La notte

Serie: Cronache di quarantena

Esiste la notte perchè c’è stato il giorno.

Sono due notti che cammina per la città deserta, non avrebbe dovuto, ma l’ ha fatto.

Era di venerdì e poi di sabato e mancavano la vita, la frenesia del fine settimana; sempre l’avevano sorpresa la quantità di gente che si riversava per le strade fino all’alba quasi tutte le sere, le macchine sfreccianti, finanche le persone più in là con l’età che si incrociava di ritorno da qualche bar o nella passeggiata con la brezza notturna.

Una città universitaria allegra e frizzante, apogeo artistico e architettonico meta di milioni di turisti, che sebbene non tanto grande, è popolata da ogni tipo di specie umana in abbondanza.

Ora era deserta e silenziosa. 

Surreale.

Apocalittica.

La magia esotica che l’avvolgeva ora è nera e inquietante.

Procede per le strade che ricordava farcite di gusti e profumi, pullulanti di informazioni, ma non trova niente e nessuno, sente soltanto lo scricchiolio delle proprie scarpe sui ciottoli, il crepitare della borsa di plastica che penzola ondeggiando dalla spalla, e questi suoni discreti si trasformano in rumori assordanti.

Quante volte ha già fatto gli stessi percorsi nelle tenebre, avvolta da magia e da pace, e quante  volte, sobria o meno, ha ammirato in estasi le chiese, i monumenti, le saracinesche abbassate, le piazze deserte, il flusso dell’acqua del fiume, gli arabeschi fitti delle facciate degli edifici, e si è fatta stregare dai dialoghi che intessevano sempre con lei nel silenzio dell’oscurità.

Adesso non parlano, sembra come se siano stati infettati anche loro da questo presente malato.

Suda, cuore in gola, tremiti.

Non sente più l’incantesimo della notte, ma solo paura, non di essere rubata o importunata, quello no, nessuno si avvicinerebbe, ma che la polizia possa scoprirla e punire la sua ribellione, che quell’energia sinistra si incorpori in lei, che i sussurri dietro i battenti siano critiche e proteste invidiose.

Sarà proprio che è l’unica in tutta la città in giro?

Si pente di trovarsi in quella situazione, ma doveva, era un viscerale richiamo dall’ ignoto.

Un taxi attraversa il corso.

Un ragazzo cammina quasi barcollante in lontananza.

Procede rapidamente, si intrufola per le viottole del quariere zingaresco, lì la pattuglia non può accedere. Le sembra di essere in un coprifuoco.

Il cuore torna a battere a un ritmo tranquillo. In questa piccola oasi ecco apparire un signore che sta aspettando che il cane faccia i suoi bisogni, proprio davanti alla porta della sua casa, ma si rintana dentro casa al vederla.

Avanza. 

Una donna prende l’aria seduta sugli scalini in mezzo alle casette tutte bianche del quartiere.

Non è troppo tardi, sarà mezzanotte, forse è preda di un incantesimo; sente voci, ascolta musica, ma provengono tutte da dietro le finestre, i vetri aperti o socchiusi.

Manca poco all’arrivo a casa, ha scoperto almeno anfratti nuovi perdendosi in fuga dalla polizia. Un gruppo di tre giovani dallo stato dubbiosamente alterato, che potrebbero essere stranieri, e nomadi perchè pieni di zaini attorno a loro, siedono davanti alla fonte della piazzetta.

Sono teneramente come in un’allucinazione, l’unico ricordo dell’antica normalità.

                                                 

Serie: Cronache di quarantena
  • Episodio 1: Quarantena
  • Episodio 2: Al supermercato
  • Episodio 3: Buona Pasqua
  • Episodio 4: La notte
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