La malia della Malaluna – Sera

Serie: Amori diafani


Alla richiesta della mamma di Irene, Daria s’irrigidisce per un secondo esatto: «Sto andando dalla zia, la sorella di papà, visto che i miei sono fuori Padova. La ringrazio signora, ma sono praticamente arrivata.» mente spudoratamente.

NELLA PUNTATA PRECEDENTE: L’equilibrio precario dei sentimenti che si contrastano tra loro, accende aree del cervello che, non essendo abituate alla luce, rimangono abbagliate e si paralizzano… come un cervo che attraversando la strada incrocia un’auto: immobilità tonica la chiamano.

Irene intanto apre lo sportello del passeggero con una faccia funerea.
Poi torna indietro e mi bacia su una guancia sussurrando un “vaffanculo” quasi sexy.
Si avvicina alla compagna di banco e sussurra anche a lei qualcosa di più articolato del mio invito a ricercare un rapporto anale. Altro colpo di clacson.
«Seee! Go capio!» urla la madre di Irene, allontanandosi con la figlia nera di rabbia.

«Tu dove abiti?» chiede Daria guardandosi i piedi.
«In via Pietro Selvatico, a un chilometro dritto per di qua… in un appartamentino orribile, piccolo e disordinato.»
«Non ti dà fastidio che una bocciassa venga a romperti le scatole.» chiede imbarazzata.
«Se devo essere sincero, mi metti un po’ in difficoltà… più tardi mi chiamerà Giada, mi terrà al telefono per sapere come sto e cosa faccio e tutte quelle smancerie sdolcinate dei fidanzatini ed io non potrò dirle che ho una ragazza in camera da letto che gioca con la Playstation, non credo capirebbe.»
«Se vuoi vado via… ma ti prometto che non dirò una parola. Mi basta… non mi piace restare da sola in casa. Non respirerò nemmeno, te lo giuro.» ha un tono sofferente.
«No, ormai sei mia prigioniera. Che pizza vuoi?»
Il suo volto s’illumina alle mie parole.
«Gorgonzola, speck e noci.» dice con tono squillante e affamato.
«Azzooo, la signorina sa il fatto suo. Io sono un tradizionalista, prenderò la mia solita Norma.»
«È quella con le melanzane, vero?»
«Già, già. Pomodoro melanzane fritte e ricotta salata.» sottolineo così le mie origini siciliane.
«Metà e metà?»
Sorrido emozionato alla sua proposta, Giada mi avrebbe ringhiato contro se le avessi suggerito una simile eventualità.
Daria gira attorno alla bicicletta e mi prende saldamente per un braccio, ha un’espressione felice con due guance rosse che nemmeno la sua pelle olivastra riesce a mascherare. .
La mia preoccupazione però non diminuisce affatto, anzi si acuisce di una tacca. .

Il portone del palazzo, dove vivo in affitto, cigola in modo singolare: sembra la risata di una signora molto anziana.
«Inquietante il tuo portone sadico.» commenta Daria guardando le finestre della palazzina che mi ospita. Chiudo la bici sulla rastrelliera e apro la porta.
«Il mio appartamento è un buco, ti avviso. Non aspettarti sale da ballo e candelabri in cristallo…» la preparo psicologicamente all’impatto di una singola stanza soppalcata, un piccolo frigo dove a stento entrano tre bottiglie sdraiate e un misero fornello con quattro fuochi e senza forno, un bagno con doccia e una camera da letto al piano superiore.
«Io odio casa mia. Odio tutti quegli orpelli liberty, mi sento la principessa di Stocazzo. Sono sola dalla mattina alla sera e quando vengo in negozio da te, mi sembra di… come se tornassi a respirare. Non mi sento scacciata o derisa o messa da parte. Mi tratti come se fosse piacevole la mia compagnia. Potresti vivere in un bidone della spazzatura, sarei felice ugualmente.»
Parla stringendo i pugni, ogni parola le costa dei preziosi frammenti d’anima.
«Ho una paura fottuta delle blatte… non potrei mai vivere in un cassonetto.» le rispondo serafico.
«Sei un cretino.» dice scontrosa, ma mi afferra il braccio e lo stringe con delicatezza.
«Dai, presentami Cloud Strife, il mio futuro marito…» Daria mi strattona con vigore.
«Sarà una battaglia all’ultimo sangue contro le tue rivali. Aerith e Tifa sono due ossi duri da affrontare.»
Il mio appartamento era alla fine di un lungo corridoio rosso alla Shining.
«Non ricordo quanto casino ho lasciato questa mattina…» giro la chiave e apro la porta facendola entrare.
«Pensavo peggio.» esclama guardandosi intorno.
«E sopra?» sale i dieci gradini in un lampo.
«La stanza delle torture. Ci tengo le teste delle ragazze che cadono nella trappola di Final Fantasy.»
«Che figata! La finestra è gigantesca.»
«Mi piace mostrare il sedere avvolto dai boxer ai vicini mentre dormo.» le urlo nascondendo un paio di pantaloni e una maglietta del giorno prima.
«Ma hai un sacco di console. Anche lo SNES.» il tono era quello dei bambini in un negozio di giocattoli.
«Nell’armadio ci sono tutti i giochi, la prima anta vicino alla porta.» controllo in modo rapido oggetti o indumenti fuori posto, per passare poi al bagno. L’avevo pulito la mattina prima di uscire, ma un secondo check non può far male. Il rotolo della carta igienica è con gli ultimi foglietti, ne prendo uno nuovo e lo sostituisco.
«Secret of Mana? Chrono Trigger?» fa lei meravigliata.
«Sono gioielli. Tra i più belli cui abbia mai giocato.» faccio io sollevando il suo zainetto da terra e posandolo sul piccolo divano multicolore.
«Sono in versione americana. Tu hai l’adattatore per le cartucce?»
«Figurati, non ho niente io…» si sente il rumore come di una persona che si lascia cadere su di un letto.
«Vuoi qualcosa? Io non ho granché in frigo… aspetta, ho un mezzo limone fossilizzato, due lattine di birra, una bottiglietta di Fanta e dell’acqua frizzante.» piegato a novanta sul piccolo elettrodomestico, mi domando quanto potrà risentirne il mio fisico in futuro con una dieta a base di tramezzini del bar della stazione, qualche panino o, quando andava di lusso, una cena al ristorante cinese.
«Mi piace casa tua.» fa lei piano, una mano che scorre lungo la mia schiena con la delicatezza di una piuma.
«Sul serio? Irene mi ha rivelato che tu stai in una specie di reggia di Caserta, mille stanze, letti d’oro a baldacchino, concerti da camera con musicisti in carne e ossa, ogni strumento musicale mai creato dall’uomo…» forse uso un tono un po’ troppo ironico.
«Ho paura di casa mia, è gigantesca, è vuota… fredda e morta… La sala della musica è il mio incubo. Sai quanto mi sono dovuta esercitare con quel cazzo di pianoforte? Ogni giorno da quando avevo cinque anni. Sai cos’è la tenosinovite stenosante?» mi chiede a freddo.
«Sì certo, una sorta di velociraptor, ma dotato di un piumaggio blu elettrico…» faccio io sicuro.
«Scemo! Sono le dita a scatto, mi si bloccano, rimangono piegate…» mi mostra l’anulare e il medio piegati come il gesto di un uomo ragno indeciso.

Continua...

Serie: Amori diafani


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Discussioni

  1. Ciao Emi. Qui ho provato una sensazione molto intensa di tenerezza e malinconia. Dietro i dialoghi ironici e un po’ sfrontati si sente una solitudine profonda, soprattutto in Daria, che sembra cercare non tanto un posto dove stare, ma qualcuno con cui sentirsi finalmente al sicuro.
    Mi piace molto il contrasto tra il tono leggero, quasi comico, e il dolore che emerge a tratti, senza essere spiegato troppo.
    La scena sembra semplice, quotidiana, ma in realtà racconta un bisogno enorme di affetto, ascolto e normalità.
    Una storia che continua a essere bellissima ♥

    1. Ma Criiiiiiii! AW! ❤️ Oh, mi sono permesso di chiamarti Cri, perché quando ti leggo ti immagino al mio fianco e ho sempre la sensazione di poterti trattare come una amica a cui sono molto affezionato.
      In caso contrario, la prego di perdonare l’impudenza, mia splendida signora Pezzotti. 😀
      Nella mia vita ho incontrato un bel po’ di gente che per un motivo o per un altro mi hanno sempre trasmesso sensazioni che spaziavano dall’infinita “scemunitaggine” che si può tradurre con frivolezza estrema, alla indicibile tristezza. Daria tende più al lato Blu dell’animo umano, è… beh, adesso è diventato decisamente un “era” triste a causa di un lato poco comunicativo, quindi tendeva ad allontanare chi provava ad avvicinarla… soprattutto l’ho conosciuta in un periodo particolare di condizioni familiare precaria, ma dietro quella sua ricerca di affetto sincero, ho avvertito una resistenza nel carattere che mi ha sempre dato delle belle prospettive. Comunque tieniti forte per il prossimo episodio.

    1. Aw! ❤️ Laura…. se avessi il potere di capire perché le persone non provino neanche a immedesimarsi nello stato d’animo di chi dovrebbero amare anche solo per fare un tentativo di afferrarne i sentimenti, cercherei di convincerle con ogni mezzo che basta un briciolo di empatia, un “cincinino” e le cose funzionerebbero decisamente meglio. Ma è solo una mia stupida idea. ❤️Grazie mille per la lettura.