La malia della Malaluna – Hipster
Serie: Amori diafani
- Episodio 1: Xenu. Il governatore – Atto I –
- Episodio 2: Xenu. Il dominatore – Atto II –
- Episodio 3: Xenu. Il creatore di grappoli – Atto III –
- Episodio 4: La malia della Malaluna – Mattina
- Episodio 5: La malia della Malaluna – Pomeriggio
- Episodio 6: La malia della Malaluna – Sera
- Episodio 7: La malia della Malaluna – Pizza
- Episodio 8: La malia della Malaluna – Hipster
STAGIONE 1
Sistemate le lenzuola e collegata la console, apro le tende dell’enorme finestra accanto al letto: copre l’intera parete, ha un’intelaiatura in alluminio anodizzato color ottone che la suddivide in tre finestroni.
Dietro un paio d’alberi sta sorgendo una splendida luna arancione.
«Cazzo…» sussurro.
«Ma che spettacolo.» dice lei rapita.
«Eh?» gracchio preso alla sprovvista.
«I colori. Il blu e l’ocra, si stanno esibendo in una danza davvero conturbante.» fa lei poggiando una mano sul mio braccio.
«Colpa della Malaluna…» la informo, ma è più un mio promemoria.
«La che?»
«Niente, giochiamo?» avvicino la cassettiera con il televisore ai piedi del letto, accendo la Playstation che ci saluta con il classico suono: orchestrale all’inizio e misterioso sul finale. Daria si sbottona i jeans, si sfila le sneakers, mentre io deglutisco aria densa e regolo il volume.
«Hai dei pantaloncini? Un paio di boxer da poter mettere? Non mi piace stare su di un letto con i pantaloni che hanno toccato la moquette del tuo negozio…» si sfila l’indumento e io scorgo i glutei, le cosce e i polpacci tonici e rotondi, calzini con sottili righe bianche e nere.
Il cuore inizia a battere in sette quarti e la sensazione di pace e tranquillità svanisce.
Ti amo Manino.
Mi alzo e cerco nel primo cassetto, trovo i dei boxer neri in tessuto sintetico.
«Prova questi, in alternativa te ne cerco un paio rossi dello scorso capodanno…»
«Andranno benissimo.» li prende e inizia a infilarli, la musichetta di Final Fantasy riempie la stanzetta: un semplice arpeggio e una scala discendente di flauto.
Daria indossa un paio di mutandine particolari, le osservo mentre tira su i miei calzoncini, somigliano a una via di mezzo tra slip e culotte, neri senza inutili decorazioni. Le delineano il sedere in un modo che trovo smisuratamente piacevole.
Deglutisco una manciata di sabbia o forse è limatura di ferro, non lo capisco. .
Si sdraia a pancia sotto prendendo il joypad grigio per poter controllare il personaggio:
Cloud Strife scende con un balzo da un treno dall’aspetto moderno, ma allo stesso tempo antiquato, la sua missione è far saltare il reattore che sta prosciugando il pianeta della sua energia vitale: il Mako. È un mercenario a cui frega poco del destino del mondo e aiuta un manipolo di ecoterroristi, gli Avalanche, solo per tornaconto personale.
«È una merda! Non gli frega niente del suo mondo.» dice Daria girandosi accigliata.
«Aspetta, aspetta. Fa la parte del soldatino senza scrupoli, ma vedrai che le cose cambieranno.» Le dico accendendo il ventilatore a piantana e puntandolo sul letto.
Mi giro a guardare la pericolosissima luna piena: ha superato gli alberelli che ne limitavano il potere e adesso si staglia indisturbata a lato del finestrone centrale.
«Pensavo fosse più complicato da gestire.» dice quel bel sedere avvolto in un intimo maschile, mentre si sposta agile tra le voci dei complicati menù del gioco.
«Sei già abituata agli altri capitoli…» mi sposto sul bordo del letto così da nascondere quella distrazione tondeggiante alla vista.
Parliamo della trama, della grafica 3D, della sua avversione per la maestosa reggia che la ospita, mi chiede di Giada e poi si tuffa nei film visti di recente, ridiamo descrivendo le scene de Il grande Lebowski, di Ben Stiller in Tutti pazzi per Mary. Cloud avanza e fronteggia le sue prime battaglie.
Arriva al cospetto del primo miniboss, un robot scorpione agguerrito.
Viene eliminata, così ricomincia poco più indietro.
«È debole alla magia elettrica… usala.» le suggerisco.
«Devo usare Bolt?» chiede lei “sfanculando” il suo nemico con un tono sexy.
«Tu che dici?» non faccio in tempo a chiederlo che il povero Cloud muore ancora una volta. .
Si alza, mi passa il controller: «Vado a fare pipì, me lo superi tu? Per favoreeee…»
Sospiro come se mi costasse fatica: «Va bene, ma sarà l’ultimo aiuto che ti concedo.»
Mi bacia sulla tempia: «Grazie.» scende le scale e chiude la porta del bagno.
Sconfiggo il guardiano scorpione con l’aiuto di Barret senza nessun problema, un paio di colpi ben assestati e il nemico è sistemato.
Daria ritorna salendo piano sul letto. Io sono seduto a terra catturato dall’esplosione del reattore.
«Abbiamo fatto saltare Mako uno, siamo sul treno che ci riporta al quartier generale degli Avalanche e qui sta per iniziare lo spiegone…»
Delle dita tremolanti mi sfiorano la nuca.
«Che fai?» le chiedo girandomi con un sorriso ebete. .
La mente impiega qualche secondo per visualizzare l’assenza di parti essenziali nel vestiario della mia giovane amica.
Chiudo gli occhi accompagnato dalla colonna sonora ritmata del gioco, li riapro spostando lo sguardo su quella luna allusiva.
Ty alo Malone.
Torno a guardare Daria. Ha un’espressione seria e al tempo stesso languida.
Lo sternocleidomastoideo le si irrigidisce per un istante. I suoi seni sono inaspettatamente grandi, la luce della luna ne delinea un lato con un riflesso dorato, il bagliore azzurro della televisione ne evidenzia le rotondità dal lato opposto e suggerisce una texture vellutata della pelle, ha i capezzoli scuri, con areole ampie e tondeggianti. Torno a deglutire puntine da disegno o forse sono frammenti di vetro.
Barret attende la risposta di Cloud che tarda ad arrivare, mentre io striscio da terra e porto il sedere sul letto, le mani di Daria si protendono verso il mio torace, afferrano incerte la maglietta che indosso e la sfilano con una facilità sorprendente.
Non riesco a pensare a niente, solo schegge caotiche di una giornata senza senso che si sovrappongono confuse: la pioggia, i lampi, i capelli di Nene, le pile infinite di videocassette da rimettere sugli scaffali, il volto di Giada, gli occhi di Daria color nocciola pulsione, le mie mani che accarezzano i seni più grandi mai toccati, Irene che sussurra “maniaco”, Giada che urla “vaffanculo”, delle costole da baciare dolcemente, le scapole tra le mani e un piccolo neo al centro della schiena, la luna che irradia la sua malia impietosa e la faccia che affonda spostando quella massa morbida e al contempo soda, il torace sfiorato dalle labbra vibra e sussulta, è tutto banale istinto… il sangue fluisce via disattivando i circuiti logici.
Maledico la Malaluna.
NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Barret Wallace attende che il mercenario Cloud Strife confermi il suo aiuto agli Avalanche per far saltare tutti gli otto reattori. Non credo otterrà mai una risposta.
Continua...
Serie: Amori diafani
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- Episodio 6: La malia della Malaluna – Sera
- Episodio 7: La malia della Malaluna – Pizza
- Episodio 8: La malia della Malaluna – Hipster
Ciao Emi. È una pagina intensa, attraversata da una tensione sempre più difficile da contenere. Il desiderio emerge attraverso esitazioni, pensieri interrotti, dettagli fisici e improvvisi scarti interiori.
La tua scrittura ha un ritmo nervoso, febbrile, capace di mescolare ironia, imbarazzo e turbamento senza perdere naturalezza. Si sente bene il conflitto del protagonista. L’attrazione lo trascina, ma insieme restano il senso di colpa, la paura di oltrepassare un limite, la consapevolezza confusa di essere dentro qualcosa di più grande di lui.
Mi hai lasciato una sensazione di vertigine, come se tutto accadesse in pochi istanti e allo stesso tempo restasse impresso con una forza quasi dolorosa. Bellissimo♥
Un tuo commento lo leggo una volta, lo lascio fluire, decantare e poi lo rileggo una seconda e una terza volta con un sorriso sciocco e con lo sguardo che si fissa su parole come “ritmo”, “mescolare” e “vertigine”. Riesci a regalarmi delle scosse elettriche di piacere diffuso e gentile. Mi fai sentire come se avessi elaborato qualcosa di profondo… ma mi giro e rivedo quel me stesso inetto che non sa che pesci pigliare, non trova neanche le parole e rido per la mia goffaggine. Sono davvero contento di essere riuscito a trasmettere tutta la mia insicurezza di quelle prime esperienze. E sono davvero onorato di leggere le tue parole. ❤️ Grazie mille Cri.
Caro ex vicino di casa… ero anche cliente di quel blockbuster… chissà quante volte ci siamo visti! Tra l’altro, scrivi anche molto bene
Ciao Marco! Ma daaaiii? Sicuramente ci saremo incrociati un sacco di volte. Mi divertivo un casino in quel negozio, poi mi hanno offerto il posto da Mediaworld davanti al Centro Giotto con uno stipendio decisamente più alto e mi sono messo a vendere computer. Bello anche lì, ma da Blockbuster passavo le nottate a guardare film e mangiare le coppette di gelato della Häagen-Dazs…
Grazie davvero di cuore Marco!