La caduta

Serie: La maledizione della scrittura

Hai incominciato a bere, per annegare le tue frustrazioni e la paura di essere presto dimenticato.

In pochi mesi, ti sei trasformato nell’ombra di te stesso. E naturalmente sono nati i primi attriti con la tua compagna. Avevi perso la voglia di uscire, vedere gente, e pretendevi che lei assecondasse le tue insicurezze  Ma lei non era tua moglie, e dopo aver tentato per mesi di farti uscire da quell’apatia in cui  eri caduto, decise di abbandonarti al tuo destino con un sms. Fu così che rimanesti solo, e incapace di reagire, scivolasti in un profondo oblio.  Passavi le giornate a bere e a dormire, perdendo la cognizione del tempo. D’estate a volte uscivi di casa immerso nei tuoi pensieri, e camminavi in una Torino ancora dormiente senza badare a dove andavi. A volte, spossato dai pensieri e dalla fatica, ti addormentavi sopra qualche panchina di un parco o sotto qualche portico, senza ricordare nemmeno come ci fossi arrivato.

Ormai eri solo più l’ombra di te stesso. La tua ossessione e il tuo unico pensiero era ritornare a scrivere. Avevi pure provato a farlo. Passavi giornate intere a scrivere decine di incipit per un nuovo romanzo, ma nulla di quello che scrivevi ti appassionava, e rileggendoli, li trovavi tutti  rivoltanti. Poi il fondo l’hai toccato quando un giorno, alla tua porta, si presentò un ufficiale giudiziario con un ingiunzione di sfratto. Non riuscivi a capire cosa stesse accadendo. Avevi persino implorato l’ufficiale affinché rinviasse lo sfratto di qualche tempo, perché avresti pagato il tuo debito. Non ricordavi nemmeno più che avevi dilapidato il tuo patrimonio in meno di otto anni, arrivando persino a indebitarti.

Disperato, ti sei recato dalla tua casa editrice implorando un anticipo, adducendo che stavi scrivendo un libro che avrebbe bissato il successo del precedente. Te lo accordarono per un libro che non avresti mai scritto. Nemmeno la necessità riusciva ad aguzzare il tuo ingegno. E così arrivasti sull’orlo di un precipizio. Ti portarono via la casa, e venisti trascinato in tribunale dalla tua casa editrice per inadempienza.

Non tutto il male però, viene per nuocere. Alla fine il Giudice ha avuto pena di te, e il tuo editore ti ha accordato un lavoro come editor.

Certo un bel colpo per il tuo ego. Ancora oggi fatichi ad accettare la nuova realtà. Ma in fondo poteva andarti peggio.

Adesso vivi in un piccolo alloggio arredato nell’hinterland di Torino. Non un granché, ma pur sempre qualcosa. Almeno ora cominci a comprendere che forse, non valeva la pena di sacrificare tutto quello che avevi, per un qualcosa di effimero. Il successo va e viene , ma l’amore, quello vero, quello non lo scalfisce nemmeno il tempo. Ora non ti rimane che tentare di recuperare il rapporto con tua figlia, e magari anche con tua moglie. E ritieniti fortunato; non tutti sopravvivono alla maledizione della scrittura, quella febbre di onnipotenza che ha portato alla perdizione e all’infelicità molti autori e poeti.

Hai davanti a te una nuova storia da scrivere: quella della tua vita, e soltanto tu hai il potere di deciderne il finale, nessun altro lo può fare al posto tuo. A te la scelta.

Buona fortuna … la tua coscienza.

Serie: La maledizione della scrittura
  • Episodio 1: Ossessione
  • Episodio 2: La caduta
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

    Letture correlate

    Discussioni

    1. Confermo le sensazioni provate leggendo il primo episodio. Non è tanto la morale o la trama che lo rendono particolare (pur essendo degne di nota) ma lo stile spietato e amaro della narrazione. È un modo di raccontare che genera un’empatia immediata verso il protagonista, la stessa evocata da @alessandroricci quando ci fa notare che è facile immedesimarsi nei tuoi racconti e, di conseguenza, nei tuoi personaggi. A presto.

      1. Grazie Tiziano, le tue parole mi gratificano molto.
        A presto.

    2. Claudio, anche con questo episodio mi è piaciuto e mi hai fatto sussultare… Non sempre finisce così, quando con la scrittura hai un po’ di successo, vero? Non farmi preoccupare, per favore.

    3. Ciao Claudio, credo che questa “lettera” scritta dalla coscienza di quest’uomo possa andar bene per qualsiasi delirio d’onnipotenza, non solo per quanto riguarda il mondo della scrittura, ma anche per altre forme artistiche. Credo che la creatività possa fiorire soltanto in una realtà sana, legata alle cose che più ti fanno sentire bene, e purtroppo, i famosi blocchi dello scrittore sono assai frequenti. Questo racconto, nel suo complesso, è una perfetta metafora di come il successo, in generale, sia effimero se non continui a sfornare lavori, e in ogni caso può abbandonarti comunque, perché dopo un best seller può giungere un flop inaspettato. L’unica garanzia che ci rimane sono gli affetti delle persone care: queste sono cose che bisognerebbe tenersi stretti, proprio perché le uniche in grado di sostenerci sempre, nel bene e nel male. Il tuo protagonista è stato fortunato, ma in fondo la vita non è solo un posto per persone cattive e tutti noi abbiamo diritto ad una seconda possibilità. I tuoi, più che dei racconti, sono dei perfetti esempi o spaccati di vita che regalano ogni volta mille spunti per poter riflettere. E da lettore te ne sono grato. Un caro saluto, alla prossima!

      1. Ciao Antonino, in effetti sono spaccati di vita volti a far riflettere, in tempi in cui, l’unica cosa che importa è apparire o soddisfare il proprio ego. Un individualismo sfrenato che ci sta facendo diventare freddi come le macchine che produciamo. In effetti questo vale per tutto il nostro tessuto sociale. Non dovremmo mai dimenticare che abbiamo sempre bisogno dell’altro e che gli affetti più cari, come i rapporti con gli altri e il rispetto, sono le basi per una società migliore.

    4. Mi aspettavo una luca in fondo all’anima, per fortuna è arrivata per il protagonista, visto l’immedesimazione che creano i tuoi racconti, il tuo finale ci ha salvato tutti.

      1. Ciao Alessadro, in effetti c’è sempre uma seconda possibilità. Nella vita capitano momenti bui che possiamo superare con l’aiuto degli altri, perché nessuno basta a se stesso. I miei racconti sono spaccati di vita, a volte vissuti, che mi hanno insegnato quanto siano importanti gli affetti più veri. Le soddisfazioni personali sono nulla, se non hai qualcuno con cui condividerli. Confucio diceva: anche una piuma sollevata in due è più leggera. Un caro saluto.

    5. Ciao Micol, in effetti questo era il messaggio che volevo far passare. Capita spesso che voler realizzare un obiettivo, diventa una vera ossessione che fa perdere di vista le cose importanti della vita, rovinando la propria e anche quella di chi ci sta vicino.
      Un abbraccio.

    6. Ciao Massimo, come sempre lasci spazio alla speranza. Ed è un bene, perché come recita il vecchio detto deve essere l’ultima a “morire”. La scrittura è una “droga” in grado di portarci al di fuori del mondo, nel bene e nel male. Come un buon bicchiere di vino, se assaporato a tavola può arricchire il pasto: farne un compagno di vita ti soffoca e fa perdere la prospettiva. E’ un difficile equilibrio che a volte sfora in un’ossessione: non sempre l’alienazione è un’alleata contro i guai della vita. A volte, può portare alla rovina.