La mamma e la Madre

Serie: Crazy Train #1


Il Figlio-Morgenstein ricorse alla memoria dell’ospite che aveva assimilato per imporre ai muscoli del suo viso quella che gli sembrava essere l’espressione più adatta per calmare Jerry. Il ragazzino sembrò rasserenarsi per un istante, poi il suo sguardo si posò sul letto, dove le spoglie delle sue gambe si stavano dissolvendo in una poltiglia violacea.

Abbassò lo sguardo verso il pavimento: sedeva sostenendosi con le braccia, mentre entrambe le gambe terminavano appena sotto l’inguine in una lacerazione da cui pendevano filamenti nervosi, tendini, vene ed i due monconi frastagliati dei femori.

Nonostante non sentisse alcun dolore, la vista del suo corpo così orrendamente mutilato fu insopportabile per la sua mente di bambino, ed abortendo un tentativo d’urlo che si risolse in un flebile sospiro, perse i sensi.

« Cosa succede? Jerry, Jerry, Apri la porta, ti prego!»

Urlava Adeline dal corridoio

«E’ tutto a posto, cara, sono qua io»

Rispose con una calma che strideva con la situazione la voce di Howard.

«Howard?! cosa ci fai qui? non eri a Quantico? oddio, cosa succede lì dentro? Apri, ti prego!»

«Stai calma, ora ti apro, è tutto a posto adesso»

Prima di avviarsi verso la porta, il Figlio-Morgenstein rigurgitò della bava sui moncherini di Jerry. Quindi, lentamente, si avviò alla porta.

Appoggiò la mano sulla maniglia e la aprì senza fatica. Adeline si precipitò dentro, correndo verso il figlio svenuto. Giaceva su una pozza di una strana sostanza viscosa, e dai corti pantaloncini del pigiama di Capitan Waterproof si allungavano due gambe un po’ troppo pallide, ma la donna non vi fece caso.

«Ma porca puttana, Howard, cosa cazzo è successo qui?» Strillò.
«Cosa è successo a nostro figlio, e come hai fatto a tornare da Quantico?»

Il Figlio-Morgenstein le si avvicinò lentamente, mentre la sua mente scandagliava quella di Howard alla ricerca delle informazioni che gli servivano.

«Stai tranquilla,» gli artigli della sua mente trovarono nei ricordi di Howard il nome, «Adeline, Jerry sta bene. Il fatto che abbia perso i sensi è un effetto collaterale di ciò che abbiamo fatto stanotte, ma si sveglierà presto, tranquilla.»

«E quel rumore? Quella merda viola sul letto?»

Il Figlio, oscillando tra il mondo degli umani e la dimensione sottile, aveva il vantaggio di disporre di tutto il tempo che gli serviva per pianificare le sue mosse. Nell’unione del suo pensiero con quello degli altri Figli, gli fu chiaro quello che avrebbe dovuto fare.

Rispose quindi alla donna:

«Un seguace di Lord Mazur ha cercato di entrare qui. Probabilmente a Quantico c’è una talpa, devono aver scoperto del nostro progetto ed hanno cercato di farmela pagare prendendosela col nostro Jerry.»

Adeline lo guardava incredula. Prima dunque che lei gli facesse altre domande alle quali sarebbe stato difficile fornire una spiegazione plausibile, proseguì:

«Ma non preoccuparti, il nostro progetto ha funzionato! questa notte segna la fine del culto di Lord Mazur, le menti dei suoi seguaci sono state liberate.»

Cercò, con scarso successo, di dipingere sul volto un sorriso rassicurante. Ne uscì una specie di ghigno sbilenco. Cercando di muoversi nella maniera più fluida possibile, abbracciò la moglie. Lei, dopo un momento di incertezza, ricambiò l’abbraccio.

Il Figlio-Morgenstein avvicinò le labbra a quelle di lei, baciandola. Lei percepì l’innaturalezza del gesto, provò a ritrarsi, ma la creatura la cingeva col braccio sinistro in una morsa dalla quale era impossibile divincolarsi, mentre la mano destra sulla nuca di lei le impediva di ritrarre la testa dal contatto. Sussultò, quando dalla bocca di quello che credeva il marito sentì fluire qualcosa di viscido e gelido. La bava le inondò la cavità orale, ne sentì il sapore metallico sulla lingua, prima che scendesse a riempirle dapprima l’esofago, poi la trachea, e da lì i polmoni, corrodendo uno ad uno gli alveoli. Il suo corpo si agitava in preda a convulsioni, mentre labbra, lobi ed unghie iniziarono ad assumere un colorito viola. Ribaltò gli occhi nelle orbite, e smise finalmente di muoversi. Il Figlio-Morgenstein lasciò la presa, ed il corpo di Adeline cadde a terra, come un pupazzo vuoto, con la bava che la consumava dall’interno. La guardò distaccato: quella pecora non sarebbe stata comunque idonea ad ospitare una larva della Madre.

….

Fuori, l’impulso inviato dai 42 uomini dell’FBI, non solo non aveva ottenuto l’effetto sperato, ma era stato un campanello d’allarme che aveva attivato una reazione di difesa da parte dei Figli: ovunque, nel mondo, l’orrenda progenie della Madre sciamava fuori dalle loro “nursery”, dove erano cresciuti nel corpo di quegli umani che non volevano piegarsi al culto di Lord Mazur, e strisciavano nell’ombra per eliminare tutti gli ostacoli che avrebbero potuto rallentare la realizzazione del Grande Piano.

….

Il Figlio-Morgenstein seppe, tramite il pensiero collettivo, quello che doveva fare. Prese in braccio Jerry, ancora privo di sensi, e si avviò giù dalle scale, e fuori dalla casa.

Lentamente, il bambino iniziò a riaprire gli occhi, e si trovò davanti il volto inespressivo del padre. Si guardò intorno, smarrito.

«Papà…dove siamo? dov’è la mamma?»

La creatura non gli rispose.

«Per favore, papà, ho paura…andiamo dalla mamma!»

Sul volto del Figlio-Morgenstein comparve di nuovo quello che sarebbe dovuto essere un sorriso.

«Certo Jerry, stai tranquillo. Stiamo andando da lei. Dalla Madre.»

L’aria attorno a loro si fece tremolante, e scivolarono nella dimensione sottile.

Serie: Crazy Train #1


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