La Magia dei Gesti

Tanto tempo fa, in un paese lontano lontano… anzi, no, in realtà non era “lontano lontano”.
Non era nemmeno “lontano”. A dirla tutta, era proprio vicino. Era vicino a tutti i luoghi, perché quello di cui vi sto per raccontare era un paese magico.

Questo paese, di cui è inutile vi dica il nome, perchè tutti voi lo conoscete, anche se per ciascuno di voi ha un nome diverso, era famoso tra le altre cose per la sua splendida piazza, dove ogni giorno dell’anno si esibivano gli artisti da strada più famosi del Regno.
C’erano gli acrobati più spericolati, i giocolieri più abili. C’erano mangiafuoco capaci di sputare fiamme lunghe dieci braccia, e dal lontano – questo sì – oriente, erano giunti persino dei fachiri che camminavano scalzi sui carboni ardenti.
Gli uomini, a dirla tutta, si soffermavano soprattutto davanti ai palchi delle ballerine dei mari del sud, che con abiti composti da lunghi veli che sembravano intessuti di vento turbinavano come dei dervisci in danze sfrenate; le mogli che provavano a strattonarli per le vesti, restavano poi a loro volta incantate dalla musica di sitar e siringhe, cornamuse e ghironde.

In un angolo della piazza, ignorato dalla maggior parte del pubblico, stava un mimo. Con un vestito bicolore giallo canarino e verde pisello, la cromia delle maniche opposta a quella dei calzoni, un cappello con tre punte asimmetriche e la faccia pitturata di bianco. In realtà, era lui stesso ad allontanare gli adulti, canzonandoli con smorfie buffe e volgari, ora spalancando la bocca con le dita e cacciando fuori la lingua, ora scimiottandone le movenze ed imitandone, pur silenzioso come un’alba di gennaio, lo sciocco ciarlare.

Ma coi bambini, era un’altra storia. Loro lo adoravano.

Ora vedete la mia barba, più argento che carbone, e più neve che argento. Ma sono stato bambino anche io. E quando ero bambino ho conosciuto un tale, con la barba più bianca di questa mia, e più lunga. Che a sua volta è stato bambino, e da bambino aveva conosciuto un tizio, con la barba più candida della sua, e molto più lunga della sua. E anche questo tizio, è stato bambino. E, da bambino, è stato in quella piazza.
Quindi ora smettetela di chiacchierare, là dietro, che mi fate perdere il filo. Venite tutti qui, più vicino, che vi racconto cosa mi ha detto quel tale di ciò che gli ha raccontato quel tizio.

Questo mimo, aveva un potere. Conosceva la Magia dei Gesti.

Vi vedo, che mi guardate con compassione, non ci credete, vero? perchè non siete bambini, ahimè. Perchè i bambini hanno una capacità che poi diminuisce con l’età – a meno di allenarla sempre, eh! è per quello che son qua! – che è quella di vedere ciò che i grandi non vedono.
Ora, vi dicevo, tizio è stato in quella piazza. Se la smettete di borbottare tra voi,e mi prestate orecchio, vi racconto cosa accadde.

Tizio avrà avuto, quattro, cinque…beh, l’età che hanno i bambini nelle fiabe. Perchè voi che siete adulti l’avete capito che è una fiaba, vero? ma se siete ancora un po’ bambini, saprete anche che le fiabe hanno un fondo di verità. Ed io, che dopo esser stato adulto son tornato ad essere bambino, perdo un po’ il filo, abbiate pazienza.

Allora, il bambino-tizio una volta andò in quella piazza coi suoi genitori. Era eccitato dall’idea di vedere i mangiafuoco ed i giocolieri, ed in cuor suo sperava anche di vedere qualche cavaliere. Mentre, mano nella mano con sua mamma attraversava la piazza, fu attirato da una figura verde e gialla, immobile come una statua. Guardacaso, i suoi genitori si fermarono proprio lì davanti, per ammirare un incantatore di serpenti che faceva danzare un cobra al ritmo del suo flauto ondeggiante.

Il bambino si voltò verso il mimo giallo-verde, e questi lo salutò con plateale gesto della mano ed un grande sorriso. Il bambino sorrise a sua volta, e guardò curioso il mimo, facendo un passo verso di lui. Il mimo lo osservò per un lungo istante, e poi fece un cenno, di quelli che senza parole dicono “ecco, ho capito”. E molto lentamente, fece un ampio movimento delle braccia, chiuse gli occhi, e le mise in verticale, perpendicolari al terreno, le mani tese verso l’alto. Il bambino sbattè le palpebre, e quando le riaprì, il mimo non c’era più. Al suo posto, in quell’angolo della piazza, si ergeva una torre, le mura fatte di pietre enormi ed antiche, e tra le fessure cresceva un rampicante dalle foglie verdi e dai fiori gialli. Ed era così alta che il suo tetto faceva solletico alle nuvole.

Il mimo, senza aprire gli occhi, avvicinò le mani sopra la testa, piegò le dita ad angolo retto, di modo che i polpastrelli si toccassero mentre i palmi stavano distanti. Ed ecco che nella torre si aprì, in alto, una finestra.

Il bambino non credeva ai suoi occhi. Si voltò verso i genitori, che erano lì ad un passo da lui, assorti nello spettacolo dell’incantatore che ora si stava esibendo con un crotalo attorno al collo. Tornò a guardare davanti a sé e con delusione scoprì che al posto della torre era tornato il mimo. Questo, sbattendo le palpebre, gli fece capire che doveva fare altrettanto. Così fece il bambino, e di nuovo si trovò ai piedi della torre. Il mimo rimise le mani come prima, ma questa volta portò il pollice nello spazio tra i palmi, muovendolo avanti ed indietro.

E nella finestra comparve una principessa, bella come le principesse delle fiabe, perchè…va bene, va bene, vado avanti, che lo sapete.

Il mimo quindi spalancò le braccia, flettendole poi come ali, ed incurvando la schiena fece un passo verso il bambino. Ed ecco che nel cielo apparve un enorme drago, d’un buffo verde pisello, col ventre giallo. Il bambino ebbe un sussulto, strinse forte gli occhi e li riaprì per trovarsi di nuovo nella piazza. Il mimo si portò la mano destra alla cintura, sul fianco sinistro, e con gesti marcati sfoderò una spada inesistente. Con un inchino la porse al bambino. Quindi, passandosi una mano davanti agli occhi, gli fece capire che doveva chiuderli di nuovo. Il bambino ubbidì, e quando li riaprì, teneva nella mano destra una spada. Sentiva il peso del metallo (anche se riusciva ad impugnarla senza fatica, perchè anche uno sciocco avrebbe capito che si trattava di una spada magica) e sentiva il morbido cuoio che ricopriva l’elsa stretto tra dita e palmo. Davanti a sè c’era ancora quel drago, ma ora lui era armato, ed avrebbe potuto salvare la principessa, come gli eroi delle fiabe che gli raccontava sua mamma! Armato del coraggio di un paladino di cinque…sei…non importa, siamo d’accordo, vero? armato, dicevo, del coraggio di un giovane paladino (molto giovane, invero) si produsse in un affondo magistrale, trafiggendo il ventre del drago con un sol colpo. Il mimo piroettò due volte su sé stesso, ed il drago davanti al bambino scappò in cielo salendo a spirale fino a sparire alla vista.

Il bambino urlò trionfante, mentre il mimo, dopo aver unito le mani davanti al volto, le aprì come le due ante di un portone, dal quale uscì la principessa.

Il mimo dapprima schioccò le dita, e la principessa diede un bacio sulla fronte del piccolo eroe; dopodichè unendo velocemente indice e medio tagliò l’aria davanti a sè, e la principessa regalò al prode bambino una ciocca dei suoi capelli, come segno di eterna gratitudine per averla liberata dal drago.

Il mimo sorrise.

La principessa sorrise.

E, d’incanto, svanì.

Il bambino restò a bocca aperta a fissare il mimo. E proprio in quel momento, sua mamma si voltò, vedendo che si era allontanato di qualche passo lo richiamò allarmata e lo prese per mano, lanciando un’occhiataccia al mimo, che contraccambiò con una delle sue solite smorfie per gli adulti. Mentre al bambino che si allontanava, camminando con la testa voltata indietro, fece un profondo inchino, prima di ritornare nella posizione iniziale e restare immobile di nuovo, fino al prossimo spettatore.

Quella sera la mamma chiese almeno dieci volte al bambino da dove venisse quella ciocca di capelli dorati, legati da un nastro giallo e verde, che aveva in tasca. E tutte le volte, il bambino glielo spiegò accuratamente, ma la mamma era un’adulta, e gli adulti, sappiamo, non vedono ciò che vedono i bambini, e non sapendo vedere la verità, rimase per lei un mistero.

La storia è finita, tornate pure alle vostre chiacchiere, alle vostre burle, ed ai vostri boccali. Lo so che state pensando che mi sono inventato tutto, ché siete adulti, e lo sapete che è solo una fiaba.

Ma se siete ancora un po’ bambini, saprete anche che ora, in questa fiaba, per un poco, ci siete stati anche voi. E allora, forse, anche se è passato tanto, tanto, tanto tempo, la magia non è scomparsa del tutto…

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Discussioni

  1. Grazie Sergio per avermi fatto sentire di nuovo bambina, alla fine avrei potuto dire…un’altra, un’altra! La voce narrante è molto coinvolgente ed è tutto molto sognante ed originale e non era facile perché in quel paese lontano lontano e in quella piazza ci siamo stati tutti, ma era come esserci stati per la prima volta, una magia! Ne hai altre, vero? 🙂

    1. Grazie per il commento, Maria Anna! 🙂 che belle le tue parole, mi fanno davvero piacere perchè è questo il tipo di reazione che cercavo! la voglia di sognare, di abbandonarsi al narratore, di immergersi nella magia della fantasia… e dici bene, dici davvero bene: tutti siamo stati in quella piazza, ed ogni volta è come la prima 🙂
      Per le magie…chissà! 🙂 la magia cerchiamo tutti assieme di non lasciarla mai estinguere!

  2. Ma che bella fiaba, Sergio. Complimenti veramente! Avevo già letto qualcosa di tuo, ma non sapevo che scrivessi cose anche di questo genere. Mi hai spiazzato. Per me: LAB superato alla grandissima!

    1. Grazie Ivan, e felice di averti sorpreso! ?
      Dunque, io sono l’indecisione fatta persona, ma la cosa può avere dei vantaggi: ad esempio, quello di spingermi a provare generi diversi! ??? Anche se probabilmente il fantasy è quello a cui sono più legato.
      Grazie per essere passato e per commento!

    1. prego! ora ti tocca anche ascoltarlo 🙂 io l’ho scoperto, oltre che in brani puramente medievali, anche su palchi di gruppi folk metal, come gli Eluveitie (svizzeri) ed i Folkstone (italiani), per dirne un paio 🙂

  3. Ciao Sergio, anche in questo racconto il tuo Ranuncolo interiore emerge con passione 😀
    Antiche o moderne, le storie devono essere raccontate da una voce che sappia dare loro il giusto lustro e la tua possiede questa magia. In questa hai incantato il bambino che c’è in noi, non vedo l’ora di scoprire dove ci condurrai nella prossima.

    1. Ti ringrazio tanto, Micol! credo che non potessi farmi miglior complimento (anche se ne ho di strada da fare per meritarmelo davvero! diciamo che mi sento un “bardo di livello 3”, ecco! ). In questo racconto ho provato a mettere due ingredienti principali, in effetti. Uno è la capacità dei bambini di creare con la loro immaginazione. Una cosa che non dobbiamo perdere, e che su EdizioniOpen sicuramente coltiviamo! 🙂
      L’altro è appunto un omaggio alla figura del cantastorie, al nostro “Ranuncolo” 🙂 volevo in qualche modo animarlo, volevo che questo brano il rapporto voce narrante – lettore fosse esplicito, diretto. Come se non fosse il lettore a leggere il racconto, ma fosse il narratore a raccontarlo al lettore.
      Ripeto, tra intenzione e risultato c’è un abisso, ed è tutto sicuramente migliorabile, ma spero di essere riuscito per un po’ a farvi sentire la voce di Ranuncolo 🙂

  4. Bravissimo Sergio, un bellissimo Lab e una bellissima storia, proprio come piacciono a me, magiche e semplici, come lo sono le favole più belle.
    GRazie per avermi trasportato nel tuo mondo magico.
    Al prossimo viaggio.

    1. Grazie Alessandro! l’intenzione era propio quella, provare a trasportare il lettore altrove, di fronte al narratore, per ascoltare la storia dalla sua voce e sentirsene parte. La storia poi ha avuto un genesi buffa: zero idee, e poi d’un tratto, eccola là. Come per magia 🙂 Grazie per aver fatto un salto nella piazza del paese magico! 🙂

  5. Posso dirlo? Un racconto meraviglioso che mi ha fatto tornare bimbo, che mi ha fatto riscoprire il potere immenso della magia, la magia eterna dell’immaginazione e dello stupore, cose che solo un bimbo può possedere, ma che gli adulti possono, in un certo verso, ritrovare dentro i loro cuori. Bellissimo il modo di introdurre il mimo, nonché la bravura con cui hai gestito la teatralità del racconto, proprio come un dialogo diretto con noi adulti che abbiamo perso il nostro essere bimbi e il suo potere di produrre fantasia. Grazie davvero per questa bella e originalissima lettura😊, complimenti!

    1. Grazie di cuore, Antonino, sono davvero contento che tu abbia provato queste sensazioni leggendolo! 🙂 E grazie per aver sottolineato questi aspetti! “la magia eterna dell’immaginazione e dello stupore”. Ecco, è una descrizione perfetta.
      Per il dialogo diretto col lettore, l’intento è proprio quello di parlare agli adulti, andando a cercare il bambino. E ho giocato “facile”, perchè qua, in tutti noi che amiamo scrivere e leggere, la fantasia di sicuro non è spenta! 🙂 Grazie!

  6. Allora… questo racconto mi è piaciuto proprio TANTO… ma tanto, tanto, tanto! E non perché mi hai citato anche i dervisci (mitico), o i sitar e le ghironde. No, non solo per questo almeno! Questo librick è un concentrato di… possibilità, un mezzo grazie al quale hai potuto veicolare significati potenti… reali… veri! La fantasia, l’altra faccia della medaglia che in questa vita, spesso e volentieri, non vogliamo mai considerare. Eppure c’è, è lì, la vediamo, a volte è quasi palpabile… eppure niente. Cos’è allora un bambino se non un essere puro che non ha avuto ancora la disgrazia di farsi ottenebrare la mente? Cos’è un bambino se non un essere perfetto dotato della forza più immane di sempre? La fantasia, l’anima nobile che governa il mondo.
    Grazie per questa lettura, Sergio! 🙂 Davvero complimenti. 🙂

    1. Cavoli…sono lusingato, e non lo dico così per dire…Grazie davvero per il commento! Ti ho detto la genesi casuale di questo racconto…è nato così, e ci è finito dentro un po’ di tutto. Ah, grande che hai apprezzato i dervisci (merito di Battiato, di D&D e dei Behemoth) 😉 Volevo che si creasse un rapporto il più diretto possibile tra narratore e lettore, per ricreare (in piccola parte, magari anche solo una scintilla) la magia che c’è tra mimo e bambino. Per tener viva la fiamma della fantasia. Che qua, possiamo dirlo con un gran sorriso, ha tante persone che la alimentano – e tu sei sicuramente tra quelli che la ravvivano di più, quindi a maggior ragione, grazie, grazie davvero per aver apprezzato questo racconto, e per l’entusiasmo con cui ne hai colto il messaggio! 🙂

  7. Che bella questa fiaba, con una voce narrante davvero rassicurante. Siamo fortunati noi, che con i nostri voli di fantasia, non ci siamo scordati neanche per un attimo di continuare essere bambini. Ben scritto e perfettamente attinente al tema. Molto bravo 👏 … a già la magia ESISTE ma non dirlo troppo in giro 😉

    1. Ciao Virginia, grazie davvero per il tuo commento! 🙂 e davvero, fortunati – e anche un po’ bravi, dai! – noi che teniamo sempre attivo il bambino! Sulla magia: tranquilla, terrò il segreto! 😉

  8. A volte, una storia come questa è quello che ci vuole. I bambini vedono cose che da adulti dimenticheranno. La magia, l’impossibile. Conservare l’arte della meraviglia è un nostro dovere.

    1. Ciao Dario, ti ringrazio! la frase finale del tuo commento è il mio Credo 🙂 grazie per averlo sottolineato!! 🙂

  9. come l’amore, la magina non esiste in natura. la si deve creare. si fa all’amore, si fa un po di magia. e per farlo, tendenzialmente, bisogna essere in due. mimo e bambino sono la magia della fantasia, l’uno che la evoca, e l’altra che la fa volare. stupendo

    1. Che bella la tua analisi, Antonio, grazie davvero! 🙂
      anche io la penso proprio così : ) Grazie!!

  10. La magia che c’è nell’essere bambini! Bello il fatto di avere dato un taglio fiabesco al racconto. Sai come tenere alta l’attenzione, interloquendo di tanto in tanto col lettore. Quando si avverte il desiderio di arrivare alla fine, per scoprire come terminerà (così come è stato per me) significa che l’esperimento è riuscito. I miei complimenti! Alla prossima 👍

    1. Grazie mille Cristina! 🙂
      ogni tanto ce l’ho come vizio quello di sfondare la quarta parete, l’ho usato (forse troppo spesso) anche in altri racconti, ma in questo caso volevo proprio che l’intero racconto apparisse come una fiaba raccontata in maniera diretta al lettore. Sono contento quindi che il nostro narratore sia riuscito a tenere vivo il tuo interesse fino alla fine. Grazie! 🙂