La festa

Priscilla si appoggiò al parapetto, sporgendosi dal balcone per ammirare il giardino della villa: tante sagome nere che si intrecciavano nel buio, creando uno scenario inquieto che si stagliava sul cielo notturno, rischiarato da una pallida falce di luna, in lotta con le nubi che tentavano di soffocarla.

«Amo questa festa», disse con un sospiro sognante.

Marco le cinse la vita, avvicinandole le labbra all’orecchio, creando un particolare contrasto tra i suoi capelli dorati e quelli di lei.

«Non avevo dubbi», le sussurrò in modo suadente. «Anche se tutti ci aspettavamo di vederti vestita da strega…» lasciò per un istante la frase sospesa, «sexy».

«Sarebbe stato banale», rispose voltandosi.

Gli accarezzò la guancia, lasciando scorrere sulla sua pelle, perfettamente rasata, le dita fredde, con le lunghe unghie laccate di nero. Si soffermò sugli occhi nocciola, languidi di desiderio, per poi sorridere laconica.

«Non ti piace la mia Maman Brigitte?»

«Oh, mi piace eccome!» ribatté lui prontamente, facendo scivolare lo sguardo sullo scollo e tra i seni, messi in risalto dal corpetto dell’abito.

Non si soffermò, invece, sui segni neri che dipingevano un teschio sul volto candido della ragazza. Eppure, sembrava una bambola di porcellana sfregiata dalla morte, con iridi smeraldine traboccanti di speranza e malinconia, in un connubio stridente.

Priscilla si avventò sulla sua bocca, affamata, e lui ricambiò spingendola sulla balaustra.

«Nonostante tutto, conosco giochi da strega che potrei svelarti, se mi dimostri il tuo coraggio», lo provocò con aria di sfida, prendendogli le mani e spostandole dai fianchi a sfiorarle il seno.

«Cosa vuoi che faccia?»

«Giochiamo a nascondino tra gli alberi».

All’ammiccare di lei, Marco rispose con un sorrisetto beffardo, palesando come già pregustasse d’aver la preda nel sacco.

«Vai a nasconderti, ma preparati: se ti trovo, poi si gioca alle mie regole».

Priscilla gli stampò un bacio sulle labbra e corse fuori dalla stanza.

Marco la seguì con occhi avidi lungo il vialetto, costeggiato da una serie infinita di lumini cimiteriali, mentre stringeva la lunga gonna tra le mani per tenerla sollevata, lasciando intravedere le gambe tornite tra le quali immaginava di infilarsi a breve. Come scomparve alla sua vista, si lanciò all’inseguimento. Si inoltrò fino a giungere nel punto dove terminava la flebile ed evocativa illuminazione predisposta per la festa di Halloween, guardandosi intorno.

«Maman Brigitte?» la chiamò ridacchiando.

«Cercami», gli rispose Priscilla, ma la sua voce sembrava un flebile sussurro, proveniente proprio da davanti a lui.

Riprese a camminare alla cieca, tendendo avanti le mani per evitare di sbattere su qualche tronco.

«Priscilla?»

«Di qui».

Quel sussurro gli risultò ancor più strano. Si voltò prima a destra e poi a sinistra, senza riuscire a capire da dove provenisse.

«Dove sei?»

«Vieni qui».

Era alla sua sinistra, eppure non era più convinto che fosse Priscilla ad avergli risposto.

«Dove?»

«Non vuoi più giocare?» con tono affranto gli rispose una voce lontana.

«Voglio te».

Silenzio.

«Al laghetto, sciocco».

Una risatina di scherno sembrò tagliare l’aria ed entrargli dritta nel cervello. Marco scosse la testa.

«Dannata festa, farsi suggestionare così… Se sono scemo!» si redarguì borbottando e cercando di seguire a tentoni il sentiero.

Quando arrivò al piccolo specchio d’acqua immoto, la luna rischiarò la figura di Priscilla, inginocchiata a contemplare il proprio riflesso.

«Eccoti», le disse, stampandosi in faccia un sorriso soddisfatto.

«Però hai perso. Ho dovuto dirti dov’ero, perché avevi troppa paura», replicò lei a bassa voce, atona.

«Non dire stupidaggini», spavaldo le rispose, avvicinandosi alle sue spalle.

«Codardo e bugiardo: che triste connubio», sospirò la ragazza con una nota affranta. «E io che speravo di divertirmi, stavolta».

«Non ti preoccupare, ti farò divertire eccome».

Marco la fissava dall’alto, vittima di un’eccitazione esaltante e della voglia di farle rimangiare quanto gli aveva appena detto.

Priscilla allungò il braccio e con l’indice sfiorò il pelo dell’acqua: una serie di cerchi concentrici si aprirono in successione, frammentando la sua immagine tra le onde, disperdendo lo sguardo triste con cui si specchiava. Di nuovo, si trovò ad assolvere l’ingrato compito di giudice, quando, in vero, era soltanto alla ricerca di chi aveva perduto da tanto. Aveva lasciato i cimiteri, stanca di aspettare il ritorno di Baron.

Il ragazzo si chinò e l’abbracciò, stringendole con forza i seni e serrandole gli arti, come volesse impedirle di muoversi.

«No, anche tu farai divertire solo loro», ammise rassegnata.

Il ragazzo restò perplesso, tanto dalle sue parole, quanto dalla sua immobilità.

«Loro chi?» le chiese, scostando il viso e cercando il suo.

Gli occhi verdi della bella mora erano divenuti bianchi e lattiginosi, resi ancor più terrificanti dal trucco della maschera. Marco restò impietrito, incapace di muoversi e di proferir parola.

D’un tratto si sentì afferrare le caviglie e fu la paura a sbloccarlo, facendogli abbassare lo sguardo.

«Gli spiriti dell’acqua», gli sussurrò.

Altre mani, scure, tra il nero e il marrone fangoso, lo afferrarono per i polsi, ma prima che potesse gridare, Priscilla avvicinò la bocca alla sua; inspirò a fondo e, trattenendogli la faccia con una sola mano e una forza disumana, gli conficcò lentamente le unghie nella carne.

A Marco mancò il respiro con gli occhi inchiodati su quelli di lei, mentre tutto sfumava in un bianco nebbioso, sempre più fitto.

Priscilla lo liberò, alzandosi in piedi e restando a fissarlo, quando un’ultima mano gli ghermì il collo.

«Queste acque sono morte, sciocco, e si nutrono di inetti», gli disse gelida, guardando il suo corpo che veniva trascinato nel lago. «Ti avevo chiesto se eri coraggioso…»

Le ultime bolle affiorarono dall’acqua e i cerchi scomparvero, lasciando aleggiare sulla superficie piatta i riflessi di sirene che si intrecciavano al chiaro di luna.

«Le maschere di Halloween non proteggono da se stessi», sospirò di nuovo, incamminandosi sulla via del ritorno.

Accomodò il vestito ancora perfetto, accompagnata da una gelida folata di vento, il cui sibilo improvviso sembrò un sinistro canto di morte, destinato a perdersi nella notte.

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Commenti

  1. Andrea Bindella

    Ciao Chiara! 😃
    Un LibriCK davvero molto bello, scritto bene e curato nei particolari. Il finale è speciale, complimenti. 😄
    Grazie per questa storia, spero di poter leggere altro su Priscilla. 👋

    1. Chiara Casalini Post author

      Grazie mille ❤ Appena trovo il tempo magari aggiungo qualcosa, anche perché mi piacerebbe far vedere anche il Baron Samedi.

    1. Mâg

      Così sono riuscita a visualizzare subito entrambi e la descrizione della maschera di Brigitte è meravigliosa!

  2. Dario Pezzotti

    Ciao Chiara, ho letto questo racconto con molto piacere; una piccola favola gotica dal sapore d’altri tempi. Il connubio sensualità e morte affascina sempre e tu sei riuscita a renderlo molto bene.🙂

  3. Antonino Trovato

    Ciao Chiara, come promesso, eccomi qui. Che dire, un racconto spiazzante e meraviglioso, con immagini narrative superbe, come “Le ultime bolle affiorarono dall’acqua e i cerchi scomparvero, lasciando aleggiare sulla superficie piatta i riflessi di sirene che si intrecciavano al chiaro di luna.”… che immagine sublime! E poi, questo racconto lascia aperta la questione sul personaggio. Credo che dovresti farne una serie, vorrei saperne di più su questa Priscilla legata agli Spiriti dell’acqua… spero che lo farai!! Alla prossima!!!

  4. Mâg

    Conoscendoti, immaginavo un risvolto simile 😁 Non conoscevo, però, la figura di Maman Brigitte e ho fatto una ricerca su di lei. Personaggio interessante!
    È un racconto intrigante, che crea nel lettore una certa aspettativa e invece poi lo spiazza del tutto.
    Se posso, due parole sull’aspetto fisico di entrambi (anche se poi hai scritto che lei è mora), giusto per dare al lettore un’immagine più nitida dei due. É bella la figura di Maman e ho compreso di più cosa stesse facendo dopo aver fatto la ricerca. Magari quando si parla della maschera potresti aggiungere qualche cosa su di lei, così da fornire una nozione a chi non conosce il personaggio.
    Comunque, povero Marco 😂