La Legenda di Santa Maria della Strada 

Le Suore della Misericordia,

non sono partite né se ne sono andate.

Mi hanno aspettato proprio

quando pensavo che non ce l’avrei fatta più.

E mi hanno dato conforto

e poi mi hanno donato questa canzone

Spero che le incontrerai presto,

tu che hai viaggiato così tanto.

The Sisters of Mercy – Leonard Cohen

Mi reco ogni giorno Santa Maria della Strada per pregarla e ringraziarla. 

Percorro 777 kilometri tra andata e ritorno di cui gli ultimi 66,6 impervi, tornantosi e proibitivi per chi avesse la sfiga d soffrire il mal d’auto.

Ma come ogni ex voto, per grazia ricevuta si impone che venga rispettato ad ogni costo, con qualsiasi avversità metereopatica, anche strisciando, piegati e piagati dal Destino.

Accendo moccoletti a go-go furtivo come una matricola universitaria fuori sede che arrotonda da escort. 

E sto sperperando come un puttaniere incallito di Pigalle o un tiratore di coca olimpionico tra benzina, casello, candele votive, catene auto, sigarette, panini con la porchetta e friarielli, ceres ed altre varie ed eventuali.

Ah giusto, ma forse in pochi conoscono la torbida leggenda che circola sulla Chiesa di Santa Maria della Strada.

Per i piu pigri o per chi ha problemi di connessione proprio ora che sta leggendo, per chi insomma riesce a googolare ad intermittenza ve la faccio gongolare in breve:


La leggenda narra che Re Bove, spinto da un amore proibito per la sorella, chiese al Papa il permesso di sposarla. 

Il Pontefice acconsentì, ma a patto che il re costruisse cento chiese in una sola notte, tutte uguali e visibili l’una dall’altra. Un’impresa titanica, che spinse Re Bove a cercare un aiuto non umano: il diavolo.

Di fronte all’impresa ardua, decise di chiedere aiuto al diavolo. In cambio dell’anima del re, il diavolo avrebbe fatto sorgere le cento chiese in una sola notte.

Accettando il patto faustiano, Re Bove vide le chiese sorgere come per magia. Ma proprio quando l’opera sembrava completata, un raggio di sole annunciò l’alba e solo novantanove chiese erano finite.

Tradito dal diavolo e ormai rassegnato al fallimento, Re Bove si pentì del suo atto peccaminoso e pregò con fervore per il perdono divino. Un miracolo si compì: la centesima chiesa fu completata in un istante, salvando l’anima del re all’ultimo minuto:

L’accordo con il diavolo e la frenetica costruzione

Il diavolo, fiutando l’anima del re come premio, accettò di aiutarlo. Iniziarono così a lavorare instancabilmente durante la notte: il diavolo faceva rotolare giù dai monti enormi pietre, mentre il re le posizionava per erigere le chiese.

L’inganno e la salvezza di Re Bove

Mancava solo una chiesa all’alba quando Re Bove, sopraffatto dai rimorsi per il patto con il diavolo e per il suo peccato con la sorella, pregò fervidamente Dio per un aiuto. Un gallo cantò, anticipando l’arrivo del giorno, e il diavolo, furioso per l’anima sfuggitagli, scagliò un masso contro l’ultima chiesa incompleta, quella di Santa Maria della Strada a Matrice.

L’eredità della leggenda

Ancora oggi, si dice che il masso sia visibile vicino alla chiesa, come monito per chi osa tentare il diavolo. La leggenda di Re Bove ci ricorda la lotta tra bene e male, il potere del pentimento e l’immancabile sconfitta di chi tenta di barare con il destino. Le chiese costruite da Re Bove, pur incomplete, divennero simbolo di fede e redenzione, mentre la sua storia continua ad affascinare e ad ammonire le generazioni.

Da quando sono devoto alla Santa mia figlia mi presta attenzioni particolari. Attenzioni nate, ne sono certo dalla sola forza della preghiera e non da violenza come obietterebbero i perbenisti. Quando rincaso sbronzo ed ingarellato le afferro la testa con una mano e con l’altra le saldo le braccine ferme e la sbucio come una pecorella del presepe a dovere da  forsennato finchè non espella il suo primo sacro mestruo contro il mio membro stantuffante, grinzoso e barzotto.

E l’acme orgasmatronico che raggiungo quando mi capita di videochiamare mia moglie? Che complice ed infoiata come una lonza di monaca prende a sgrillettarsi nel suo ufficio con la foto 3d di nostra figlia Bea che in certe espressioni somiglia all’icona della Santa, mentre ci vede avvinghiati come bestie, carne nella carne, generata e non creata dallo stesso sperma del Padre.

Devo ringraziare mia nonna materna che mi ha tramandato questa miracolosa leggenda mentre mi addormentava, cullandomi con le gesta del Re Bove e del Demonio ed io fanciullo le suggevo i duri capezzoli come cupole brunellesche montati su infloridi mammelloni cascanti 

Santa Maria di tutte le Strade e di ogni Canale et Orifizio proteggici dalla morale comune e liberaci da ogni bene. Io vi supplico di non vivere nel peccato dell’inibizione e di recarvi qui perché anche voi avreste diritto ad una grazia:

https://www.google.it/maps/@41.6361482,14.7114793,17z?entry=ttu

Quando la connessione sarà migliore

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Discussioni

  1. Cohen a parte, sono perplessa sul senso e anche sulla struttura di questo racconto. C’è una evidente spinta dissacratoria fine a se stessa che risulta ingenua in un tempo in cui di sacro non c’è rimasto proprio nulla. E francamente dei “capezzoli duri” della nonna e dello “sbuciarsi” la figlia se ne poteva fare a meno. Scusami Hugo, ma proprio per la stima che ho per te ti ho detto ciò che penso senza complimenti.

    1. Francesca, innanzitutto grazie per la stima e la tua sincerità. Su quest’ultima non posso che essere d’accordo. Anche se non c’è una volontà di dissacrare, anzi la leggenda mi pare già di suo al limite del dissacrato e quasi pagano. Come ho più volte sottolineato sono esperimenti con cui mi diletto per cercare forse una quadra? Non so dirti, ma sicuramente come le ciambelle non tutte finiscono sbuciate 😉

  2. Ciao Hugo, le leggende mi piacciono sempre e mi affascinano. In Italia ce ne sono davvero tante e molte spaventose. Ti ho letto fino in fondo, però ti ho letto con la benda sugli occhi. Sempre bravo, qui ti sei spinto veramente sull’orlo del precipizio.

    1. Cristiana, ti devo ringraziare per il tuo spunto perchè mi ha dato modo di riflettere sul fatto che anche una costante “discomfort zone” narrativa può diventare una comfort zone come succede nei miei testi. Sicuramente ci sarà anche una componente di sensazionalismo. Ero partito dal riportare questa leggenda poco conosciuta che mi sembrava densa di significati ma poi ho dovuto in qualche modo oltraggiarla? Grazie di cuore

    2. La scelta di oltraggiare un fatto o una leggenda appartiene all’autore che a volte lo fa bene, a volte meno e la scelta di addentrarsi è del lettore. Io credo che tu abbia lavorato bene sul testo e mi ci sono addentrata per vari motivi: conosco il tuo stile e preferenze, sono estremamente curiosa e mi piace andare oltre. Qui, come ti ho detto, ho dovuto tapparmi gli occhi, ma questo è un problema mio 🙂

  3. Grazie mille Pino per esserti soffermato a S. Marie de la Rue per dirla nel tuo secondo idioma . Adoro le leggende con due G perdona il refuso già nel titolo, e in Italia straripiamo di miti e leggende. Questa ambientazione alla Pupi Avati ho cercata di estremizzarla probabilmente anche a causa del black metal in sottofondo. A bientot

  4. Proteggici dalla morale comune… e già. Stavolta hai scelto un canale comunicativo estremo, se il tuo racconto fosse musica sarebbe brutal death metal. Credo che ci si possa leggere anche l’ipocrisia di chi si batte il petto compiendo ogni tipo di nefandezze. In ogni caso ci hai fatto conoscere questa leggenda molisana (io almeno non la conoscevo) e mi sorprendi ogni volta per la facilità dei tuoi accostamenti ironici… senza trascurare i chilometraggi!