La missione del tribuno
52 a.C.
Tizio sbadigliò, sentiva la nostalgia dei ludi gladiatori a Roma. Là, nelle campagne della Gallia ci si annoiava. E poi, dopo la vittoria del Divo Giulio ad Alesia, la regione era destinata a essere annessa alla Repubblica romana, quindi non c’era più nulla da fare.
Se ne stava nel praetorium del castrum aestiva che comandava, desiderava che gli portassero da mangiare, aveva richiesto dell’uva e poi voleva che a portargliela fosse una schiava siriaca.
Disteso sul triclino, attendeva.
Quando iniziò a stufarsi, si mise in piedi, si sistemò la toga e andò all’ingresso per avere notizie della schiava.
Come se ci avesse pensato in quel momento, il centurione primipilo stava per entrare e Tizio lo accolse a bocca spalancata:
Non mi aspettavo che fosse lui a dovermi servire.
«Un’emergenza» esclamò il primipilo.
«Non c’è più uva a disposizione». Tizio tremò.
«No». L’ufficiale lo guardò vacuo. «Alcuni exploratores hanno avvertito che si sta avvicinando una banda di Galli. Intendono compiere una scorreria negli oppida vicini. Dobbiamo intervenire».
Tizio deglutì. «Sì, bene, ottimo, pensaci tu». Aveva il grado di tribuno angusticlavio, comandava quella vexillatione, preferiva che a badare al problema fosse un ufficiale anziano come lui.
Sbagliandosi.
«Mi spiace, ma devi essere te a comandare». Forse aveva colto il disagio di Tizio, il quale strinse i denti.
***
Mezz’ora dopo, Tizio in sella al suo cavallo da comando cavalcava alla testa della sua vexillatione. Sentiva la mancanza dei lussi e degli agi a cui la famiglia era abituata. Di rango senatorio. Tizio si era dovuto unirse alle Aquile per fare esperienza, poi sarebbe tornato nell’Urbe a fare la bella vita.
Adesso no.
Avvistò l’orda di Galli, non avevano ancora saccheggiato nessun oppidum. Tizio dispose le centurie sotto il suo comando.
I centurioni erano ufficiali rodati, picchiavano i bastoni di vite sulle ginocchia dei legionari troppo lenti nell’obbedire agli ordini e, quando fu il momento, i due schieramenti si fronteggiarono.
Tizio ebbe il buon senso di disporsi alle spalle dei legionari, i quali brandirono i pila e, all’ordine di sempre loro, i centurioni – compreso il primipilo – che fu: «Tirare», tirarono i giavellotti.
I giavellotti piovvero sui Galli, ferendoli, uccidendoli, i più fortunati si protessero dietro gli scudi su cui le armi da getto si inchiodarono e si spezzarono. Gli scudi erano diventati dei pesi inutili.
Offesi nel loro onore, i guerrieri gallici si lanciarono all’attacco, urlavano, e si scaraventarono addosso agli scuta dei legionari dietro i quali iniziarono a maneggiare i gladi.
Di punta.
Fu una carneficina.
E Tizio, compiaciuto, richiamò il primipilo dicendo: «Ora voglio l’uva».
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Discussioni