Colazione

Serie: La Curiosa


Scesi un po’ prima, non mi è mai piaciuto fare aspettare una donna. Alle 5.55 ero al tavolo nella sala colazione. Alle 5.57 arrivò Matilde. Anche lei aveva anticipato. Ottimo.

«Buongiorno» le dissi sorridendo.

«Buongiorno…» mi rispose sbadigliando. Evidentemente gli amici erano arrivati come previsto, e non se ne erano andati presto. Si sedette di fronte a me. Nella sala non c’era nessuno oltre a noi. Indossava le stesse cose della sera prima, con in più un paio di scarpe da tennis. Non potei fare a meno di apprezzare il fatto che non fossero delle ballerine.

«Allora,» ruppi il ghiaccio «c’è altro che vuoi sapere, Mati?»

Usare il suo nome fu, lo ammetto, un colpo basso. Non si aspettava che lo sapessi, non immaginava come, e la colpii in un punto vulnerabile. Incassò: ci mise un attimo a rispondermi.

«Si….ieri mi ha detto di come deve essere un Padrone…ma….mi chiedevo..cioè..la schiava? Come deve essere? Non so….è una persona senza personalità….debole….?»

«Affatto.» Mi feci serio, istintivamente. Volevo che capisse quanto ci tenessi all’argomento.

«Niente affatto. Una slave è tutt’altro che una persona debole. Anzi. Io ho massimo rispetto per chi vive quel ruolo. Occorre grande coraggio per decidere di affidarsi totalmente ad un’altra persona. Ed occorre molto cervello per capire se una persona merita o meno la tua fiducia.»

La mia risposta la spiazzò. Continuai.

«La schiava è una persona forte, perchè è lei che sceglie di vivere quel ruolo, è lei che si mette in gioco».

«Ma…»

Si fermò. Attesi, limitandomi a osservarla. Cercai di mostrare un viso sereno, non volevo incalzarla. Volevo che Mati la curiosa esprimesse da sola la sua curioistà.

«Ma…» riprese «gli ordini…..cioè, una schiava deve essere anche una ragazza un po’… come dire…por…»

Non le venivano le parole adatte. Prima che completasse quell’inelegante “porca”, la aiutai:

«Disinibita?» Dissi.

«Ecco, si…disinibita!» Ribattè lei.

Rimasi un attimo a ponderare la risposta. Poi le dissi:

«No, non è detto.»

«Ma nel libro che sto leggendo lui le fa fare…»

«Mati, per favore, se vuoi che ti spieghi, non interrompermi, ok?»

Non si aspettava il mio richiamo. Arrossì ed abbassò la testa. Sentiva di aver fatto un passo falso. Ma subito le sorrisi, non era grave. E mi aveva fatto piacere il modo in cui aveva istintivamente chinato il capo, accettando il rimprovero come giusto.

«Scusi…»

«Non preoccuparti. Dicevo, quello che è importante non è tanto cosa fa la schiava, ma il come lo fa, e soprattutto il perchè. Quello che importa è che lo faccia sapendo che sta ubbidendo ad un ordine. Ti faccio due esempi. Sono sicuro che anche tra le tue amiche, ci sono ragazze che se qualcuno chiedesse loro di tirar fuori il seno, loro lo farebbero, solo per mettersi in mostra. Mi sbaglio?»

«No…non si sbaglia…»

«Ecco. Questo non farebbe comunque di loro delle schiave. Non è il gesto fine a se stesso. Pensa invece ad una ragazza più timida. Una che magari ha vergogna anche solo a farsi la doccia con le altre ragazze in palestra, o a farsi vedere in reggiseno da un’amica. Ora immagina la prima ragazza e la seconda. Immagina che un ipotetico Padrone chieda alla prima di mostrare il seno, ed alla seconda di mostrarsi in biancheria. Ed entrambe ubbidiscono. Secondo te, chi ha fatto lo sforzo maggiore?»

Senza esitare, Mati rispose:

«La seconda…»

«Ecco. Esatto. Essere una brava schiava non significa fare giochi strani, essere esibizionista, o fare qualcosa di estremo a letto. Essere una brava schiava significa mettersi in gioco. Riconoscere i propri limiti, e cercare di superarli. E di conseguenza, essere un bravo Padrone significa….»

«…Portare la schiava a superare i propri limiti!»

Chiuse per me Matilde. Questa volta non feci nemmeno finta di irritarmi per la sua interruzione, della quale comunque lei si scusò prontamente. Ero invece soddisfatto di come la ragazza apprendesse in fretta.

Serie: La Curiosa


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Erotico, Narrativa

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Discussioni

  1. Il gioco delle parti ha preso forma. La differenza di età sarà proprio (credo) uno dei limiti con cui confrontarsi e da superare. Bella l’atmosfera che monta progressivamente, adagiando la storia su un piano dialettico, mentale e, chissà, anche fisico. Staremo a vedere.

    1. La tua analisi è davvero azzeccata.
      Si, raccontare una vicenda – di questo tipo – dove i due protagonisti hanno palese differenza d’età e fare in modo che dialoghi e situazioni mantengano un livello di verosimiglianza, non è proprio immediato. (e probabilmente non sempre ci sono riuscito), ma è quello il bello.
      Il piano dialettico è il palco principale di questo show 🙂 per lo meno, quella era l’intenzione, poi tutto è migliorabile! 🙂

    1. Chi può dirlo 🙂 mettiamola così: il profilo di una slave non lo crea il Master, al massimo lo riconosce e lo fa emergere… 🙂 ma sto parlando troppo! non voglio rovinarti la lettura! 🙂

  2. Divertente vedere e dinamiche del rapporto tra master e slave che piano piano si riflettono nei comportamenti, tipo l’ordine di non interrompere o il succo di frutta. E’ interessante anche conoscere le dinamiche di un rapporto di cui tutti parlano ma in fondo in pochi comprendono davvero

    1. ci ho provato, a raccontarle… speriamo di esserci riuscito. Anche se (e forse l’ho ribatito qualche volta di troppo nel racconto) alla fine quella del protagonista è una delle tante dinamiche che si possono sviluppare. Quello che mi premeva passare è il concetto che il rispetto deve sempre esserci (può sembrare paradossale, ma in realtà tutto ciò che un Master può fare a/con la slave è perchè è lei che accetta, non si può prescindere dalla consensualità). E volevo anche sottolineare la differenza tra Uomo e “macho” (maiuscolo e minuscolo non a caso 😉 )