La segnalazione

Serie: Er gabbio

Nico uscì in balcone e subito inalò una profonda boccata d’aria “pulita”. Dentro la stanzetta l’aria non è che non fosse piacevole, anzi, ma dopo un po’ cominciava a essere pesante, anche fin troppo. Dal terzo piano di quella piccola palazzina si riusciva a scorgere il carcere di Regina Coeli. Da sempre Trastevere era stato il suo quartiere e, un decennio prima, dopo la scomparsa dei genitori, aveva preso in affitto un appartamentino e, fin da bambino, la visione der gabbio non gli aveva mai dato fastidio, ma da alcuni mesi gli faceva accapponare la pelle. Guardò l’ora, spostando la vista da quella costruzione in parte a forma di croce, e constatò che Francesco sarebbe arrivato tra non molto. Quindi sarebbe stato meglio scendere al secondo piano dal sor Luigi, l’anziano locatore malato di alzheimer, così da pagargli l’affitto prima che arrivasse l’amico.

***

Non aveva ancora chiuso la porta alle sue spalle, che Chiavari udì una voce.

«Ispetto’, il commissario la vuole vede’ nel suo ufficio.»

«E sì, Gargiù. Damme ‘n attimo che me libero le mani e ce vado!» Si avvicinò alla scrivania, si tolse gli occhiali da sole, lasciò il sigaro spento sul posacenere e si recò dal superiore, sbuffando.

Bussò e, non appena udì la voce del commissario che lo invitava a entrare, l’ispettore Chiavari aprì la porta mostrando subito uno dei suoi migliori sorrisi, sperando che già di prima mattina non ci fossero casini.

«Buongiorno commissario, mi voleva vedere?»

«Chiavari, ma che razza di domande fai? Certo che ti volevo vedere, già lo sai. Vieni, accomodati.» L’altro, un po’ impacciato, scostò la sedia di fronte la scrivania per stare più comodo -vista la mole- e fece come gli era stato detto.

«E allora, cosa abbiamo?» Il superiore, senza rispondere, gli allungò un foglio. Mentre leggeva, l’ispettore cominciò a sorridere. «Ma è mai possibile che esistano ancora di questi fresconi?»

«Ma perché non lo sai che la mamma degli imbecilli è sempre incinta?»

«Già, c’ha proprio ragione, commissa’.» L’altro l’osservò un po’ indispettito per il tono confidenziale ma lasciò scorrere, visto che il sottoposto gli aveva dato ragione. «Vuole che vada subito a dare un’occhiata?»

«Sì e porta con te Gargiulo, così me lo togli dai piedi. Tanto lo so che vuole chiedermi la domenica libera, ma se pensa che basti offrirmi un caffè, si sbaglia di grosso.»

L’ispettore soffocò una risata, salutò e uscì dall’ufficio del commissario per recarsi nel suo.

«Si può, ispetto’?» domandò l’assistente Gargiulo, dopo aver bussato e aperto subito la porta.

«A Gargiù!» esclamò senza completare l’imprecazione, avendo visto il caffè che l’altro reggeva in mano. «Dai, annamo che c’è da lavora’» disse, afferrando il bicchierino di plastica. Inforcati gli occhiali da sole, Chiavari prese il sigaro e i due lasciarono l’ufficio.

***

«A Nico, ma mica è già finito er mese? Potevi darmeli poi, i sordi.»

«A sor Luì, lei è troppo bbono, ma è meglio adesso, prima che li spenda tutti» disse, ricordandosi della bolletta della luce che doveva ancora pagare. «Però adesso chiamiamo suo fijo Tommaso, che quello poi è capace de dubita’… Quello, se nun vede, nun crede.»

«Ma lascialo perde, quello è ‘n burino! Non è mica come mi fija, lei sì che te vole bbene» lo imbeccò il settantunenne, che gli sarebbe piaciuto se lei si fosse messa insieme a Nico, anche se era consapevole che Angelina non fosse poi Manuela Arcuri…

Sotto la barbetta, Nico arrossì. “Non è che Angelina è solo brutta” pensò, percependo i pensieri del vecchio amico. Inoltre lei era pure fidanzata con uno stronzo. “Però, sa prepara’ ‘na Amatriciana da paura!” ricordò, rimembrando le domeniche di qualche anno fa, quando sor Luigi stava ancora bene e, dopo aver pranzato tutti insieme, loro due andavano a vedere la partita della Roma.

«E c’ha ragione, sor Luì, ma lei ormai sta a Viterbo e…»

«E tu pecché ta sei fatta scappa’?»

«E pecché anni fa io c’avevo ‘a ragazza… Nun se lo ricorda?» chiese poi, senza ombra di scherno.

«Ahò, e che te sembro rincojonito? Eccerto che me ricordo, ma Angelina è sempre stata ‘na brava cuoca e a te è sempre piaciuto magnà bene. Anvedi quando sei bello grosso, fijo mio» disse provando a stringergli il poderoso bicipite.

Nico sorrise e poi si passò una mano trai i lunghi ricci. Stava per arrivare Francesco e doveva farsi trovare su per parlare di affari, così salutò il vecchio e andò via.

***

Avevano già superato il Tevere quando l’assistente Gargiulo chiese al superiore:

«Ispetto’, non è che pe’ caso er commissario le ha detto se me darà ‘a domenica libera?»

«A Gargiù» disse sorridendo, mentre gettava il mozzicone del Garibaldi dal finestrino. «Mi sa che ‘a partita de ‘a Roma t’a perderai, ‘sta domenica.»

«’Sto laziale der cazzo!» esclamò, colpendo lo sterzo con un pugno.

«Ahò, e nun fa così. Magari se stamattina effettuiamo un arresto, quello poi se rabbonisce.»

«E speriamo… Ma che dobbiamo fa’?»

«C’è arrivata ‘na segnalazione da parte dell’Enel.»

«Ah, quarche cortivatore ‘mprovvisato?» domandò sghignazzando.

«Già, è probabile.»

***

«A Serpiché, quante vorte t’ho detto che quell’erba nun se magna? Viè qua» disse Nico, afferrando amichevolmente il suo criceto, mettendoselo poi sulla spalla. Il suo amichetto gli sfregò il musetto tra la barbetta e, mentre Nico stava ultimando di innaffiare le sue piante, cantava felice: «L’ariccia, ariccia, arì, l’aricciarolaaa, bellezza come te ce n’è ‘na sola…» quando poi si bloccò, udendo il suono del citofono. Guardò l’ora. “E pe’ esse così puntuale, vorrà dì che Francesco c’ha bbone notizie” pensò. Sorrise e, uscendo dalla piccola stanzetta chiuse subito la porta, andò al citofono e aprì il portone depositando poi Serpico nella sua gabbietta, per evitare che fuggisse. Spruzzò nell’aria un bel po’ di deodorante al tabacco, così da confondere gli odori che avrebbero potuto impregnare tutta la scala non appena la porta fosse stata aperta, e un attimo dopo udì il campanello. Aprì e subito dopo Nico era sgomento, vedendo due sconosciuti e il distintivo che quello pelato quasi gli aveva sbattuto sul muso.

«Lei è il signor Nicola Giraldi?» chiese l’ispettore, rimettendo il portafoglio in tasca.

Nico, con la mano sinistra ancora sullo stipite della porta, non riuscì a emettere una sillaba e fece solo un lieve cenno d’assenso.

«Dobbiamo entrare per dare un’occhiata» disse Chiavari, tentando un passo in avanti.

«Ma er mandato c’ha avete?» domandò, facendo quasi per chiudere la porta.

«Anvedi d’annà a fanculo!» intervenne prontamente Gargiulo, colpendo la porta con una spallata.

Per la sorpresa, Nico fece un passo indietro per non cadere ma, non appena lo sbirro gli fu addosso subito gli sganciò una ginocchiata nello stomaco, facendolo piegare in due dal dolore.

Chiavari, che avendo percepito l’odore d’erba camuffato dal deodorante sapeva di andare a colpo sicuro, subito estrasse la Beretta d’ordinanza e la puntò contro il Giraldi che, a denti stretti, alzò le mani.

Non appena Chiavari aprì la porta della stanzetta, agguantando subito le manette Gargiulo disse al colosso alto quasi due metri:

«Mani dietro la schiena!» 

Nico obbedì, senza opporre resistenza. L’altro, con ancora l’addome dolorante, strinse per benino i braccialetti ai polsi dell’arrestato. Chiavari entrò coprendosi il naso con un fazzoletto; la sua pelata cominciò a grondare sudore, visto il caldo che emanavano le lampade che avevano allertato la compagnia per l’eccessivo consumo di energia elettrica, così le spense. Nonostante i vasi fossero ben allineati in quattro file da sei, mentre l’ispettore leggeva i diritti a Nico, Gargiulo li contò uno per uno.

«Ventiquattro, ispetto’!» esclamo soddisfatto.

L’altro assentì, finì di compilare il verbale e tutti e tre uscirono dalla stanzetta, chiudendo poi la porta.

«Commissa’, non è che potrebbe farmi ‘na cortesia?» chiese Nico prima che lasciassero l’appartamento, ben sapendo che l’altro fosse ispettore.

«Mi dica» gli rispose, senza correggerlo.

«Potrei lasciare Serpico giù, da sor Luigi?» chiese indicando il criceto. «Altrimenti morirà, povera bestiola.»

Chiavari assentì e indicò la gabbietta a Gargiulo così che la prendesse.

«Grazie, commissa’. Ma potrei portarlo giù io, dal vecchio? È malato d’alzheimer e magari se mette paura s’entrate voi, mentre vorrei anche salutarlo.»

«Va bene, Giraldi. Ma scenderemo anche noi e occhio a non fare scherzi: rimarremo tutti e tre sul ballatoio; solo un minuto e non di più.»

«Grazie ancora, lei è n’omo bbono.»

Uscirono dall’appartamento e, giunti al secondo piano, Chiavari ordinò a Gargiulo di togliere le manette. Nico si massaggiò un attimo i polsi, prima di prendere in mano la gabbietta.

Sor Luigi era in canottiera e mutande quando aprì la porta. Nonostante non avessero la divisa, quei due non gli piacquero per niente… così si finse più rimbambito del solito.

«Che volete? Siete Testimoni de Geova? Annate via!»

«A sor Luì, so’ Nico. Nun se ricorda?» chiese, reggendo il gioco.

«Eccerto, mica so’ rincojonito? E quelli chi so’?»

«So’ amici mia» rispose facendogli l’occhiolino. «Senta, me servirebbe ‘na cortesia: potrebbe da’ da magnà a Serpico pe’ quarche giorno? Devo annà a Frosinone e nun posso portarlo co’ me.»

«E che je devo da’?»

«A lattuga, sor Luì.»

«E chi cazzo ne ha? Non posso mica annà a fa la spesa?»

Chiavari, stanco di aspettare, stava per intervenire ma subito Nico disse al vecchio:

«E c’ha ragione, ma magari fa n’corpo de telefono a su fija, così poi ce pensa lei…»

«Da’ qua!» Afferrò la gabbietta. «Certo che sei proprio un rompicojoni!» esclamò, sbattendo poi la porta in faccia ai tre.

 

 

Serie: Er gabbio
  • Episodio 1: La segnalazione
  • Episodio 2: Vecchie conoscenze
  • Episodio 3: La visita
  • Episodio 4: L’avvocato
  • Episodio 5: La proposta di lavoro
  • Episodio 6: Finalmente libero
  • Episodio 7: Le farfalle
  • Episodio 8: Rivelazioni
  • Recommended2 recommendationsPublished in Narrativa, Umoristico

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    Responses

    1. Molto bene come inizio! Ci sono le premesse giuste per una storia interessante, i personaggi sono già ben delineati e ogni uno ha il suo posto nel piccolo quadro generale del primo episodio. Proseguo!

      1. Benvenuta ar gabbio, Virginia. Ho atteso per settimane il tuo arrivo, ma con la consapevolezza che prima o poi saresti arrivata, grazie! Mi fa piacere che l’episodio ti sia piaciuto.

    2. Ciao Sergio, benvenuto ar gabbio! Non ti sbagli… Il padre di Nico, facendo Giraldi di cognome, ha ben pensato quale nome dare al figlio… Ihihihih Vedrai…

    3. Ciao Alessandro, grazie per essere passato, mi fa mooolto piacere! Spero che, da romano, non ne rimarrai deluso. Comunque le sorprese non mancheranno e farò tesoro dei tuoi consigli.

    4. Un primo episodio interessante che da romano non potevo non apprezzare. L’episodio scorre abbastanza bene, forse qualche dialogo è un po’ legnoso. In ogni caso, presto leggerò gli altri episodi!

    5. Ciao Ivan. Dal titolo della serie aveva già immaginato dove volessi andare a parare… “dialettalmente” parlando. 🙂 Per fortuna la parlata romana nei dialoghi è facilmente comprensibile, quindi non è stato necessario tradurre. 🙂 Il nome dell’ispettore mi dice qualcosa. Buon primo episodio, alla prossima e… non farci aspettare tanto (non fare come me! Ahahahah).

      1. Eh sì, credo proprio che il romanesco è uno dei dialetti più comprensibile, oltre che il più allegro e bello, almeno secondo me. Sempre grazie per la tua visita, Peppe. Sabato ci sarà già il secondo episodio, promesso!

    6. Ciao Ivan,
      un primo episodio che introduce una squadra di personaggi interessanti. Vedremo cosa saprai inventarti per il proseguo.🙂

      1. Prometto che non ti farò aspettare tanto: già sabato uscirà il secondo episodio! Mi auguro che sarà di tuo gradimento, intanto sempre grazie per aver fatto un giro dalle miei parti.

    7. Ciao Ivan, mi sembra quasi di conoscerlo questo ispettore ;D
      Bello il primo episodio e bella l’introduzione della parlata romana che dona quel pizzico in più. Le premesse mi piacciono molto, Nico è un personaggio dall’indole chiaramente buona e spero riesca a venirne fuori da quella brutta situazione. Magari con l’aiuto dell’ispettore che prende a cuore il suo caso.

      1. Sigaro a parte, eccome se conosciamo l’ispettore… D’accordo con lui, per l’aiuto datomi, mi è sembrato il minimo dedicargli uno spazio. Comunque grazie per l’apprezzamento, Micol. Hai ragione: Nico è buono e ne uscirà, ma ci aspettano delle belle sorprese… e l’ispettore Chiavari farà il suo dovere, oltre che a revisionarmi gli episodi! Ahahahhaah

    8. Buongiorno Ivan,
      finalmente una serie tutta tua, poliziotto trasteverino dai modi rudi, la presentazione del personaggio ci sta tutta, ora bisogna dargli un bel caso.

      1. Ciao Alessandro, sempre grazie per la tua presenza. Il nostro amico Chiavari avrà i suoi casi, rispunterà, ma il personaggio principale sarà Nico, affiancato da qualcun’altro che tra non molto arriverà…

    9. Ciao Ivan, avevi promesso una serie, ma allora mettilo come primo episodio! Per un attimo mi sembrava di essere dentro i film di er monnezza, bravo a gestire i dialoghi in dialetto, divertente e racconto interessante! Mi raccomando, inseriscilo in una serie sennò t’arrestano😂😂😂!

      1. Ciao Tonino, grazie come sempre per aver apprezzato e per aver fatto un salto dalle mie parti, questa volta fino a Roma. Ahahah. Hai ragione, ma non riesco a fare la modifica… ti scrivo in privato.