La Tenda del Sole – E di come l’ho perduta e ritrovata 

Nella Città del Veleno l’oro vale tanto quanto l’anima. Lo spirito non fa moneta, è in esilio la morale: conta solo il vizio, il desiderio e l’idolo giallo che tutto può comprare.

Ci si arriva per sbaglio, la riescono a trovare quelli che, senza bussola, hanno specchio nell’avidità del possedere.

Io pure c’ero finito per errore: mi ci aveva portato un piede dopo l’altro la luna, la notte e il deserto; ero partito da tanto tempo, la Torre del Sud tremava di lontano nel miraggio, ed io erravo alla ricerca della mia Tenda del Sole -di tessuto prodigioso e raro- che una botta di vento mi aveva scippato dal terrazzo.

Che fosse la Città del Veleno l’avevo capito subito; dico questo perché non era la prima volta che cadevo in tentazione, e il mio cuore si era appesantito.

Allora in mezzo agli spintoni dei mercanti in folla, che tutto cercano di vendere o scambiare, sentii qualcuno urlare “Stoffe e tende!” dal mercato e la vidi là, folgorato, tremolare di vento in vento appesa a un filo.

Sapevo bene d’aver a che fare con un cuore indurito, che lasciava cadere ogni mia obiezione, ogni protesta, ogni “ma”.

Da intenditore alla fine diede sentenza, e mi disse:”Mio caro, questa si è impigliata stamattina al mio banchetto, ed è così preziosa che me la tengo. È ricamata con fili di stoffa che non esistono più, fa matraccio perfetto per l’oro e profuma di posti inaccessibili!

Da ogni parte urla al miracolo!

Se proprio la rivuoi, trovami qualcosa che abbia lo stesso valore!”

Con la risata sua ancora nelle orecchie me ne andai, e la strada maestra mi divenne ostile.

Così errando ho conosciuto la Nuvolosa, cieca veggente che parlava con i morti; ma la sua compagnia mi avvelenò l’anima di malinconia, e me ne andai.

Ho fatto poi la conoscenza del vecchio Rotthardt, che da un secolo cercava il suo cuore per rompere la maledizione; pure lui si cacciava in guai ben più grossi delle sue spalle, e mi ha insegnato che il mondo gira bene per natura e male per la gente.

Volevo tornare indietro. M’ero deciso di supplicare, forse combattere, per la mia tenda; e aggrovigliandomi i pensieri sulla strada inversa, vidi il mio vecchio e caro maestro avvicinarsi.

Si teneva il cappello sopra gli occhi, per il tramonto, e passandomi a fianco disse:

“L’Amore è un attentato alla libertà…”

Stavo per dire -ma ero di nuovo rimasto solo.

Il mercante mi vide tornare. S’era fatto tardi e stava per smontare e prender carovana. In un crocevia di sguardi, gli dissi:

“Sono le cose che abbiamo perso, che hanno il valore più grande. Pesami l’infanzia, l’amore di una mamma, la nascita di un figlio. Pesami gli occhi invetrati di lacrime, pesami i ricordi. Quanto sei ricco, ora? E che cosa vendi?”

*

Ho appeso di nuovo la Tenda del Sole, sul terrazzo.

L’ho legata a doppio filo.

Il vento non me la ruberà mai più. 

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Discussioni

  1. “Nella Città del Veleno l’oro vale tanto quanto l’anima. Lo spirito non fa moneta, è in esilio la morale: conta solo il vizio, il desiderio e l’idolo giallo che tutto può comprare.”
    Questo passaggio mi è piaciuto ❤️

  2. Sono d’accordo con @kenji-albani sul titolo 🙂
    Da fuori può sembrar banale pensare un titolo per un racconto, ma è tutt’altro che scontato. Ed in questo caso, è azzeccatissimo.
    Il racconto poi, nel tuo solito stile sognante, ci porta in cammino assieme al protagonista, alla ricerca della sua tenda. La ritrova, e ritrovandola trova anche altro, trova la consapevolezza che si raccoglie solo camminando per sdrare non scontante.

    1. È quello che mi capita sempre. Pure di azzuffarmi tra pensieri e ispirazioni per strappare un titolo coerente. E si, mi perdo davvero le tende.

  3. “Sono le cose che abbiamo perso, che hanno il valore più grande. Pesami l’infanzia, l’amore di una mamma, la nascita di un figlio. Pesami gli occhi invetrati di lacrime, pesami i ricordi. Quanto sei ricco, ora? E che cosa vendi?”
    ❤️