La Berlino perfetta

Udo aveva sempre guardato Berlino dal tram, qualche volta dal balcone del suo condominio o dalle finestre della facoltà di filosofia. Aveva sempre notato le differenze fra il settore occidentale e quello orientale. Se quello spartito tra americani, britannici e francesi era pieno di pubblicità e tutto era in perenne evoluzione, o meglio ricostruzione, quello dove c’erano i colbacchi e i vopos era in rovina. Non che fossero rovine diroccate, ma il comunismo dava di che vivere a sufficienza e questo bastava. Ma se ai cittadini Berlino Ovest non bastava, neppure tanti di Berlino Est si accontentavano e perciò molti scappavano a occidente.

Udo scuoteva sempre la testa. Se il sistema del socialismo reale era imperfetto e i suoi difetti erano palesi, il sistema capitalistico era un regalo ben confezionato ma che celava un sistema pieno di errori. In tutta sincerità, Udo, amava raccontare che nessuno dei due sistemi che divideva Berlino, e così il mondo, era fautore del bene supremo.

Udo faceva lunghe chiacchierate con Gottwald via telefono. Parlavano di quel che Gottwald vedeva a Berlino Est. Pure lui non era contento di come andavano le cose oltre la Porta di Brandeburgo, ma cercava di stringere i denti. Da quando ognuno aveva preso una casa propria, dopo aver lasciato quella di famiglia lì a Neukölln, non avevano smesso di sentirsi, perché oltre a essere fratelli erano gemelli, e perciò avevano un legame indissolubile.

Dopo molti mesi di chiacchiere, a Udo era venuta un’idea e dopo averla sentita Gottwald aveva detto: — Pure a me è venuta in mente la stessa idea.

In quei giorni di agosto, con la città semivuota per le ferie, Udo e Gottwald si riunirono con alcuni loro amici al centro di Berlino, presero un appartamento e apposero un cartello che recava scritto: Berlino perfetta.

Molti si fermavano a chiedere cosa fosse, e se non erano Udo o Gottwald a rispondere, ci pensava uno dei loro amici. — I sistemi che governano la città e che la dividono sono imperfetti perché l’uno è antitetico all’altro. Noi vogliamo unire i due sistemi e creare da questa unione un mondo perfetto, la cui capitale è questa terza Berlino, la Berlino perfetta.

Molti andavano via scuotendo la testa, ma alcuni si interessarono e quella comune diventò a poco a poco più grande e più numerosa.

Il terzo giorno di esistenza tutti si svegliarono per il rombo di quelli che dovevano essere macchinari.

Udo, suo fratello e i loro compagni di avventura videro bulldozer e squadre di lavoro della Repubblica Democratica Tedesca. Stavano scavando, stavano incidendo l’asfalto, ma non per costruire un palazzo, bensì qualcosa di lungo e lineare.

Di lì a poco un ufficiale della Volks Polizei bussò. — Dovete sfollare. La barriera di protezione antifascista deve passare di qua. Questo edificio deve essere abbattuto.

— Spiacente, compagno, ma noi qui non siamo né fascisti né antifascisti, e se per questo né comunisti o anticomunisti. Noi siamo della Berlino perfetta e non ci interessano queste cose — disse Udo.

L’ufficiale socchiuse gli occhi. Era evidente che non capiva. Allora Udo gli chiuse la porta in faccia.

Di lì a poco la barriera di protezione antifascista fu innalzata e circondò la Berlino perfetta. La comune rimase lì, isolata dal mondo, perché il governo della RDT non ne voleva sapere, ma neppure quello di Bonn. I ragazzi della Berlino perfetta sopravvissero per tutti quegli anni e i turisti gli facevano le foto perché erano parte del folclore della città.

Quando decenni dopo la barriera di protezione antifascista fu abbattuta e si assistette alla riunificazione delle due Germanie, Udo si arrabbiò. — C’è anche la Berlino perfetta, la terza Germania!

Gottwald fu più calmo. — Fa niente. La Berlino perfetta sopravvivrà. Alla salute, fratello!

Anche gli altri ragazzi della Berlino perfetta, ormai avanti con gli anni, brindarono.

La Berlino perfetta è ancora lì.

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Discussioni

    1. Già! L’idea di questo racconto risale alle superiori, ma l’ho scritto solo l’anno scorso. Ricordo che il fidanzato di una mia compagna di classe si offese quando gli parlai di questa idea

  1. “In tutta sincerità, Udo, amava raccontare che nessuno dei due sistemi che divideva Berlino, e così il mondo, era fautore del bene supremo.”
    sono perfettamente d’accordo con Udo

    1. Già! L’idea di questo racconto risale alle superiori, ma l’ho scritto solo l’anno scorso. Ricordo che il fidanzato di una mia compagna di classe si offese quando gli parlai di questa idea

    1. Grazie! Questa storia ce l’avevo in mente da tipo dal 2006 e l’ho scritta il 29 febbraio dell’anno scorso.