La partita a poker di LeopErdo

Serie: Racconti da quarantena - prima parte

Austin, Texas. Ore 23:30 di un piovoso giovedì sera.

Nel piccolo retrobottega di un insospettabile negozio di alimentari sempre aperto, un individuo strano, dall’aria seria e minacciosa, sembra proteggere qualcosa. Una piccola porta scura, unta e poco pulita, nascosta tra gli scaffali ricolmi di cibarie e bibite gassate. Qualche mosca disegna traiettorie rumorose attorno alla piccola lampada al neon che getta uno spiraglio di luce in quello stanzino buio.

La guardia si sposta appena arrivano gli ospiti della serata e li accompagna oltre la porta scura, dove una lunga scala conduce ad una stanza segreta.

Sul tavolo tutto è pronto per la partita di poker, Texas hold’em, mentre al bancone di un bar improvvisato ma ben fornito, il cameriere prepara cocktail di ogni tipo. Nell’aria, l’odore intenso dei sigari cubani portati lì di contrabbando.

I giocatori prendono posto, ciascuno secondo uno schema preciso, rodato, concordato.

Il più grosso è sicuramente Joe Mc Maloney, il capo della brigata, adito soprattutto al gioco di carte, al fumo e alla compagnia delle belle ragazze. Nella vita si occupa di commercio, e ha costruito un impero dal nulla. Per quanto la sua condotta sia spesso giudicata immorale, i suoi comportamenti sono sempre stati legali, e quindi risulta pulito, incensurato, e gode di ottimo rispetto. Alla sua destra Phil O’Bryan, irlandese di origine ma americano a tutti gli effetti. Lui gestisce un autonoleggio e si sospetta che utilizzi la sua attività per ripulire i soldi di un amico non proprio santo agli occhi della legge. Indagato e osservato speciale, non ha mai fatto un passo falso. Subito accanto ecco Marina De Laurentis, unica donna del gruppo. Docente di matematica ha la passione per le carte, ed è anche un ottimo baro. Vince sempre lei, e Joe la lascia fare. Accanto a lei, trova posto Leo: un leopardo che nella vita non si sa bene cosa stia facendo. Alto e magro, porta una camicia azzurra a righe bianche e dei pantaloni di velluto viola, stretti in vita, larghi alle ginocchia e strappati sulle zampe. Occhiali da sole e sigaro toscano in bocca. A completare la sua figura un cappellino da baseball scuro e una pesante catenella dorata. Lui perde sempre, tanto che nell’ambiente è chiamato Leoperdo, ma a lui non importa. Si diverte a giocare e poi da Joe fanno degli ottimi drink.

A completare il tavolo, Boe Karagounis, il greco. Un tipo irascibile, anziano, vestito come un becchino. In tasca ha sempre una pistola.

L’atmosfera è tesa, il premio in denaro è alto e i giocatori attenti stanno per fare le loro mosse. Girate le 5 carte del tavolo, e terminati i preliminari, ecco che la partita sta per volgere al termine.

Joe riesce a combinare un “colore” ed è visibilmente preoccupato: non riesce a bleffare, e i compagni lo capiscono abbastanza bene. Ma decide di giocare.

Phil puntava a qualcosa di più, ma alla fine dovrà accontentarsi di una scala. Non vuole abbandonare ed è anche quello dotato di minor intelligenza, quindi gioca.

Marina ha tra le mani un poker; non altissimo, ma è pur sempre un poker. Calcolando le probabilità e studiando le mosse degli avversari è quasi sicura di poter vincere. Ci sta.

Leo si deve accontentare di una doppia coppia, e sa bene che questo non sarà mai sufficiente. Così lascia, e torna a sorseggiare il suo drink.

Boe è nervoso, non permetterà mai agli altri di vincere ma in mano ha un full, neanche troppo valido. Muove nervosamente le dita delle mani, l’espressione si fa corrucciata e tesa;

Silenzio. Poi, d’improvviso, Boe estrae la pistola pronto a fare una strage. Sta per premere il grilletto quando Leoperdo interviene gettando il cocktail in faccia a Boe, calciando via l’arma e colpendo il suo rivale con un pugno in grado di stordirlo.

Boe cade a terra, svenuto e gli altri ringraziano Leo per averli salvati. É quasi l’alba e i giocatori tornano silenziosamente alla loro vita.

– Uno che perde sempre, ci ha salvato la vita – pensano Joe, Phil e Marina.

L’importante non è vincere – pensa invece Leo

E poi da Joe facevano ottimi drink

Serie: Racconti da quarantena - prima parte
  • Episodio 1: La guerra del pipAstrello
  • Episodio 2: CoccoBrillo non esagerare
  • Episodio 3: Il presidente rinoceConte
  • Episodio 4: EleDante: inferno, purgatorio & paradiso
  • Episodio 5: La partita a poker di LeopErdo
  • Episodio 6: Il disegno sul capoFoglio
  • Episodio 7: Non piangere, Goccinella!
  • Episodio 8: Una media, mastro serpInte
  • Episodio 9: GoLilla e le domande sull’amore
  • Episodio 10: Il grande valore del piccolo Moniglio
  • Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Fiabe e Favole

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    Discussioni

    1. Questo racconto è bello, mi è piaciuto. Cavoli, comunque, belli i giochi di parole di questa serie! Io non sarei capace di farli.
      Aggiungo che la storia è surreale: un leopardo che gioca a poker con degli umani…
      Comunque bello, in fondo, molto bello 🙂

    2. E bravo Leo. Qualche errore di battitura di cui puoi accorgerti con una rilettura. Forse troppo veloce, proprio come il leopardo, avresti potuto dilungarti un po’ di più secondo me.
      Mi piacciono molto le morali finali, per concludere: evviva i buoni drink