La camiciata

«Dammi un po’ di acqua».

«Non hai capito, allora!».

«È per pulirmi, non per bere. Non vedi quanto sono sporco!».

Era un tipo malvagio. «Continui a non capire. L’acqua non si usa affatto, è a uso esclusivo dei nobili».

«Nobili maledetti! Dammi l’acqua» lo minacciò con lo stocco.

«Ehi, giovane, spegni i bollenti spiriti» intervenne una voce.

Tutti e due si misero sull’attenti. «Signore» dissero all’unisono.

Il condottiero sorrise per un attimo. «Tu, topo di fogna, va’ a fare i tuoi soliti interessi».

Il vivandiere obbedì.

Rimase Paperone, davanti all’ufficiale.

Il comandante sorrideva sotto ai baffetti. «Mi pare tu abbia molta voglia di combattere».

E di bere, avrebbe sottolineato Paperone, ma non voleva visitare la sala delle torture. «Avete ragione».

«Perfetto. Indossa quel panno sopra l’armatura e seguimi».

Obbedì. Mentre indossava la camicia, si chiese cosa volesse fare di lui il comandante.

Si fermarono di fronte a una piccola truppa: tutti in armatura, che se la stavano coprendo allo stesso modo.

«State pronti per la camiciata» borbottò il condottiero.

«Pronti per la camiciata» reagirono.

Paperone era perplesso. «Cos’è questa roba?» fermò quello che gli sembrava il più educato.

«Non hai capito niente!».

Sembrava il più educato.

L’uomo continuò. «Sei una recluta».

Paperone si risentì. «Non è vero!». Tuttavia il tipo aveva ragione, era vero.

«Vieni con noi, fra poco vedrai cosa stiamo per fare».

Come una truppa dell’Africa, si insinuarono nella vegetazione più fitta, a schiena piegata, guardavano dappertutto.

Poco distanti c’erano i picchieri svizzeri. Cantavano qualcosa di osceno, cucinavano un cinghiale sul fuoco, non sapevano che qualcuno di malevolo li stava fissando.

Adesso Paperone aveva capito tutto: la “camiciata”, era perché le camicie – o meglio i panni sporchi che indossavano – servivano a…

«All’attacco!». Il condottiereo uscì allo scoperto, con lui il resto della truppa.

Calarono addosso agli svizzeri, uno di loro cadde sul fuoco spegnendolo, gli altri corsero alle picche, ma le spade dei commilitoni di Paperone le spezzarono e lui stesso si unì alla festa di sangue che avevano organizzato: niente male per un ragazzo con il nome che evocava un papero.

Gli svizzeri erano dei vigliacchi: fuggirono.

La piccola truppa accennò una danza di guerra, ma il comandante li rimproverò: «State pronti al prossimo attacco».

Paperone si sbarazzò del panno, adesso sporco di sangue e non solo di chissà quale cosa c’era prima, e si preparò al combattimento: stavolta la camicia non sarebbe più servita a nascondersi. Rimaneva sporco, anche se prima aveva voluto dell’acqua: era sporco dentro.

Gli svizzeri tornarono.

Paperone li accolse con una risata.

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Discussioni

    1. Grazie Cristiana! Sì, diciamo che la camiciata era uno stratagemma per mimetizzarsi quando ancora non esistevano le tute mimetiche (credo che i primi furono i britannici, in una guerra contro i boeri, che abbandonarono per primi la giubba rossa in favore di una divisa cachi)!

    1. Wow, ti ringrazio! L’idea mi è venuta leggendo “Gargantua e Pantagruele”, un libro pieno di riferimenti al tardo medioevo e al Rinascimento, fra i quali la camiciata a cui ho dedicato il racconto