LA SUOCERA

Correva l anno 1970 quando Santina mise al mondo il suo primo figlio Lorenzo.

Educò il figlio all’ obbedienza e gli vietò di allontanarsi da lei. Non poteva uscire senza la sua compagnia, era ossessionata dalla sua persona tanto da farsi ritrarre in un quadro da appendere all’ingresso di casa.

Gli anni passavano e Lorenzo diventò un un giovane forte e bello. Aveva trascorso un infanzia triste, rinchiuso a casa, non aveva avuto la possibilità di giocare nel quartiere con i suoi coetanei, sperava che almeno la sua adolescenza fosse diversa.

Santina vietò a Lorenzo d’andare a studiare, lo mandò a lavorare come muratore dallo zio Vittorio fratello di suo padre, il quale gli fece da precettore sia nello studio sia nella vita al di fuori del suo casolare.

Cominciavano le prime cotte e le prime storie d’amore tutte clandestine.

Fino a quando conobbe Beatrice e contento, ma ignaro di cosa lo attendesse, la portò in casa per presentarla a Santina.

Lei andò su tutte le furie, e gli gridò “non devi portare nessuna ragazza a casa, sono solo io l unica donna della tua vita”.

Buttò fuori di casa Beatrice dicendole “donna scostumata, tu il mio bambino non lo devi toccare è soltanto mio, deve stare solo con me” così Lorenzo andò via, uscì urlando “il tuo bambino non ha bisogno di te da oggi io non ho più un nido volo libero, addio” uscendo sbattendo la porta il ritratto della signora Santina cadde per terra lei su tutte le furie gli diede fuoco e anche lei rimase ustionata.

La libertà da Santina di Lorenzo fu breve.

Dovette darle soccorso dal fuoco.

Ritornato a casa promise di non rivedere Beatrice, ma continuò a vederla in segreto.

Santina ormai ristabilita dopo 6 mesi andò al mercato e trovò in un angolo il figlio che amoreggiava con Beatrice, sentì in petto un dolore forte e la rabbia crescerle sempre più. Simulò l infarto e così Lorenzo lasciò Beatrice.

Ogni sera piangeva si sentiva opprimere voleva lasciare il lavoro e non uscire più di casa neanche lo zio Vittorio riuscì a risollevare il suo morale.

Facendo un pò di spesa incontrò Beatrice e la fiamma tra i due su riaccese e decise di lasciare la madre e non gli importava più nessun suo imprevisto.

Lorenzo tornò in casa e preparò le sue valigie e lo zio Vittorio sotto minaccia di Santina gli disse di un tumore all’ultimo stadio della madre.

Corse da Beatrice e le promise che alla dipartita della madre l’avrebbe sposata. Intanto Santina non moriva.

Poi lui immaginando che lei fingesse di nascosto sposò Beatrice e se la portò in casa.

All’arrivo della nuora Santina ha ammesso della finta malattia ma gliene combinò parecchie la usava e le faceva fare anche da serva.

Beatrice ubidiva per farsi volere bene.

Un giorno però la rinchiuse in un ripostiglio e quando tornò Lorenzo gli disse che la moglie stanca se n era tornata dai suoi.

Dopo tre giorni dalla mancanza afflitto Lorenzo andò a cercare Beatrice.

Non avendola trovata si preoccupò pensando che sua madre potesse averle fatto del male.

Tornato a casa la madre lo minacciò.

Liberata Beatrice Santina munita di coltello si accanì su Lorenzo dicendogli che se non sarai solo mio non sarai di nessuno e fece per accoltellare il figlio, ma Beatrice si mise davanti e ricevette lei il colpo.

Lorenzo tristemente guardò la madre con odio e le disse augurati che si salvi, da oggi non sono più tuo figlio.

Dal dolore e dalla disperazione Santina riprese in mano il coltello e se lo infilò nel petto.

Lorenzo alla morte di Beatrice in ospedale corse dalla madre voleva vendicarsi ma fu tardi lei lo aveva preceduto.

Mentre stava spirando disse al figlio anche dopo la morte l’amore di una madre non finisce sei il mio piccolo angelo scusami se ho sbagliato ad amarti troppo. Fammi morire con il tuo perdono.

Lui pianse fino allo sfinimento per giorni non volle vedere nessuno.

La sua vita disse che era finita col vuoto che gli lasciava Beatrice.

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Discussioni

  1. Ciao Gianna, mi è piaciuta questa storia a metà strada tra un dramma e una fiaba. A dispetto dello struggimento di tutti i personaggi, il librick si lascia leggere con piacere e ha una chiusa quasi da manuale, in cui tutti i nodi disseminati lungo il racconto si sciolgono in un ultimo atto disperato.