La Selva oscura

Serie: La notte della luna eterna


Non riuscì a percorrere più di mezzo chilometro prima di incontrare un ostacolo inatteso sulla sua strada: dietro una curva coperta dalla vegetazione vide in lontananza tre torce, si trattava di altrettanti uomini a cavallo. Subito un brivido percorse la sua schiena, di sicuro erano uomini diretti al monastero a terminare il lavoro, farsi scoprire da loro significava morte certa. Si guardò intorno a destra ed a sinistra e non vide altro che oscurità, ora doveva solo decidere da quale parte buttarsi, lo scalpiccìo di zoccoli diveniva sempre più forte man mano che il tempo scorreva. Con il cuore di nuovo pronto ad esplodere optò per la sinistra e cadde nel fosso che si trovava proprio accanto alla via, il terreno era fangoso e pieno di foglie che scricchiolarono sotto il suo peso. Marc avrebbe voluto inoltrarsi un po’ nella vegetazione ma la fanghiglia gli impediva di muoversi con grazia e rimase a quattro zampe per qualche istante fin quando la luce delle torce non iniziò ad illuminarlo; a quel punto fece l’unica cosa che poteva: affondò ancora di più e si sdraiò per non essere notato.
“Quei preti del cazzo saranno già tutti morti a quest’ora, non capisco perché ci mandino lì” disse uno degli uomini a cavallo.
“Non ne ho idea ma noi seguiamo gli ordini e basta, non è il momento di chiedere ma quello di agire, perciò chiudete tutti il becco prima che le mie palle inizino a girare più del dovuto” rispose quello che sembrava il capo.
“E va bene, non volevo mica tornarmene a casa.”
“Ottimo.”

Il ragazzo aspettò qualche minuto finché intorno a lui non tornò il naturale silenzio accompagnato dai rumori naturali del bosco; con molta fatica riuscì a rimettersi in piedi e rimase interdetto sulle prossime mosse; non voleva proprio rimettersi sulla via principale col rischio di incontare altri cacciatori di preti, l’unica alternativa era quella di proseguire a distanza tenendo però in vista la strada. I suoi occhi si erano già abituati alla scarsa illuminazione ma, nonostante tutto, addentrarsi nella fitta vegetazione composta da cespugli e radici sporgenti fu un’operazione tutt’altro che semplice. Ogni volta che appoggiava un piede a terra prima cercava di capire dove poteva metterlo con sicurezza; il freddo si faceva sempre più pungente ed iniziava a penetrare in ogni pertugio dei suoi vestiti, l’aria gelata aveva lo stesso effetto di una coltellata e, ben presto, si trovò ad accelerare il passo per non morire assiderato. 

Passò un tempo indefinito durante il quale Marc non seppe nemmeno classificare la quantità di strada percorsa ma, di certo, non era nemmeno a metà percorso; l’ultima volta che si era recato in città insieme ad uno dei frati c’era voluto molto tempo prima di arrivare e quel passo non aiutava affatto. Dopo aver superato una serie di cespugli di rovi si trovò in una piccola radura contornata da querce, forse perché più riparata dal vento, sembrava anche più caldo lì; non ci fu molto tempo per acclimatarsi perché quasi subito il ragazzo udì un suono, come di un ramo spezzato. Tese l’orecchio e guardò alla sua destra, dove riteneva che potesse trovarsi la fonte del rumore: tra i cespugli si distinguevano due luci gialle brillare nell’oscurità. Con cautela provò ad allontanarsi tenendo lo sguardo fisso ma inciampò in una radice che non aveva potuto scorgere, fu in quel momento che l’animale uscì dalla penombra ma non vide con certezza di che cosa si trattasse. Si alzò più velocemente che poteva mentre quello schizzava nella sua direzione; corse come non aveva mai fatto fino a farsi scoppiare i polmoni alla ricerca spasmodica di ossigeno, rami gli schiaffeggiarono il viso e spine si conficcarono nelle caviglie ma il ragazzo non si fermò fin quando non giunse in mezzo alla strada. 

Non lo aveva seguito nessuno fuori, il silenzio era calato di nuovo intorno a lui e la foresta sembrava essere tornata placida come prima, a prima vista non c’era alcun pericolo nelle vicinanze. Marc riflettè per qualche secondo prima di decidere di continuare sulla strada tenendosi pronto a buttarsi nei cespugli al minimo segno di pericolo, sperando di evitarne di peggiori nel bosco. Non vedeva l’ora di arrivare al villaggio dove, forse, sarebbe stato al sicuro: la strada era ancora lunga e oscura. 

Serie: La notte della luna eterna


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Discussioni

  1. Un episodio che mi sembra lunghissimo nel suo essere relativamente breve, come già constato una volta, trovo molto accattivante il tuo modo di narrare, che in questa seria mi sembra ancora più “prepotente” del solito, nel senso che hai un aggrappante immediato nel leggerti.