La Lingua della Notte

Serie: Diari di Herve


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il cielo è una cappa metallica unta dalla saliva del Duca. Tutto è compiuto in nome della SID, eccetto una cosa. Una sciamana bambina ancora deve compiersi

Al cospetto degli Antenati e delle Antenate

Chi annunzierà il mio Nome di Fondazione?
Illusione è il Sogno perché tu non sei lì
E la metà di te in me nella morte è caduta.   

Lo sento ovunque quel mugghiare crudele. Ogni fiore, ogni rivo d’acqua, ogni astro del nostro mondo adesso parla con la sua voce. La lingua del Duca s’è aperta come una cupola di metallo nel cielo e stringe gli spiriti in una morsa di vibrazioni taglienti. Soffia inni di trionfo alla sua padrona, avvelenando l’aria con un impasto di tuoni di sangue; così con la sua voce ferrosa ha laccato il cielo e ucciso il Canto nelle gole degli Sciamani Alula. 

Il Duca poteva ritenersi soddisfatto, poiché tutto s’era compiuto secondo il volere della sua genitrice, la SID.

Non reputava i superstiti così pericolosi da rendere inaccessibile la sua mente; ormai tutto gli apparteneva, persino l’etere in cui si spandono i pensieri. Non aveva idea che mi trovassi a pochi passi da lui; se l’avesse avuta, mi avrebbe cercata come una serpe insegue un topo. Udii il suo vociare nelle acque sublunari, un gorgoglio di suoni bassi e vibrazioni viscerali, che si mescolava allo stridore degli elementi astrali della sua fattrice. Le idee del Duca sono l’amplesso di un incesto cosmico. I Vecchi Sciamani in un fremito di terrore scoprirono il punto di non ritorno della nostra specie. L’orda mortifera aveva macellato le ultime Fondazioni incarnate, ed io stessa ancora non ero divenuta una di esse, il Duca non ci avrebbe impiegato molto prima di rintracciarmi e dunque tutto era perso. Ero solo un Halima, una Bambina Sciamana che avrebbe dovuto compiersi nella sua essenza per tornare alla Radice, e trasformarsi in Fondazione. Mi occorreva tempo, ma non ve n’era più a disposizione. Colui che mi aspettava per sedere assieme in cielo fra gli Antenati e le Antiche, era caduto sotto la mano del Duca e i nostri Guerrieri erano morti con lui o dispersi, tagliati fuori dalle nostre linee. Il Tempo, quel grumo di immagini che ancora dovevo imparare ad attraversare, era divenuto anch’esso un alleato del Duca. Ogni campo della realtà stava scivolando nella mente della SID per mezzo di suo figlio. Quando il mio Paredro spirò, in punto di morte, dalla sua anima si librò una Poesia che il Duca non riuscì a catturare. I Vecchi Bambini udirono il grido d’ira dell’uccisore rimbombare ferocemente nella volta di metallo che era divenuto il nostro cielo. E videro le nubi ardere di sangue infuocato e divenire lugubri creature serpentiformi sotto il comando degli Spettri emanati dal Signore dei Cento Milioni di Anni. Per ogni angolo della volta rugginosa i pensieri del Duca inseguirono il Canto di Akiwea, e tutti noi sotto il cielo assistemmo a un cupo accendersi e spegnersi di iridescenze nei luoghi delle tempeste. Il Canto sopravvisse all’assalto di quelle luci ferali e, quando mi raggiunse non la riconobbi. Mi trovò avvinta nella paura, congelata nell’anima, poiché il terrore mi aveva trascinata lontana dal mio Poema e dalle memorie delle Antiche. La tristezza aveva oscurato la voce del Canto alla mia anima.

Il Canto di Akiwea vinse la morte. Gli Alula non erano perduti, v’era ancora un Fondazione fra loro e se v’era , allora vi era anche un Fondatore in lei, sia pure sotto la forma d’un minuscolo punto di luce. Si trattava soltanto di un punto, ma un punto è senza dimensioni, sciolto dai vincoli delle forze cosmiche, libero di muoversi  fra i gangli spazio temporali. I Tre Vecchi Bambini che abitavano nella Nuvola d’Oro, ed erano le anime più antiche e sagge degli Alula, ebbero Visione di me e del Canto d’Akiwea sceso in me,  mi cercarono in ogni dove. Erano consapevoli che se  il Duca mi avesse presa in quel momento, avrebbe impresso il suo sigillo finale al Decimo Cielo, chiudendolo nel ventre della SID. Una Sciamana Bambina, un Halima, è un boccone tenero e sin troppo semplice da inghiottire. Il mio Paredro m’affidò a loro, ché mi allevassero finché non fossi tornata alla Radice, trasformandomi in Fondazione. Mi cercarono nella morte di quei giorni, per trarmi dal mondo e portarmi negli spazi inviolati delle Montagne Azzurre sulle cui vette la Nuvola d’Oro aleggia imperturbabile.

Non ebbi dubbi, quando compresi ciò che dovevamo fare. La SID non ammette altre generazioni che non siano la sua, emanò a suo figlio il comando di estirpare dal Decimo Mondo ogni Avula che si fosse delineato nel genere della Fondazione. Nell’Editto dei Tre Giorni il Duca concesse ai suoi soldati la lurida licenza di razziare in ogni nostro edificio e far di noi ciò che più provocava piacere alle loro carni. Era l’apoteosi del suo successo, il sovrano che ringraziava la sua orda donandole in pasto la sua conquista. Quegli spiriti inferociti dalle brutali omelie dei loro diaconi ed affamati dai più oltraggiosi desideri, avrebbero potuto farci di tutto. Ma la SID s’adirò, poiché aveva bisogno di un certo numero di Fondazioni vive per alcuni suoi piani rimasti ancora segreti a suo figlio. Sia lei che il Duca non potevano sapere che solo pochi Alula si trasformano in Fondatori e ancor meno diventano Fondazioni; perciò ordinò di radunare le femmine Alula sopravvissute ai Tre Giorni e di condurle dai suoi Alchimisti che le avrebbero imprigionate nelle anime-vascelli della SID., poiché era sua credenza che le Fondazioni gemmassero dagli Alula femmine. Il Duca divideva in femmina e maschio la nostra specie senza sapere alcunché dei suoi generi. La vita degli Avula sfuggiva alla comprensione della SID, per intelletti remoti alla mia gente tutto ciò sarebbe potuto sembrare un paradosso, visto che una divinità ha una sapienza inesausta dell’universo. Forse per questo motivo la SID aveva in odio la mia specie, eravamo un punto oscuro nel suo sconfinato impero di sapienze.

 Caduta di Akiwea

Risposta dell’Ultimo Fondatore alle Parole di Potenza del Duca

Akiwea l’ultimo sire, l’estremo soffio non aveva spirato,

sia pure ridotto il sole ad inermi e vacue fiamme pallide

sparse nel cielo, entrava la luce del mondo nelle pupille

e l’aria nei finali aneliti bruciava nel petto e in bocca

ardendogli il cuore quasi in esso funerea pira precorsa,

accesa il Grande Antenato avesse con mano pietosa.

“Affondi quel metallo nero nella mia carne.

Lorda dunque torni nella guaina la spada

del suo padrone, si sfami l’anima tetra

con l’infuocato rancore della sua forgia.

Si compia così per il tuo Dio il sacrificio

perché si sazino i demoni nel tuo spirito.

Ma, stolto ti ha lasciato l’ira ed ebbro

il sangue che bevesti sui campi di guerra,

la ragione ti ha accecato.

Ed ora nudo e unto di morte danzi

tutt’intorno al cadavere che innanzi

cadrà a te; breve si fa ora il mio tempo,

ma il tuo si dilunga negli insani eoni

per ogni pezzo di carne che inghiotti.

E tornerai qui, ancora, su questo campo

fra la putredine dei volti spenti nel fango

e le ossa divelte dei tuoi stessi figli.

E ruoterai nei secoli, danzando sui cadaveri

ancora e ancora, in quegli eoni malsani,

che i loro ceppi ti sei stretto nell’anima,

i sacrifici ti han incollato alle loro morti;

e se ora svanisce il mio spirito nel vento

rimarrai tu incatenato negli eterni ritorni.”.

[Da: Il Canto di Herve. Libri dei Poemi.]

in Foto: Terza Pagina del Capitolo Primo del Canto, dai manoscritti originali di Herve.

Serie: Diari di Herve


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi

Discussioni

  1. Non è semplice leggerti, muoversi nell’intrico di personaggi che si muovono su più livelli. Eppure quando “affronto” un tuo brano, inevitabilmente mi ci immergo, mi trovo perso (scusa l’ossimoro, ma credo renda l’idea) in universi indefiniti. Lo stile che utilizzi è sempre ben azzeccato, studiato, mai banale. Si percepisce la ricerca e l’attenzione che stanno dietro la scelta di ogni singola parola.
    Al prossimo episodio, dunque!

    1. Grazie per l’apprezzamento, Sergio <3 . Intessere questo genere di storie richiede una particolare attenzione, è vero, dacché non è semplice e il rischio di perdersi nelle trame è alto, anche per chi scrive. Vi è anche un impegno mentale a tenere sempre il timone della nave ché non se ne vada alla deriva per fatti suoi. Un caro saluto.

  2. Concordo con la persona che ha commentato l’episodio precedente: le tue parole sono davvero pennellate di fuoco che ricordano l’Apocalisse. In questo episodio è presente anche quel tratto taoista in cui la tela viene sfiorata appena, lasciando intravedere l’imperturbabile nuvola dorata che aleggia sulle vette delle Montagne Azzurre e lo spirito di Akiwea che svanisce nel vento. Il respiro di chi legge si è ferma con il suo…