La Santa Postina di San Vito

«Vai ad aprire la porta, hanno suonato il campanello, a quest’ora sarà sicuramente la postina.» «Sì, mamma, corro!»

Bei ricordi di gioventù, di un tempo che fu, che non tornerà mai più.  Timido ragazzino, vivevo con i miei genitori. Ero un baby boomer a mia insaputa, l’ho scoperto da old.

Mi alzavo di scatto come una molla e mi precipitavo al citofono in fondo al corridoio e, senza chiedere chi fosse, premevo istintivamente e più volte il pulsante apriporta rimanendo miracolosamente illeso, pur abitando al settimo piano. Non mi sfracellavo, giuro. Mi precipitavo orizzontalmente, non verticalmente, ecco, se non lo si è ancora capito, perché rimanevo incolume.

La postina suonava sempre due volte: la prima: «Din», la seconda «Don». L’intonazione era perfetta, l’intervallo tra quel sì: «Vengo,» e il sol: «solo un attimo» era breve. A son di provare e riprovare quelle due note meritava un riconoscimento, suonarle con un tasto solo non era da tutti, era puro virtuosismo, tant’è che uno stimato professore del Conservatorio dedicato a Tartini compose un concerto per una formazione inedita: triangolo, bombardino, flauto dolce e tasto solo; solo per lei, intitolandolo La Postina ladra, versione vagamente somigliante nel terzo movimento ad una Gazza furfante, forse per un celebre crescendo rossiniano.

Era il 1970, con un salto al futuro rieccomi ai tempi nostri, tempi di grandi cambiamenti, dove l’Intelligenza Artificiale la fa da padrona. Tutto è cambiato. Anch’io, lo constato guardandomi allo specchio. «Dannato specchio! Sei ogni giorno più impietoso.» Anche la Posta è cambiata, diventando Gruppo Poste Italiane con al vertice un Amministratore Delegato o CEO che dir si voglia, io non lo voglio, sia ben chiaro. 

Osservando uno scatto in bianco e nero, esposto in una mostra sulla Trieste ai tempi della Belle Époque, sono rimasto colpito dalla didascalia, descriveva il grande edificio costruito sotto l’impero austro-ungarico per la sede della Posta e sottolineava, inoltre, come il servizio postale di allora venisse svolto con puntualità, regolarità e giornalmente, un vero fiore all’occhiello dell’amministrazione imperiale.

Ora quel servizio è solo un lontano ricordo. Purtroppo i ritardi si ripetono in tutta la città, anche nel mio rione – San Vito – dove il Servizio Postale è piuttosto un disservizio cronico. Così è diventato normale vedersi recapitare gli auguri di buon Natale a Carnevale, mentre non è un’eccezione, ma una consuetudine consolidata, ricevere le bollette settimane dopo la data di scadenza. Sfortunatamente i reclami intentati alle Poste Italiane dai tanti utenti esasperati non hanno sortito alcun effetto, pertanto, dovevo percorrere strade diverse, strade alternative. Poi una folgorazione improvvisa: perché non richiedere un intervento divino? Solo con l’intercessione di una Santa l’annoso problema poteva essere risolto. Dopo aver alzato lo sguardo al cielo, molto più in alto, nell’alto dei cieli, ho rivolto una accorata supplica e, visto che l’unione fa la forza, perché non coinvolgere tutti i residenti del rione? Con il beneplacito di Don Matteo, che di lettere era un esperto – come non ricordare quelle che leggeva dal pulpito, lettere ai Corinzi, ai Filippesi, ai Tessalonicesi e così via – abbiamo deciso, io e Don Matteo, di elevare una supplica alla Santa Postina di San Vito ogni venerdì, alle ore 19:00 esatte, nella spaziosa sala parrocchiale.

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La sala è semideserta. All’adunata si sono presentate soltanto una trentina di persone, un esiguo manipolo di vecchietti ancora arzilli dagli ottant’anni in su, composto in prevalenza da donne.

C’è il Dott. Benito, la Sig.ra Italia con l’inseparabile amica la Sig.ra Albania, il Gen. Adolfo con la moglie Regina Margherita. Li sento confabulare dei bei tempi andati, quando le Poste facevano le Poste, le Banche facevano le Banche, le Assicurazioni non facevano le Banche, quando i treni erano sempre puntuali sulla tabella di marcia e arrivavano sempre in perfetto orario, discutere, infine, su dove finivano le lettere d’oggi. «Lo so io!» è il Dott. Benito «Le nostre lettere dimenticate sono riposte in qualche sacco abbandonato in uno scantinato, dimenticato a sua volta nei meandri del grande palazzo Postale in piazza Vittorio Vene—.»

«Stanno girando su qualche aereo attorno il globo terracqueo» lo interrompe la Sig.ra Albania «finché la forza di gravità non le riporterà a terra.» Parlava anche con le mani, la Sig.ra Albania. Gesticolando senza interruzione sottolineava la sua ferrea convinzione. Non aveva alcun dubbio, nemmeno l’ombra. La Sig.ra Italia annuiva, corroborando così la tesi strampalata dell’amica del cuore. 

«Ho scritto anche una lettera di reclamo al Presidente della Repubblica» è il Gen. Adolfo, «chissà mai se gliela recapiteranno.» La Sig.ra Regina Margherita, moglie devota e ottima cuoca, lo osservava con compiacimento e ammirazione, fiera di aver vissuto a fianco di un uomo tutto d’un pezzo.

«Un attimo di silenzio, prego!» Con voce squillante richiamo l’attenzione dei presenti e continuo. «Vi ringrazio per essere venuti qui. Come ben sapete le apparizioni della Postina sono più rare di quelle della Madonna a Medjugorje. Beato chi La vede suonare il campanello, algida nella Sua veste gialla immacolata; il Suo arrivo è un miracolo non annunciato, un evento memorabile. Vorremmo trattenerla per qualche istante ancora ma fugge via sul Suo silenzioso trabiccolo elettrificato. Sopra la cassetta della posta una pila di lettere e riviste lasciate in bilico e alla rinfusa testimoniano la Sua fugace e straordinaria apparizione. Adesso con queste semplici parole rivolgiamo la nostra accorata supplica:

O Santa Postina di San Vito, trattieni le raccomandate poco gradite, facci pervenire le missive benauguranti. 

O Santa Postina di San Vito, cestina la pubblicità invadente, non lasciare l’avviso di giacenza a chi presente in casa Ti aspetta con fiducia.

O Santa Postina di San Vito, ascolta la nostra preghiera, la speranza di vederTi apparire almeno una volta alla settimana non sia soltanto una pia illusione. 

In Te, Santa Postina di San Vito, noi tutti ivi residenti confidiamo, concedici la grazia di cui fervidamente Ti supplichiamo.»

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Nonostante diversi incontri di preghiera nulla è cambiato. Ahimè, non ci sono più i Santi di una volta.

Ovviamente chi non abita nel rione di San Vito dovrà rivolgere la sua accorata supplica alla propria Santa protettrice, la Santa Postina in base al Codice di Avviamento Postale di pertinenza, forse le sue preghiere saranno ascoltate.

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Discussioni

  1. “Ovviamente chi non abita nel rione di San Vito dovrà rivolgere la sua accorata supplica alla propria Santa protettrice, la Santa Postina in base al Codice di Avviamento Postale di pertinenza, forse le sue preghiere saranno ascoltate.”
    Io e la postina siamo arrivate a un tacito accordo. Siccome ha pietà di me, quando è nei paraggi mi chiama, ma se non risponde al secondo squillo, mi obbliga a un pellegrinaggio. Ogni paese ha le sue usanze😂

  2. A volte il malcontento per qualcosa che non funziona come dovrebbe, puó produrre piccole o grandi opere.
    Operette musicali 😄 artistiche o letterarie. Se volessi andare oltre il testo di un solo librick, che non puó contenere piú di mille parole, spinto dalle tante inefficienze del nostro bel Paese, forse potresti compiere, in un breve arco di tempo, una delle “grandi opere” utili o sensate, per un’ intera comunità, senza lo sperpero di denaro già speso per il ponte sullo stretto.😄

    1. Son pronto, è arrivato il castigamatti. Finora me la son presa con il ponte sullo stretto, Aboubakar Soumahoro, Ferragni, Sgarbi e per ultima con le Poste. Chi sarà il prossimo?

  3. “Mi precipitavo orizzontalmente, non verticalmente, ecco, se non lo si è ancora capito, perché rimanevo incolume.”
    Infatti non avevo capito. Ci sono cascata. Bello scherzetto di parole.
    👏 👏 👏

  4. Ciao Fabius, innanzitutto complimenti per come scrivi, veramente notevole.
    Mi piace questo tuo lavorare su più livelli: fonici, musicali, intertestuali e – va da sé – ironici. Mentre leggevo questo tuo bel racconto ‘surreale’ mi sono balzati in mente: Gianni Rodari, Stefano Benni, e – per certi versi – anche Umberto Eco, quando prendeva la felice via del calembour giocoso. Su “Gazza furfante” ho riso non poco.
    Ma quanta solidarietà incontrerai sulla tematica del disservizio cronico?
    Totale.
    Bel racconto che sarebbe veramente grottesco se non avessimo a che fare con l’Italia del 2026.
    Complimenti!

    1. Non l’ho fatto apposta, non ce l’ho con la posta, è la Posta che non fa la posta, però fa l’APP POSTA che in realtà è una Banca. Grazie del commento, non sapevo di lavorare su più livelli, forse un domani salirò ancora, al momento sono al settimo. Al settimo cielo.