La Dea

Serie: Alder Venn


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: La Dea. Il suo nome per ora resta sconosciuto come Dea. Si chiama Polina come umana. Le voci sono in una stanza, stanno tornando. Catherine da le benedizioni. Un bambino mi sta uccidendo.

Alder apre gli occhi, chiamato da quella voce languida, lontana, in parte sensuale e in parte indecifrabile.

— Quel bambino mi sta uccidendo…

Apro meglio gli occhi. Una creatura mi guarda dall’alto. Ha gli occhi tatuati — non riesco a coglierne lo sguardo attraverso quel tatuaggio. Il viso è pieno di piercing e di altri tatuaggi strani, eppure è il viso più bello che io abbia mai visto. E quella bocca, carnosa, perfetta: un calice da cui bere, o in cui raccogliere l’amore che ho cercato per tutta la vita.

— Stai bene, Alder? Mi ha chiamato Catherine. Dice che sono giorni che non ti alzi da quel letto. — Una pausa. 

— Io sono Polina.

— Polina? E cosa… cosa ci fai qui?

— Sono un’amica di Catherine. Lei adesso è occupata a dare benedizioni.

— Tutto questo è assurdo.

— Questa è la tua vita, Alder. Non puoi fuggire dalle tue paure in eterno. Devi prenderti le tue responsabilità.

La guardo, e la riconosco senza sapere da dove. La pelle chiarissima, la bocca rossa, i piercing che le stanno addosso come se ci fossero nati. L’ho già vista, forse su una parete, in un tempio che non ho mai visitato, nel taccuino rosso. Una di quelle coincidenze che non portano da nessuna parte, a meno di non seguirle come indizi. E io le ho seguite, attraverso i varchi.

— Devi tornare da lei, — dice Polina. — Non puoi restare qui ancora a lungo. Alzati e cammina. Ti accompagno io.

— Tu sei come un’opera d’arte, — le dico, con un po’ di timore.

Lei mi guarda. Per un attimo qualcosa le si illumina negli occhi. Ma resta muta.

— Forse gli angeli esistono. Forse i miti sono veri. — È la voce di Natan. È tornato, lo sento dentro di me e insieme da qualche parte nella stanza.

Mi alzo. Addosso ho solo un paio di slip e qualche ferita che non ricordo dove averle ricevute.
Anche lei si alza — statuaria pur non essendo troppo alta, di una bellezza troppo rara per essere di questo mondo. Vorrei solo afferrarla e farla mia. Ma non posso.

— Non puoi. — Dice Omen. 

— Fallo. Muoviti, Alder! — Questa volta è Andrew.

E mi accorgo che ci sono tutti. 

Omen guarda dall’alto, con la sua espressione perennemente preoccupata. 

Natan indica la porta. 

Polina potrebbe indicarmi la strada per il paradiso, e nel pensarlo mi accorgo che sto già tradendo Catherine.

— Sono sempre più umano? — dice una voce che non riconosco.

Polina sembra uscita da chissà quale rovina e rimessa insieme come un mosaico. Catherine, diventata Santa. 

E io? Io, in mezzo a tutta questa assurdità,  cosa sono?

— Sei il maestro. — sussurra Natan.

— Maestro di cosa?

La domanda uscì appena. Natan non rispose subito. Lo guardò.

E per la prima volta Alder ebbe l’impressione che anche lui avesse paura.

Poi sorrise. 

— Di tutti noi. 

E per la prima volta Alder ebbe paura che fosse vero.

Continua...

Serie: Alder Venn


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