L’incontro.

Serie: La Curiosa


Un uomo maturo in viaggio di lavoro. Una studentessa in gita scolastica che scopre di avere tante domande.

All’epoca viaggiavo parecchio per lavoro. In auto, in treno, ma soprattutto in aereo.

E qualche volta, come in questa circostanza, mi capitava di imbattermi in scolaresche in gita. E di solito quelli non erano viaggi facili. Dovete sapere che era mia abitudine sfruttare quel paio d’ore (la durata media della mia permanenza su un aereo per le mie trasferte) per rilassarmi con un buon libro. Questo diventava estremamente difficile quando c’era qualche classe di una scuola superiore in gita scolastica. In quelle situazioni, i maschi in piena esplosione ormonale non perdevano l’occasione per dar sfoggio delle loro migliori, più sfrontate e rumorose tecniche di “display” amoroso. Le femmine, oggetto dei primi corteggiamenti, erano altrettanto rumorose con le loro risatine vanitose. Non che ci fosse un alcunchè di male, per carità. Ma, ovviamente, questo non mi facilitava la lettura. Per completare l’opera, due di quelle pulzelle presero posto sui due sedili accanto al mio.

«Perfetto,» pensai «posso rinunciare al mio libro, per sta volta…»

In realtà le due ragazze estrassero dallo zainetto di quella che avevo ribattezzato “la Bionda” (capelli tinti di fresco e trucco marcato), un libro, ed iniziarono a parlarne. Un moto di stupore comparve sul mio volto, ma non credo lo notarono. Probabilmente lo vide solo la mia immagine riflessa nel finestrino. Però si trasformò in moto di disappunto, quasi delusione, quando vidi che il libro in oggetto era “50 sfumature di ….”

«Uff, anche loro… bah. Speravo leggessero un libro vero, e invece…»

Mentalmente, mi misi a paragonare il volume tra le loro mani con gli scritti di Moccia o di Fabio Volo. Bah. Cionondimeno, non potei fare a meno di ascoltare il loro dibattito.

“la Bionda” tesseva le lodi del libro, utilizzando aggettivi estremamente originali, come “trasgressivo”, “forte” e “wow” (sì, l’ultimo non è un aggettivo, non siate pignoli, ma “la Bionda” lo usava come se lo fosse).

Fortunatamente, l’altra ragazza, meno appariscente ma comunque carina, non era altrettanto entusiasta.

Qui occorre mettere in pausa la narrazione. Quando dico “meno appariscente ma comunque carina” non parlo della classica situazione da film americano, dove la sfigatella rachitica con gli occhiali, la coda ed i capelli unticci a un certo punto si toglie gli occhiali, scioglie i capelli e diventa una strafiga – o aspirante tale (ogni riferimento al film di 50 sfumature è parzialmente casuale). Intendo proprio una ragazza carina, con un trucco leggero, la carnagione chiara, un sorriso che cercava di formarsi ogni tanto sul volto ai commenti dell’amica, e i capelli raccolti in una coda di cavallo. Si, esattamente come le gnocche transformers dei film americani. Ma non si sarebbe trasformata, e comunque non ne aveva bisogno. Ok, potete rischiacciare il tasto “play”. Nel frattempo, eravamo decollati.

«Mah, non so…non mi convince….. mi sembra un po’ strano….» (“la Carina”)

«Certo che è strano, è una cosa nuova, non è una cosa normale! Però è forte!» (“la Bionda”)

«Sarà…però…boh, mi sembra ridicolo il modo in cui si comporta lui, dai… il contratto…la sua arroganza, il machismo ridicolo…ti giuro che quando ho letto “io non faccio l’amore. Io Scopo. Forte.” mi sono piegata in due dal ridere, dai…»

«Ma la riempie di regali…..»

«Appunto…mi sembra quasi che voglia comprarla ostendando la sua ricchezza…»

A questo punto, la ragazza aveva ormai conquistato il 100% della mia attenzione e il 90% della mia stima. In quel momento però si spense il segnale di “allacciate le cinture”, e due maschi non persero l’occasione per fiondarsi sulle due ragazze, cercando di catturare la loro attenzione con una gara di spacconate. Parzialmente deluso dal vedere interrotto quel dibattito che stava iniziando ad interessarmi, feci spallucce e sprofondai nel mio libro. Atterrati nella città dove eravamo tutti destinati, e di cui non farò il nome, il taxi mi attendeva e mi condusse direttamente in fabbrica, dove passai la mia giornata tra riunioni e visite agli impianti, senza più pensare al viaggio in aereo. Immaginate quindi la mia sorpresa quando alla sera, tornando in albergo, mi ritrovai la scolaresca: riconobbi facilmente “la Bionda” e “la Carina”.

Serie: La Curiosa


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Erotico, Narrativa

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Discussioni

  1. Ciao Sergio, ho letto questo primo episodio con piacere. Secondo me, la tua prosa è molto migliorata. Non che questo sia un brutto racconto, ma i successivi li ho trovati più scorrevoli. Comunque hai solleticato la mia “curiosità “. Proseguo…

    1. Ciao @dario-pezzotti , ti ringrazio per il riscontro!
      Questo racconto risale in realtà a qualche anno fa, forse anche una decina (mentre ad esempio quelli di Orion salvo il primo sono tutti scritti da quando sono su open, come pure i labs).
      In questa serie ho usato un accorgimento un po’ particolare, ovvero un narratore che si rivolge in maniera colloquiale al lettore, che può rivelarsi un’arma a doppio taglio, influenzando tutta la composizione del testo.

    1. Bene! son contento che l’inizio ti abbia incuriosito 🙂 ti aspetto nei prossimi episodi, allora!

    1. Questa è una bella domanda! e sai cosa? ci sarebbe stato bene se il protagonista/narratore l’avesse detto. Uhm, vediamo, secondo me stava leggendo “Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank”, di Stephen King (da “Stagioni Diverse”).

  2. Ummm pruriginoso, un nuovo Lolita?
    Ho letto gia qualche brano tuo e non ne ho trovato uno uguale all’altro, sono molto ammirato da come ti muovi tra i vari stili, anche se rimane una forte ironia del narratore, che in questo caso è il protagonista.
    Al prossimo episodio

    1. Uhm, Lolita….naaah, direi di no 🙂 La nostra Curiosa è diversa. Pruriginoso quello si.
      Grazie! ma non essere ammirato per i miei passaggi di genere! la mia è solo sana indecisione! non ho ancora capito quale sia il mio genere ideale, così li assaggio un po’ tutti 🙂 Scherzi a parte, dipende dal momento, dall’umore, però ti ringrazio per aver notato una cosa importantissima per me: ovvero che l’ironia non deve mancare MAI 🙂

    1. qua sono un po’ vittima della trentina di libri di King che ho letto 🙂 , il “Re” si rivolge in maniera diretta (nel prologo, o nei ringraziamenti, in realtà, non sempre nel testo) al “caro lettore”. E mi è sempre piaciuto molto questo stile narrativo tipo “oh, se non si fosse capito, sto parlando proprio con te”, che tira dentro il lettore nella vicenda..
      Certo, questo è il mio intento e speranza, poi da lì a riuscirci… 🙂