La cena – 1

Serie: L'eredità di Giacomo


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Escursione e pranzo al rifugio Trivena, nuove e simpatiche amicizie

Mentre Marta, sotto, la doccia lavava via stanchezza e sudore e noi aspettavamo il nostro turno per fare altrettanto, tornai a raccomandare a Jűrgen la massima delicatezza nel proporre, a Marisa e Piero, il farmaco che li avrebbe aiutati a rendere reale quel proposito che consideravano, ormai, un desiderio irrealizzabile.

«Thomas, mi stai stressando con questa tua continua preoccupazione. Lascia fare a me. Ho già affrontato questa situazione e nessuno si è mai lamentato del mio operato, anzi, gli attestati di gratitudine e stima ricevuti sono tra le emozioni più vivide e sincere che abbia mai provato.»

«Mi preoccupa che possano non crederci, che lo rifiutino o che, addirittura, siano feriti da ciò che proporrai. E mi disturba quel fastidioso pensiero che possiamo creare un’illusione poi smentita dai fatti.»

«Ecco, ti preoccupi troppo. Funzionerà! E ora lascia che vada a ripulirmi e smettila di assillarmi.»

La cena fu una festa per le papille gustative. Piero aveva dato il meglio di sé e, mentre mangiavamo quel meraviglioso piatto unico, composto da polenta, cervo (ovviamente ucciso da lui, con il dovuto rispetto), funghi freschi e crauti, lui ci impartì una vera e propria lezione sui vari tipi di polenta, che si differenziavano sia per l’uso di diverse farine che per quello di altri ingredienti che ne arricchivano il gusto. Quel piatto, tipico dell’arco alpino, aveva nomi che variavano a seconda delle zone, ma, grosso modo, il risultato era simile: un cibo nato povero, come sostitutivo del pane, ma che, nel tempo, aveva acquisito aromi e sapori tali da renderlo sempre più gradevole, tanto da arrivare nei menù di prestigiosi ristoranti. Quella che Piero aveva cucinato per noi era chiamata “carbonera”, una variante della “concia”, tipica di Piemonte e Val d’Aosta, ma anche del bergamasco dove, con minime differenze, prendeva il nome di “taragna”; la carbonera si distingueva dalle altre perché, oltre a formaggi e burro della zona, veniva aggiunta abbondante salamella fresca. Ne risultava un piatto unico, corposo e saporito. Se poi, come servito da Piero, si accompagnava a selvaggina, funghi e crauti, rendeva superfluo qualsiasi antipasto.

«Il cervo che avete mangiato l’ho ucciso io―»

«Con il dovuto rispetto.» lo anticipai ridendo.

«Non prendermi in giro!» protestò, con una smorfia feroce.

«Ma non ti prendo in giro, è che mi diverte questa tua formula. Però dovresti stare attento perché la usi ogni volta che reciti il menù ai tuoi clienti e, se qualcuno fa i conti della selvaggina che hai ucciso, con il dovuto rispetto, potrebbero ritirarti la licenza di caccia.» Piero restò un attimo interdetto, poi concluse con sufficienza: «Hai anche ragione, ma ormai è parte essenziale nella presentazione del menù. Se la eliminassi i clienti storici resterebbero perplessi e penserebbero a un calo improvviso delle mie capacità venatorie, mentre ai turisti di passaggio toglierei l’illusione di un piatto assolutamente rustico. Mica posso dire che la selvaggina viene dall’Est: vedono i trofei appesi, mi credono e sono contenti. Ma poi, dimmi, chi mai potrebbe sindacare sull’operato del Re della Valle?»

Jűrgen approfittò del momento di ilarità per posare la boccetta sul tavolo.

Provai, invano, a reprimere quell’ansia che, come una morsa, stringeva il mio stomaco.

Il dottore cercò, con un leggero colpo di tosse, l’attenzione di Marisa e, trovati i suoi occhi, cominciò a parlare con voce pacata e suadente.

«Thomas tempo fa mi ha parlato del problema che addolora te e Piero impedendovi di essere felici. Se me lo permettete, vi proporrò qualcosa che vi aiuterà, cambiando radicalmente, e in meglio, la vostra vita.»

Prese la boccetta e la mostrò: tutti gli sguardi seguirono il movimento della sua mano e i loro visi, da distesi ed allegri che erano, si fecero tirati e seri. Ero talmente agitato che non fui costretto a fingere.

«È un farmaco che arriva da un mondo lontano anni luce, da una civiltà molto più evoluta della nostra.»

Lo aveva detto!

Il vino che stavo sorseggiando mi andò di traverso.

Tutti lo guardavamo come si guarda un pazzo e lui ci rassicurò con un sorriso disarmante. «Volevo sdrammatizzare, ma vedo, da come mi fissate, che non ci sono riuscito. State tranquilli, è un farmaco studiato e testato da decine di ospedali e laboratori sparsi per il mondo. È un medicinale che ha dato risultati stupefacenti, senza alcun effetto collaterale e senza nessuna controindicazione, neanche una semplice allergia. Nessun riscontro negativo nei test di laboratorio su cavie, terminati dodici anni fa, e nemmeno nei dieci anni di sperimentazione su volontari umani.»

Ammirai come il dottore aveva aggirato i diversi ostacoli: era riuscito a ottenere la loro attenzione con quella che sembrava una sparata demenziale e che era invece la verità. Un piccolo brillante stratagemma che gli aveva permesso di non ricorrere a bugie.

«Da quello che dici è miracoloso» intervenne Piero «ma com’è che non ne ho mai sentito parlare e non è ancora pubblicizzato e commercializzato?»

«Non c’è nulla di miracoloso in questo farmaco, solo scienza. È il frutto dell’intuito di ottime menti e di profondi e lunghi studi sulla natura del corpo umano. Se non è ancora a disposizione di tutti è perché il cartello farmaceutico, con svariate motivazioni, ne osteggia la distribuzione. Le ragioni che adducono, compresa quella che paventa conseguenze disastrose sul DNA, sono false, pretestuose e puntualmente smentite da ogni laboratorio universitario che ha analizzato e testato il farmaco.»

«È specifico per problemi ginecologici?» chiese Marta.

«No, ha effetti positivi su qualsiasi “guasto” del corpo, mente compresa. Però so cosa ti sta a cuore e posso dirti che si è dimostrato efficace in tutti i casi in cui non si riusciva ad ottenere una gravidanza.»

«Anche quando l’ovulo non è in grado di essere fecondato dagli spermatozoi?» insistette Marisa con le lacrime agli occhi.

«Marisa, te lo ripeto: in tutti i casi. Abbiamo avuto situazioni in cui il problema era nell’ovulo o nell’utero e altri dovuti a spermatozoi sterili. La terapia in coppia prevede la somministrazione a entrambi i soggetti e il farmaco individua il guasto e lo aggiusta Non vi sto a spiegare tecnicamente come fa, ma, in poche parole, restituisce al corpo la naturale capacità di autoripararsi.»

Continua...

Serie: L'eredità di Giacomo


Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. “Con il dovuto rispetto”, caro Giuseppe, mi hai riportato indietro di una cinquantina d’anni fa, quando questo modo di dire veniva spesso ripetuto dal mio povero nonno, ragazzo del ’99, arruolato sotto gli austriaci. Ormai è in disuso, ma lascia il segno dei tempi che passano, oggi tutto è freneticamente out, old, dopo un istante. Racconto letto con piacere e con l’acquolina in bocca. Comunque, Giuseppe, essere “buonista”, in questo mondo incattivito, è un pregio oltreché un’eccezione.

  2. Mi piace molto come stai gestendo la probabile chiusura di alcune delle storie secondarie. Stai dando un lieto fine ai personaggi che ruotano attorno alla storia di Thomas, e non è scontata come mossa, in quanto molti tendono a lasciare sospeso le questioni che non riguardano la trama principale.
    Bravissimo, come sempre! 🪻🪻

  3. “«È un farmaco che arriva da un mondo lontano anni luce, da una civiltà molto più evoluta della nostra.»Lo aveva detto!Il vino che stavo sorseggiando mi andò di traverso.”
    Comunque Thomas, per un motivo o per un altro, non riesce mai a starsene tranquillo, poveraccio. 😅

  4. Ricordo un episodio in cui Thomas chiese aiuto per risolvere il problema di coppia che rattristava i suoi amici Marisa e Piero. Dunque la terapia, o forse il miracolo, sta per compiersi? Aspetto il seguito.

      1. Peccato non aver saputo prima di questa possibilità. Ti avrei chiesto anch’io lo stesso rimedio prodigioso che dovrebbe rendere felice Marisa e Piero. Ormai é tardi. Il mio tempo per la maternità é scaduto.

  5. “Piero aveva dato il meglio di sé e, mentre mangiavamo quel meraviglioso piatto unico, composto da polenta, cervo (ovviamente ucciso da lui, con il dovuto rispetto),”
    Non dubito del gusto; sul rispetto, peró avrei qualche dubbio.😂 😂 😂

  6. Tiene bene la tensione del momento: il dialogo è fluido, credibile, e l’introduzione del farmaco crea un’inquietudine sottile senza forzature. Mi piace molto il contrasto tra convivialità e svolta narrativa, rende la scena viva e sospesa.

    1. Grazie Lino. Non ho una scrittura drammatica e, prima o poi, scivolo sempre nella convivialità nel “volemose bene”, nei tarallucci e vino. Sarà una pecca, ma ne ho preso atto. Sarò mica “buonista”?