Joy

Serie: Il Branco

Joy aveva conquistato la libertà muovendosi in fretta, senza una meta precisa, sopprimendo chi gli si faceva contro. Prima di uscire dalla struttura sotterranea era riuscito a recuperare degli abiti dall’armadietto di uno dei dipendenti. Erano corti, stretti sulle spalle, vi si era adattato grazie alla magrezza. Aveva indossato un paio di anfibi della giusta misura rubandoli a un soldato morto e un giaccone con cappuccio: il pelo che lo foderava puzzava. Dopo aver infilato una decina di flaconi di Kurpix nella tasca destra aveva raggiunto l’uscita di sicurezza.

La città lo aveva accolto in un’esplosione di sensazioni. Aveva spalancato occhi, naso, orecchie: una pioggia di fuochi d’artificio. Aveva sollevato lo sguardo verso il cielo. Ogni freddo lemma impiantato nel suo cervello aveva perso di significato confrontato a quella magnificenza. Uomo avrebbe detto “una meraviglia”. Troppi stimoli. Troppo eccitato, troppo spaventato. Una sensazione cui non sapeva dare nome lo rimescolava.

Quando aveva abbassato il volto aveva incontrato quello di un bambino. Il piccolo era turbato, era riuscito a “sentirlo” chiaramente. Si era visto con i suoi occhi. Uno spilungone cui pendevano addosso gli abiti: i jeans gli lasciavano scoperti i polpacci, le maniche del giaccone non arrivavano ai polsi. Gli occhi iniettati di sangue. L’odore del bambino era buono, innocente. Si era allontanato.

Aveva seguito ogni odore fino a trovare quello giusto: disperazione, abbruttimento. Si era inoltrato nei bassifondi senza sapere cosa avrebbe trovato, cercando un angolo di mondo dove la sua presenza non avrebbe destato interesse. Si era sbagliato. Era caduto nella tana del Lupo ancor prima del sorgere del sole.

Non aveva avuto il tempo di cambiare direzione. Era stato circondato dalla gang non appena messo piede nel loro territorio e gli era stato impossibile evitare lo scontro fisico. Aveva strappato a morsi l’orecchio del primo che si era buttato su di lui. Lo aveva masticato e ingoiato.

I compagni si erano fermati come colpiti da un’allucinazione, mettendo spazio fra loro e il giovane pazzo che avevano creduto strafatto di crack. Lupo si era fatto avanti osservandolo con attenzione.

“Lavati i denti ragazzino. L’igiene orale è importante, ricordalo sempre.”

Si era fermato con loro per qualche tempo, rubato spazzolino e dentifricio in un minimarket. Lupo e i compagni vivevano di espedienti, non erano brave persone, ma conoscerli gli concesse di allargare la sua visione. Gli umani non erano tutti uguali, erano più complessi di quanto aveva pensato. Aveva imparato molto sugli appetiti della carne e quelli della mente.

Riusciva a trovare di che cibarsi nei vicoli, corpi di disperati che nessuno avrebbe mai reclamato. Senza alcuna speranza, soli nell’universo. Sebbene non amasse il sapore della carne “morta” vi si era adattato. Seguiva l’odore dei defunti lasciando che la fame lo guidasse.

Necrofago: animale che si nutre di carogne.

Si era separato dalla gang non appena i Daemon avevano invaso le strade di New York.

L’anarchia gli aveva concesso la possibilità di vagare senza alcuna limitazione. Non aveva timore nell’attraversare le vie deserte: i Daemon lo rifuggivano come la peste, i mangiauomini cambiavano strada non appena mostrava loro la dentatura da squalo e mutava consistenza delle unghie fino a farle diventare artigli taglienti. La trasmutazione gli costava dolore, vi ricorreva solo se necessario. Riusciva a mantenere un’altra forma solo per un paio d’ore dopo di che le istruzioni iscritte nel suo dna prendevano il sopravvento.

Per la prima volta aveva goduto di piena libertà e aveva scoperto che la solitudine non gli dispiaceva. I mangiauomini erano schizzinosi, lasciavano da parte le frattaglie e i tessuti molli delle loro vittime: il cibo non mancava. Gli edifici deserti gli offrivano stimoli continui, le gallerie d’arte erano le sue preferite. Spesso prelevava delle cartoline ricordo dagli shop dedicati ai souvenir. Le conservava nella borsa di plastica che trascinava con sé, assieme ad un paio di confezioni di matite colorate e al necessario per lavarsi i denti. Vi aveva infilato anche i flaconi di Kurpix augurandosi di non averne bisogno.

Aveva incontrato Patrick in uno dei rari momenti in cui si era seduto per riordinare le idee e decidere la meta successiva. Mentre l’umano si avvicinava aveva percepito lo stesso odore che aveva sentito addosso al bambino. La crudeltà gli era sconosciuta. Aveva deciso di attenderlo sul ponte, incuriosito. Lo aveva seguito perché qualcosa dentro di lui lo aveva spinto a fidarsi.

Si era svuotato di tutto, sentendo terrore e sollievo. Patrick si era limitato a fissarlo negli occhi e pronunciare poche parole .

“ È un bel nome”

Aveva fissato l’umano, confuso.

“Joy. È un bel nome.”

Lo aveva sentito molte volte fra le labbra di Uomo: era il nome di suo figlio.

Joy: gioia. Voleva, disperatamente, dare un colore alla gioia.

Dopo un paio di mesi trascorsi con Patrick iniziava a comprenderne il significato.

« Sta per arrivare il maltempo. »

Patrick sollevò lo sguardo al cielo ingannevolmente terso: sapeva che Joy era sensibile a ogni variazione di temperatura e pressione atmosferica.

« Una perturbazione importante, pioverà per almeno una settimana. Dobbiamo trovare un rifugio. »

« D’accordo. » Patrick esaminò gli edifici che li circondavano, cercando un luogo sicuro. Lo individuò in un hotel poco lontano: una decisione poco saggia, da pazzi, ma tanto valeva chiudersi in un luogo piacevole. Joy non aveva percepito l’odore cannibali nelle vicinanze. « Quello » puntò il dito in direzione del Ritz.

Joy osservò l’edificio, studiando le vetrate panoramiche. Non gli sarebbe dispiaciuto volgere lo sguardo alla baia da quell’altezza.

« Troveremo qualcosa da bere nei minibar. Gli ascensori sono fuori servizio, i cannibali sono troppo pigri per salire le scale fino agli ultimi piani per due miseri bocconcini: bloccheremo le uscite di un’ala per averne il controllo. L’esterno non offre punti d’appiglio. Nessuna scala di emergenza. In caso di necessità utilizzeremo gli scivoli per la biancheria: facile scendere, difficile salire. »

« Volendo trovare il pelo nell’uovo, io potrei. »

Patrick sospirò, prendendo lo zaino che aveva posato a terra. Lo buttò di traverso su una spalla. « Forza, Wolverine, dubito ci siano altri come te nelle vicinanze. »

« Wolverine avrebbe bisogno di una dieta. » Joy lo mugugnò a bassa voce. Patrick gli aveva regalato un fumetto vintage un paio di settimane prima. « Non riuscirebbe a infilare nel condotto nemmeno la testa. »

Seguì il suo l’esempio prendendo lo zaino in cui aveva trasferito il contenuto del sacchetto di plastica. Cercò di recuperare il buonumore deciso a non gravare sullo stato d’animo dell’umano: era contento di vederlo sorridere. Dopo quanto era accaduto a Central Park avevano deciso di unire definitivamente le loro strade e cercare altri sopravvissuti. Patrick sperava di incontrare i tre che aveva aiutato a fuggire dai mangiauomini. Joy non aveva argomentato, potevano essere già morti, offrendogli appoggio.

Pochi passi e si fermò afferrando la spalla dell’ex soldato con forza: una pressione maggiore gli avrebbe permesso di slogarla. Tolse vigore, sollevando gli occhi per chiedergli perdono. Lo sguardo di Patrick si era fatto vigile, la mano era corsa al tomahawk.

«  Cannibali? »

« No. » Joy scosse la testa, lentamente. «  Un gruppo, tre Daemon e due umani. Sono nell’atrio dell’hotel, arrivati da poco. Percepisco la stanchezza della donna umana. Attende un figlio. »

« Prigionieri? »

« Il loro odore è compatto, sono compagni di viaggio. I Daemon sono in allerta, mi hanno individuato da parecchie miglia: il loro olfatto è più sviluppato del mio. Non hanno cambiato strada perché hanno sentito il tuo, in qualche modo li ha rassicurati. È un odore buono, sanno che non hanno nulla da temere da te. Sei una brava persona. »

« Lo sei anche tu. »

Joy non avrebbe detto lo stesso. Si sforzò di sorridere. « Ci stanno aspettando. »

Prima di avanzare presero un respiro profondo, sapendo che oltre quelle porte tutto sarebbe cambiato.

Si conclude qui la Prima Stagione de Il Branco. Sono felice di aver condiviso il mio mondo con voi, vi ringrazio per l’appoggio e il consenso che mi avete manifestato.

Per ora il Branco si concede il giusto riposo al Ritz per qualche mese, in attesa di riprendere il cammino e incrociare quello di altri personaggi: il trio mal assortito, l’Elfide femmina e il silenzioso Daemon ramingo che nasconde un segreto.

Perché i gatti? Molti lo sanno. Diciamo che in mancanza di draghi, mi sono autoproclamata la Madre dei Gatti.

Ah… vi attendo qui la prossima settimana ho in serbo una sorpresa…

Serie: Il Branco
  • Episodio 1: Funerale Vichingo
  • Episodio 2: No
  • Episodio 3: Drago
  • Episodio 4: Maiale mangia Maiale
  • Episodio 5: Il Signore delle Mosche
  • Episodio 6: Falco
  • Episodio 7: Redenzione
  • Episodio 8: Punto Zero
  • Episodio 9: 973127
  • Episodio 10: Joy
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Sci-Fi

    Commenti

    1. Alessandro Ricci

      Eccomi all’ultimo capitolo, per fortuna che Joy e Falco non riusciranno a farmi sentire la loro mancanza perchè posso iniziare subito la seconda stagione.
      Bravissima Micol per il mondo che hai creato, le razze e la società deviata che fanno da sfondo al branco, ho sempre amato i gruppi eterogenei e combattivi.
      10 punti in più per aver citato Wolverine

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Alessandro, Wolverine è immortale! (quasi quanto Hugh Jackman) Sono contenta che questa prima stagione ti sia piaciuta, come ho già detto la seconda procede a rilento ma rimedierò 😀

      1. Micol Fusca Post author

        Nella seconda stagione Patrick e Joy si uniranno al gruppo di Kato e partiranno alla ricerca di nuovi superstiti. Il primo episodio è dedicato ad un personaggio che incontreranno solo alla fine della serie e che li condurrà nell’ambientazione de Il DIo Solo.

    2. Antonino Trovato

      Ciao Micol, perdonami se non ho commentato ogni episodio, ma di fatto ho letto la seria tutta d’un fiato non appena ho visto che hai pubblicato il primo episodio della seconda stagione, ma dico, si fa così, senza preavviso?😂😂, va beh, perdonata. Per quanto riguarda la serie, si integra perfettamente con quanto narrato ne Il Dio Solo, con grande cura dei dettagli in ogni singolo aspetto, descrivendo alla grande i gruppi in contrasto. Poi hai virato su Joy in maniera prepotente, e immagino che lo incontrerò nuovamente assieme a Nephel, che invece qui si è eclissato, ma con ragione, visto il suo ruolo nella serie parallela. Ho adorato in particolare il primo e il nono episodio, ma tutto il Branco è coinvolgente, grazie alla tua inconfondibile penna! Ci ritroviamo alla seconda stagione😁!

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Tonino, spero tu non abbia fatto indigestione 😅. Come hai intuito in questa serie Nephel ha un ruolo marginale, ma si scopriranno le circostanze che l’hanno portato a New York. Nephel e 27 si incontreranno solo quando il branco arriverà in biblioteca. Nella seconda serie incontreremo il terzetto umano (Juana, James e Roger), Nimea e Anuk.

      1. Micol Fusca Post author

        Grazie a te per avermi accompagnato fino a qui. Spero di essere riuscita a dare un volto al branco, a renderle i suoi componenti “umani” nella loro imperfezione.