Jonathan Bull, il salvatore del mondo

Serie: Helena Everblue


La mascella penzoloni, Jonathan non riusciva a togliere lo sguardo dalla statua. «Que..quegli occhi! Io li ho già visti» biascicò.

«Certo, amico! Mi stupirei del contrario. Esiste qualcuno che non abbia visto gli occhi degli Everblue?».

«Everblue?».

Il viso dello storpio s’accartocciò. «Comincio a pensare che tu mi stia prendendo per il sedere».

Jonathan inghiottì rabbia. Lui non prendeva nessuno per il sedere, al massimo li prendeva direttamente per il collo.

«Non so chi siano questi Everblue, e non me ne frega un cazzo!».

«Attento! Potrebbero tagliarti la testa per queste parole».

«Non farmi incazzare, nonno. Ti dico che non so niente».

L’ unica certezza di Jonathan era che lo sguardo spento del titano immobile non rendeva minimamente giustizia all’oscurità celata nelle iridi tempestose di una fanciulla rannicchiata in un angolo polveroso del mercato ittico.

Il vecchio scrollò spalle da scheletro. «Tranquillo amico, non sarò certo io a riferire le tue parole a re Hector».

«Re Hector».

«Sì, mio caro ubriacone! Hector Everblue, sovrano e protettore del regno.» Schiuse le labbra in uno sbuffo faticoso. «Toc toc. É rimasto del sale in questa zucca o è finito tutto in fondo alla bottiglia?».

Jonathan lo afferrò per il bavero della camicia. «A meno che in questo posto merdoso Hector sia un nome da femmina, non credo che sia chi ho visto io!».

Sfumature rossastre avevano cominciato a screziare il volto dello storpio, mentre cercava disperatamente di ingollare ogni sorsata d’aria sfuggita alla morsa di Bull; dal canto suo, quest’ultimo lo avrebbe spedito al Creatore senza troppe remore, ma doveva prima capire in che razza di posto era finito. Spalancò le mani e il vecchio cadde sulle natiche.

«Ahi ahi» si lamentò cercando di tirarsi su aggrappandosi al bastone. «Ma che ti ho fatto?!».

Il toro non rispose.

«Va bene amico, sicuramente tu intendi Helena.» Picchiò un pugno per terra. «Stupida marmocchia capricciosa! L’oscurità sta per invadere il mondo e lei sparisce, ci lascia soli!» Un secondo pugno, e poi un terzo. Serrò le labbra e aggrottò la fronte.

«Come sarebbe a dire sparisce?».

Il vecchio sospirò, forse più per il dolore all’osso sacro. «Sono mesi che nessuno l’hai più vista. Il re è molto anziano e quando morirà…stupida marmocchia capricciosa!».

«Ci senti bene nonno?!» replicò l’ombra difettosa. «Ti ho appena detto che io l’ho vista! So dove si trova».

Gli occhi dello storpio si spalancarono, non blu come il mare in burrasca ma neri come le fosse abissali. In essi Jonathan intravvide paura e diffidenza, forse speranza.

«Quindi mi sai dire dov’è adesso?».

Jonathan sorrise. «A Newcity, naturalmente».

«Ricordi dove si trova Palazzo Everblue?».

«Non è che non ricordo» replicò Jonathan. «Non lo so proprio!».

«Devo essere disperato per credere alle tue parole. Forza allora, muoviamoci».

***

Il toro e lo storpio avanzarono tra il caos e il puzzo della città; formiche all’ombra di palazzi protesi al cielo, sotto lo sguardo della statua bronzea. Salirono su una nave molto diversa dalla Requoll, una sorta di enorme bara galleggiante carica di persone.

«Ho speso parte del mio Reddito di Nazionalità per acquistare i biglietti del Ferry» disse il vecchio. «Spero non averli buttati per nulla».

Jonathan sopportò il disagio. Cominciava a credere che l’essere giunto fin lì non fosse un semplice caso; il pensiero che un’ombra difettosa potesse avere qualche peso in un destino superiore fece accelerare i battiti del suo cuore nero e ringalluzzì il batacchio racchiuso nei pantaloni. 

Una volta scesi da quello che il vecchio aveva chiamato Ferry, ripresero il cammino. Il rumore assordante di quel mondo di mattoni e acciaio cominciò ad affievolirsi, non si spense del tutto ma venne sostituito dallo scroscio di cascate nascoste. 

Si fermarono di fronte a un palazzo, un insieme di muri bianchissimi ed enormi vetrate che riflettevano i raggi solari in giochi di luce tra il blu più scuro e l’azzurro più tenue. Un giardino arricchito da meravigliose fontane zampillanti circondava l’edificio.

«Il re dovrebbe essere una persona importante!» affermò Jonathan.

«Lo è».

«Non vedo guardie…a meno che siano ben nascoste».

Il vecchio rise. «Nessuna guardia, amico. Hector Everblue è il solo motivo che impedisce all’oscurità di dilagare! Nessuno oserebbe fargli del male.» Si fece il segno della croce e Jonathan lo apostrofò con una smorfia disgustata.

«Come certamente saprai, questo è un luogo sacro. Moltissimi anni fa migliaia di uomini e di donne hanno dato la vita perché tutti noi fossimo liberi. Dovresti portare rispetto, amico».

Nonostante la sporcizia del suo cuore, Jonathan Bull abbassò il capo.

Lo storpio terminò la preghiera. «Attendi qui, intanto che vado a informare del tuo arrivo» gli disse.

Non dovette attendere molto; meno di mezz’ora più tardi, Geremia fu di ritorno.

«Tutto apposto, la dama ha accettato di riceverti».

«La dama?! E tu non vieni?».

«Con il mal di culo che ho, è già tanto che sia arrivato fin qui».

Jonathan non si perse in parole inutili; più si avvicinava al palazzo, più la sua maestosità lo faceva sentire piccolo.

«Amico!» La voce dello storpio lo raggiunse da dietro le spalle. «Mi auguro che tu sappia davvero dove si trova Helena. Dalla tua sincerità dipende la salvezza di tutti noi».

Si limitò ad alzare un braccio in un misto tra un saluto e un vaffanculo. Non capiva nulla e il non capire eccitava la sua curiosità (e il batacchio rispondeva grato). 

Dovette percorrere parecchi metri prima di giungere davanti all’ingresso del palazzo. Bussò a un portone dall’aspetto massiccio. Un cigolio prolungato annunciò l’apertura di Palazzo Everblue al possente toro, all’ombra difettosa.

«Benvenuto» gli disse una voce femminile. «Sei veramente colui che ci aiuterà a salvare il mondo?».

Jonathan sfiorò con lo sguardo ogni singola curva della figura che lo aveva accolto. Il corpo scultoreo, le gambe lunghissime e le braccia nervose. Il viso, dalla forma vagamente allungata, deturpato da una benda che ricopriva l’occhio sinistro. Una perfetta dama nera. 

Serie: Helena Everblue


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Discussioni

  1. Una perfetta dama nera! La cosa qua si fa mooolto epica! L’espressione, il quasi sgomento di Bull man mano che avanza in questa inaspettata New York, vale già la lettura! Proseguo immediatamente. 🙂

  2. Ciao Dario, a questo punto mi viene il dubbio che Bull abbia proposto alla Dama Nera una verità alquanto sfalsata. Prova ne è quanto accadrà da qui a poco. Se non ho inteso male, la terza stagione prenderà il via da dove è terminata la seconda. In questa parecchi nodi sono venuti al pettine, molti misteri che hai abilmente seminato nella prima sono venuti alla luce. Che dire, poi, di questa New York? Attendo l’incontro di Bull e il Re, credo ne vedremo delle belle! ;D
    P.s. mi aspetto che Bull sia nominato Ser…

    1. Carissima @micol-fusca , credo che Bull saprà approfittare della situazione. Le ombre difettose hanno molti assi nella manica. È vero Micol, la terza stagione partirà dal finale della prima. A quel punto avremo quasi tutte le risposte e sarò libero di dare sfogo alla vera oscurità di questa serie.😄

  3. La maledetta Dama Nera è tornata.
    La tua storia ha preso un risvolto molto molto interessante, è un piacere leggerla.
    Bella la nuova ambientazione della New York parallela, voglio proprio capire cosa accadrà

  4. Episodio estremamente godibile, la curiosità di Bull si trasmette per osmosi al lettore, spiazzato da questo mondo totalmente differente da quello a cui ci hai abituati, ed ogni riga viene divorata alla ricerca di risposte!