno lontano, forse, ma dovevo ancora conquistarmi la mia occasione. Per il momento, molto meglio fare buon viso e cattivo gioco, accettando con allegria quel congedo. D’altronde, si trattava pur sempre di una vittoria. Una recluta al suo primo giorno di lavoro incaricata di condurre un’indagine per conto della Guardiana: non avrei potuto desiderare di meglio, considerando l’implicita promozione al ruolo di “Mastino”.

Rinnovai il mio inchino, voltandomi per tornare all’ufficio nel mio ufficio mentre nei pensieri si delineava una strategia ben precisa: rintracciare quell’anomalia in grado di segnare per sempre il mio destino, speranzoso che un giorno avrei avuto l’opportunità di cambiare qualcosa, magari partendo proprio da quel sistema e la sua oppressività.

Serie: Rivelion: La Guardiana Del Nucleo


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Questo secondo episodio mi ha catapultato nelle atmosfere di Blade Runner e Ghost in the Shell.
    Sei stato molto bravo a ricreare quelle particolari scenografie, fatte di ambientazioni, personaggi e anche passaggi narrativi, che evocano delle immagini inequivocabili.
    Molto bella la scena in cui presenti la Guardiana: sembra quasi di essere lì a guardarla con gli occhi del protagonista.

  2. Un secondo episodio all’altezza del primo!
    Ha quel sapore di “Neuromante” di W. Gibson che invoglia a continuare la lettura. 😸
    Sono curiosa di sapere come il protagonista gestirà la situazione.

  3. Molto ben scritto, distopico ma non troppo. Ecco, questo è il segreto.
    Non come Matrix, ma proprio come Matrix.

    Complimenti per questo bel tocco di ottima scrittura, perfino elegante nei modi, nelle descrizioni.

    Il genere non è il mio eppure più di qualcosa aggancia, trascina: tutti noi siamo alla ricerca di qualcosa.

    Ci ostiniamo a cercarla, siamo sempre a un passo dall’afferrarla ma essa svanisce.

    E, pur in un mondo così dominato dalle macchine, il nostro autore ha già posto l’essere umano al di sopra di tutto: un dialogo breve ma intenso tra la Guardiana e il protagonista. Infine la vera scelta resta a noi, alla specie umana. Come, del resto, la responsabilità.

    E quando il mondo crollerà, forse sarà ancora l’Amore a salvarci.

    Una scrittura fluente, un ottimo spunto.

    1. Grazie mille per il feedback. Ho cercato di discostarmi un pelo dai classici del mondo steampunk, inserendo comunque richiami per non creare una distanza eccessiva nell’immaginario del lettore. Anche se non è il tuo genere, spero che il proseguo possa piacerti!