La telefonata

Serie: 12 STORIE


Ok, oggi voglio sfidare la fortuna ben due segni positivi vorranno pur dire qualcosa! Un segnale, una specie di sveglia interiore un cartello luminoso al neon da film americano anni ottanta mi si materializza direttamente in testa, lampeggia pulsa, e ogni pulsazione  corrisponde al battito del mio cuore. Un fottutissimo neon viola psichedelico mi sta dicendo di uscire, mi sta dicendo che dovrà succedere qualcosa, non so se quello che succederà sarà una cosa buona oppure cattiva, so solamente che devo uscire, uscire con un tossico in cerca della sua dose quotidiana, pronto a tutto, pronto a sfidare il mondo per raggiungere il suo scopo. Sono un automa, come un aereo col pilota automatico mi fiondo in bagno, mi rado, il rasoio scivola a fatica sulla barba troppo dura, passo e ripasso  la lama e picchietto nervosamente il rasoio contro il bordo del lavandino, a ogni colpo perdo un pezzo di me stesso, la lama scende lungo il viso e risale, mi blocco tentato dal  forte desiderio di regalarmi un’eterna vacanza. Sto attento a non ferirmi, alla fine farsi la barba è semplicemente decidere cosa si vuole rappresentare in questa vita, in 15 minuti sembro ringiovanito di almeno dieci anni, ripenso alla mia vicina di pianerottolo aveva ragione! Tagliati la barba non sei un eremita! Mi ripeteva ogni santa volta che per caso mio e proposito suo mi incontrava sul pianerottolo. Quanto è strana la vita, le indicazioni migliori arrivano da perfetti sconosciuti. Sono in camera apro il mio armadio vediamo cosa  indossare, vediamo cosa posso indossare? Cosa indossare per passare inosservato cosa indossare per mimetizzarmi in attesa del mio tanto sperato incontro con il destino? Boh, Non lo so, scorro le camicie, scorro le giacche, un completo blu? No troppo serio nessuno dovrebbe essere così serio davanti al proprio destino, minuti d’indecisione, potrei optare per un look giovane ? Casual? Strevi come va di moda adesso ? Scelgo  una via di mezzo, camicia button down azzurro, gilè nero, colletto aperto e niente cravatta, meglio un piccolo fazzoletto in tinta con le calze mi guardo e penso ok di sopra apposto manca il sotto. Dalla sala un giovane Kurt grida la sua rabbia Men like teen Spirit accompagna la mia vestizione, mi sento come un gladiatore prima di entrare nell’arena. Passano i minuti, la sveglia che questa mattina avevo buttato a  terra mi guarda ancora con aria di sfida, in pochi minuti mi infilo un paio di jeans chiari e una bella cintura di colore nero, per finire un tocco di classe Clark’s blu con suola rigorosamente in gomma chiara. Sono quasi pronto, rinuncio alla giacca, raccolgo gli occhiali da sole. Penso agli occhiali da sole, nascondono I pensieri e ti fanno sempre un po’ più misterioso, bene sono pronto! Non so esattamente cosa o chi dovrò incontrare, ma so per certo che qualcosa o qualcuno  oggi darà una svolta la mia vita precaria già da troppo tempo, alla fine chi cerca trova! E io ero alla ricerca, solo che ancora  non sapevo cosa ho chi stavo cercando!  Forse  qualcuno là fuori mi stava cercando. Black hole Sun suonano lamentosi I Soundgarden un suono lento è l’ultima cosa che sento nel chiudermi la porta alle spalle. Chiudo la porta, con  due mandate chiudo il mio mondo. Ascensore libero, premo la T con forza, come se premere forte aumentasse la velocità e riducesse l’attesa. In pochi secondi sono in strada, adesso il mio piano stava prendendo forma, se il destino fosse esistito e di questo ne ero certo, non sarei stato io a trovare lui bensì sarebbe stato lui a cercare me. Infilo le mie cuffie e faccio partire la mia playlist da cacciatore di storie, mentre cammino parte sultan of swing con quel retrogusto amaro da western postmoderno, cammino lungo le strade della mia città, sono tra la gente, sono la gente, le cuffie isolano il mio io, sono una entità che vaga in cerca oppure ricercato da non  so bene cosa. Cerco un indizio, una traccia, mi sento  come l’ indiano dei vecchi film americani che guardavo da bambino. Guardo a terra  nulla, solo qualche mendicante che cerca di tirar assieme un pasto, anziani che vagano senza meta, casalinghe annoiate  aspettano figli annoiati alla fermata di tram annoiati, tutto si muove in uno splendido e armonioso caos, un caos ordinato così perfetto nella sua imperfezione, siamo migliaia d’ingranaggi sbagliati ma nella giusta posizione, guardo cerco scruto ma non vedo la mia opportunità. Butto un occhio all’orologio sono circa due ore che sono sulle tracce di qualcosa che non so nemmeno cosa sia! Eppure ne sento il profumo umido nell’aria, quell’odore forte che ti avvisa prima del temporale. Ecco quello è il mio segno! Sta per succedere qualcosa! Mi fermo, Mi siedo sulla panchina che da sulla strada principale del paese, alzo gli occhi il cielo è sempre più scuro, sfilo gli occhiali e mi accorgo che la gente comincia a dileguarsi, chi si rifugia nei bar, chi scappa a casa per preparare la cena, qualcuno corre a  raccogliere i figli seminati in  qualche improbabile corso tipo karate, nuoto, calcio, insomma quei classici corsi che non servono tanto al figlio ma più al genitore. Sono seduto e ormai sconsolato comincio a capire che anche per me oggi la giornata è andata persa. Probabilmente con la mia occasione non ci siamo incrociati, magari lei è passata prima, oppure come al solito ero in ritardo io. Mi passa accanto una ragazza con un enorme cane, parla ma non capisco, ho November rain con Axel che si sta disperando nelle mie orecchie, la vedo solo muovere le labbra, per un attimo penso sia muta o qualcosa del genere, solo la fine della playlist mi riporta sulla terraferma “Mi scusi signore sa che ore sono?” La guarda ma non rispondo, allora si fa più insistente “scusi”” mi dice per favore che ore sono?!” Ok non è muta e io non sono sordo, abbozzo un sorriso sono circa le diciassette, “grazie molte potrei chiedere una sigaretta?” Ecco penso ci mancava la dog  sitter minorenne scrocca sigarette! Mi viene voglia di raccontare la solita storia, la solita classica storia, quella del mi spiace è l’ultima, oppure del non fumo, ma  poi mi fermo un attimo! E se fosse il destino a mettermi alla prova? Mi fermo rifletto e la guardo. Cosa rispondere? Offrire o non offrire ? Quale potrebbe essere l’azione giusta da intraprendere? Nell’attimo esatto in cui mio cervello come un vecchio computer stava per sputare la soluzione dalle cuffie riparte la batteria dirompente dei Green day,  basket case. Capisco finalmente, ci sono, prendo il mio  pacchetto ne tirò fuori due e ne passo una alla giovane ragazza, lei mi guarda e non sa cosa dirmi, la guardo seria con una faccia tipo “Nuoce gravemente alla salute” corre  via sorridendo, la vedo aumentare il passo sta per piovere, anche oggi l’appuntamento è stato rimandato, oppure quello che dovevo  fare l’avevo fatto inconsapevolmente? Mi incammino velocemente verso casa, portone, ascensore tasto 3p,schiaccio  piano nella speranza che il viaggio non sia breve, dindon, si aprono le porte metalliche, esco, infilo le chiavi nella porta e sento una voce familiare, casualmente ecco la mia vicina! “Salve ma guardi che bel giovanotto finalmente si è deciso a  tagliarsi quella brutta barba! “Sorrido, un po sono  lusingato, un complimento è sempre un complimento e non si butta via, anche se è ricevuto da quella che potrebbe essere una mia vecchia prozia, In quel preciso momento sento il telefono squillare mi giro velocemente e ringrazio la vecchia donna, attraverso velocemente il corridoio, dov’è quel maledetto cordless? Divano? Tavolo? Non c’è! Eppure sento la sua voce mi fermo, concentrazione, la voce arriva dalla cucina, lavandino? Sedia? Tavolo? Tavolino ? Eccolo sotto il tavolo maledetto! Schiaccio il tasto verde “pronto chi parla ?” “Non ha importanza può trovarsi in via dei martiri al numero diciannove alle quindici ?” “Si ma chi è ?” Nessuna risposta. Ecco lo sapevo, il mio treno, ecco il mio incontro con il destino. In quel momento si sbloccava la combinazione del primo lucchetto in quella  catena che era la mia vita.

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