Humanitas

Serie: La terza via



Non si vota più da un pezzo, a questo mondo. A partire dall’India, la prima nazione che ha introdotto il sistema informatico di governo, quasi tutto il resto del mondo si è adeguato. Fine della corruzione, fine delle clientele, delle lotte alle poltrone, delle tangenti: tutto quello che si può immaginare di negativo, con degli umani al potere. Come ogni epoca che passa, quella dei politici e dei politicanti era finita da un pezzo. Migliaia di anni di storia, mettendo in mano destini di nazioni e di popoli a uomini crudeli, sanguinari, invasati o semplicemente furbi. Con l’avvento dell’automatizzazione politica, sono crollati i presupposti per una piramide umana di potere che decisamente ci aveva fracassato le palle. Almeno, alla maggioranza di persone che, inorridite e sfiduciate, si precipitarono in massa, nazione dopo nazione, al referendum abrogativo della politica umana; plebisciti in ogni dove. In USA il 96%, in Germania l’88%, in Francia il 91%, in Italia il 93%, in Gran Bretagna no, il 36%, perse, ma non fa testo, gli inglesi devono sempre fare i bastian contrario. L’introduzione di questo sistema era dovuta alla StatICO (Statistic Indian Center Organization), un istituto con sede a New Delhi di ricerca e sviluppo di nuove tecnologie per la statistica, l’automazione e la graduale sostituzione dei computer ai lenti meccanismi umani della burocrazia. In India, fu sperimentato senza referendum, in una specie di golpe informatico che sul momento fece rabbrividire il mondo di fronte alle macchine, ma che in breve tempo riuscì a fugare ogni dubbio: la povertà, l’analfabetismo e le malattie, in India, nazione da un miliardo di anime e da un pil procapite dei più deboli, furono quasi del tutto debellati in meno di cinque anni. Il sistema informatizzato di governo, infatti, prepara un programma sulla base di statistiche specifiche e su parametri inseriti dagli abitanti di un Paese, sfruttando i dati provenienti dalla navigazione in internet, dagli acquisti, dalla fruizione e dal gradimento degli uffici pubblici, dalla quantità di tasse pagate e dalla conseguente qualità dei servizi statali erogati. Il programma ha una durata di cinque anni, al termine dei quali viene indetto un altro referendum e, qualora il sistema informatizzato di governo vinca di nuovo, vengono proposti agli abitanti nuovi programmi da scegliere; per votare basta un profilo valido sul sito dell’IGS della propria nazione ed un clic del mouse, o un tap dallo smartphone.

Lee Hornby non la vedeva così.

Giunti alle porte della quinta legislazione da parte dell’IGS, a trenta giorni esatti dal referendum popolare, egli si candidò come Presidente degli Stati Uniti d’America, con il suo nuovo partito: Lo Human Logic Party.

Nonostante il numero di volte in cui il software di governo abbia cercato un cavillo, una legge qualsiasi, che impedisse ad Hornby di candidarsi, niente poté fermarlo. In effetti, il successo di questa nuova tecnologia fu così schiacciante che mai nessuna legge a tutela del nuovo sistema fu promulgata; inoltre, l’IGS si basava su un algoritmo statistico e quindi matematicamente democratico, quasi una legge dalla quale egli stesso dipendesse per non mettere il popolo davanti al rischio di una dittatura computerizzata, che sarebbe stata una prospettiva delle più fantascientifiche e disastrose. Dunque, l’IGS dovette, forse a malincuore (sempre che ne abbia uno), indire delle regolari elezioni. il 20 Maggio iniziò la campagna elettorale, che sarebbe durata fino al 30 Settembre, giorno in cui gli americani sarebbero stati chiamati alle urne, non per il solito referendum quinquennale, bensì per eleggere il nuovo Presidente: o l’IGS o il signor Lee Hornby.

Nato in una casetta sul lago Michigan, nella contea di Perkins, vicino all’area metropolitana di Detroit, Lee Hornby era stato quello che si può definire un “bambino prodigio”; vinse numerose olimpiadi della matematica, andò perfino in televisione, come concorrente di programmi per bambini geniali ma anche alla Ruota della Fortuna, a Chi vuole essere milionario, ecc. Passata la notorietà dell’infanzia, Lee non perse certo la sua passione per le scienze e a quattordici anni tornò alla ribalta, quando venne iscritto all’MIT di Boston ben cinque anni prima dell’età di un diplomando. Una carriera scolastica vertiginosa, che lo consacrò il migliore dei corsi accademici negli anni a seguire, fino al raggiungimento di due lauree, una in fisica e l’altra in informatica, a 18 anni e sei mesi. Record assoluto in America, per il paio di anni successivi girò il mondo, con il desiderio comune a tutti i ragazzi di scoprire e godersi le più che meritate vacanze. Dopotutto anche Lee Hornby nutriva delle passioni umane quali il mare, le belle ragazze, la musica, eccetera. Se la spassò, visitando Londra, Parigi, Roma, Barcellona, il Marocco, la Russia, il Kenya, il Madagascar, la Cina ed infine l’India. Al termine di questi due anni raminghi, tra l’altro pagati da sontuose borse di studio, fatto che gli consentì di non lavorare praticamente nemmeno un giorno, sarebbe dovuto andare verso la sua ultima meta: il Giappone. Ma a New Delhi si fermò. Passava quel treno che si ferma una volta sola alla stazione della vita: la StatICO assumeva. E voleva lui. Venuto a conoscenza del lavoro che avevano in ballo, Lee capì subito che lavorare all’interno di quell’istituto significava far parte di qualcosa di unico: essere tra coloro che, eletti, avrebbero cambiato il mondo. In più di cento persone, i migliori crani del pianeta, svilupparono quel software che avrebbe cancellato la corruzione dal pianeta, le disuguaglianze, la violenza, le guerre inutili e le dittature. Era il prossimo livello della civiltà, lo scalino superiore verso la vetta dell’illuminazione, e lui stava salendo quella scalinata. Entrò immediatamente, senza nemmeno fare ritorno dai suoi a Perkins; lo avrebbero aspettato anni di duro lavoro, di notti in bianco, di grandi fallimenti e grandissime risalite, senza mai darsi per vinti, fino alla creazione di una Beta funzionante. Una volta presentata questa straordinaria invenzione, ad una convention del progresso scientifico in California, nella mitica Silicon Valley, dinnanzi ad altrettanti giganti come Google, Microsoft, Apple, Facebook, Oracle, H3G, Huawei, Samsung e altri, tutti rimasero senza fiato, annichiliti, a bocca aperta. Fondamentalmente per due ragioni: la prima fu la sbalorditiva innovazione tecnologica che fosse mai stata creata probabilmente da Windows o dal telefono cellulare, secondariamente perché nessuno, ma proprio nessuno, vedeva possibile e pensabile che una macchina potesse sostituire un governo umano. Fu per tutti una splendida cattedrale nel deserto, uno straordinario esercizio di filosofia informatica, un esercizio di stile dei più sontuosi ma quantomai inutili. Alcuni ci videro la possibilità, già in parte in atto, di poter raccogliere ancora più dati da parte degli utenti, per migliorare le ricerche di mercato ed aumentare i profitti derivati dal marketing o dalla compravendita delle statistiche e delle informazioni private, ma niente di più.

Alla StatICO non si fecero abbattere. Anzi, decisero di dimostrare al mondo di cosa poteva essere capace OLYMPUS. Così si chiamava il sistema informatizzato di governo nella sua prima versione. Si creò dunque un nuovo laboratorio, che accelerasse le applicazioni al mondo reale di quel fantasmagorico progetto, al quale fu messo come direttore proprio Lee Hornby, che sempre di più sentiva sua, nel profondo, quella creazione.

Aveva deciso di portare l’umanità ad un livello successivo, di darle quella serenità troppo a lungo sospirata, di rendere reale il sogno dell’uguaglianza.

Alle applicazioni di quel sistema furono forniti dati che provenivano dalle leggi di Hammurabi, dai faraoni e i grandi sacerdoti egizi, dalle democrazie illuminate delle città-stato greche, dall’ellenismo, soprattutto dal diritto romano, dai Comuni italiani, dall’illuminismo, dal pensiero rivoluzionario francese, da Napoleone, da dovunque ci fosse stato un elemento determinante al progresso dell’uomo in ambito politico e sociale. Questi dati venivano elaborati dall’IGS, il quale trasformava il pensiero di Diderot, George Washington, Abramo Lincoln, Filippo Buonarroti, Lorenzo il Magnifico, l’Imperatore Adriano, Giulio Cesare, Akhenaton, perfino le tavole della legge di Abramo, vergate da Dio stesso, in un metodo governativo brillante, democratico, funzionale e semplicemente onesto.

Tutto andava per il meglio quando lo stato indiano decise di sospendere i fondi al progetto, considerato, nonostante tutto, inutile e privo di fondamenti realistici. Hornby e i suoi collaboratori, insieme a tutto lo staff della StatICO, specialmente nella persona del Presidente, il Professor Sanya Getapramana, decisero di riprendere e portare a termine il lavoro in segreto, finanziati in maniera occulta dal governo degli Stati Uniti e dagli Emirati Arabi, governi che si erano resi finalmente conto del potenziale di questa straordinaria macchina dei sogni. Si spostarono in Pakistan, a Isalamabad, dove riuscirono, ben nascosti all’interno di una base militare statunitense, vicina a campi d’oppio di proprietà della CIA, a terminare il lavoro, portandolo alla sua prima versione ufficiale, perfettamente funzionante: il risultato finale fu l’Informatic Government Service version 3.3.1 ACROPOLIS. Rimaneva soltanto da metterlo in funzione, di tornare in India e dimostrare allo stato e a tutto il mondo di cosa era capace questo strumento. Naturalmente la classe politica era renitente ad un’invenzione di questo genere, e tutte le caste furono ben grate allo stato quando si seppe che il programma era stato abortito. Quello che serviva, era un colpo di stato. Mostrare la perfezione e l’efficacia di quel software con un attacco aggressivo, un fulmine a ciel sereno, per far crollare l’ordine costituito dinnanzi alla grandezza del futuro.

Nell’arco di dodici ore, ACROPOLIS aveva invaso tutta la rete dell’India e si era sostituito a qualsiasi figura professionale presente in qualsiasi ufficio nel 98% della nazione. Ogni computer, hub, bancomat, contatore, telecomando, drone, televisore, antenna, satellite, che facesse capo allo stato indiano, era stato preso dal sistema informatizzato governativo. Una macchina aveva destituito il potere, e lo aveva a sua volta assunto. ACROPOLIS era salita al trono. Nonostante le lunghe ricerche e tutti i vani tentativi di reprimere ciò che era avvenuto, ben presto il popolo indiano per primo e l’opinione pubblica poi, si resero conto di cosa era capace quella nuova democrazia, dove nessuno governa, nessuno decide e tutti sono finalmente uguali. Come detto in precedenza, in meno di cinque anni l’analfabetismo, le malattie e la povertà vennero quasi del tutto cancellate. Gli indiani erano diventati un popolo felice, occupato all’88%, fertile, istruito, nuovo. Erano soprattutto padroni di se stessi, di fronte ad un’efficienza che gli donava una grande fiducia verso l’avvenire. Ma, come in ogni grande passo dell’umanità, dietro c’è una macchinazione bieca, occulta e mossa dall’interesse. Questa storia così meravigliosa, quasi onirica, non sarebbe realtà se non avesse un’altra faccia, molto più oscura di quanto si pensi. Dietro all’IGS c’era la CIA, il Servizio Segreto dell’Arabia Saudita, e molte altre agenzie di intelligence che, con un’opportunità del genere, avevano visto materializzarsi la possibilità di dominare il mondo grazie ad un computer. ACROPOLIS era un mezzo, non un fine, come Lee Hornby invece credeva e desiderava. Con un mondo gestito telematicamente, le capacità di chi si muove nell’ombra sono pressoché infinite. In un pianeta dove niente e nessuno ha più una privacy, diritto che era stato sacrificato completamente in nome di questa nuova era, splendente di pace, il potere si accentra facilmente nelle mani di chi grazie alle informazioni regola la Terra. E’ un’arma a doppio taglio: quando sul portale dell’IGS spunti la casellina del consenso al trattamento dei dati personali, da un lato ti rendi partecipe della più grande democrazia mai creata, dall’altro accetti che ogni singola informazione che riguarda la tua persona venga ceduta ai servizi segreti di mezzo mondo, finanziatori occulti della StatICO.

Lee Hornby non ci mise molto a scoprirlo, quando la pistola gli fu puntata alla testa e gli fu chiesto di cancellare quella parte di programma che proteggeva la privacy di quattro miliardi e mezzo di persone.

ACROPOLIS era un’eclissi solare: la luce di una politica nuova ed il buio del sacrificio della libertà.

Erano stati tutti ingannati. L’IGS era, nella sua natura, nella sua forma più distorta, il più grande database umano mai concepito.

La StatICO fu smantellata, chiusa per sempre. Il sistema fu preso in gestione dal nuovo Consiglio Internazionale per la Sicurezza, un’agenzia dell’ONU che celava appunto i vertici dei maggiori servizi segreti al mondo. Lee Hornby, così come il professor Getapramana e tutto il team di sviluppo, furono licenziati, firmando una penale recissoria che gli impediva, previa condanna alla legge marziale imposta dall’IGS stesso, di aprir bocca sulle reali funzioni del sistema e su ogni informazione scientifica o politica ad esso inerente. Il sogno si era infranto, in mille pezzi, come uno specchio che cade per terra. Frantumato. Violato. Avvelenato dalla cupidigia, dalla sete di potere umana. La bellezza assoluta di una creazione perfetta, volta alla pace e alla prosperità, trasformata in una potenziale macchina di morte, atta a soggiogare l’umanità, che volontariamente cede la propria libertà, ignara delle conseguenze.

Profondo conoscitore della sua creatura, Lee Hornby sapeva perfettamente che, apparte lui, nessuno avrebbe saputo mettere le mani sulla scrittura primaria di quel programma. Aveva adottato la soluzione più sicura al mondo: lo sapeva a memoria; ogni passo, ogni striscia, erano nella sua mente, mai scritte da nessuna parte, mai criptate, mai codificate, mai messe in nessun caveau. La scrittura primaria era non solo il cuore di ACROPOLIS, ma anche la serie di leggi alle quali il sistema stesso non avrebbe potuto contravvenire. Conteneva dieci principi fondamentali che salvaguardavano da qualsiasi sviluppo della macchina la democrazia, il diritto di stampa, la non belligeranza, la parità dei sessi, i diritti civili, l’assistenza medica e l’istruzione. Un decalogo informatico di civiltà, che non poteva essere cambiato o manomesso. Tra questi precetti, si trovava per l’appunto la striscia relativa ai referendum popolari, in base ai quali si confermava ad ACROPOLIS il governo di una nazione e soprattutto la possibilità, ove se ne verificassero le condizioni, di convogliare ad elezioni politiche democratiche. Per anni, il Consiglio Internazionale per la Sicurezza, aveva tentato di aggirare e compromettere questo “comandamento”, in modo da poter destituire ogni forma democratica di governo proprio grazie a nuove riprogrammazioni totalitarie dell’IGS; aveva preso prigionieri, torturati, interrogati i più illuminati scienziati del mondo, aveva rapito e messo al lavoro tutti gli ex dipendenti della StatICO che erano riusciti a trovare. Avevano corrotto file, inserito virus, distrutto parti hardware. Niente, era impossibile. Arrestarono anche Hornby, al quale avevano già distrutto la vita a sufficienza, per farlo parlare, per scoprire, per capire, ma non ci furono versi. Gli fecero arrestare il fratello, gli bruciarono la casa; lo misero in carcere a Rykers Island, a New York. Ancora, non ebbero soddisfazione. ACROPOLIS stesso è progettato perché quella scrittura primaria non venga alterata. Qualora succeda, l’IGS ha il dovere di proteggere se stesso e la democrazia, con qualsiasi mezzo: anche distruggersi. E’ fin troppo chiaro che questa manica di criminali legalizzati ci rimetterebbe troppo, ci rimetterebbe tutto; per questo dovevano essere sì spietati ma al contempo prudenti. Non rischiare di mandare a rotoli quello che per loro era diventato il perfetto strumento di potere.

Hornby, una volta uscito dal carcere, si rese conto che ormai, vista la sua reticenza, aveva i giorni contati. Doveva fuggire, altrimenti ogni servizio segreto avrebbe fatto a gara per prendersi la sua testa, prima che potesse parlare, o fare di peggio, magari proprio manomettere ACROPOLIS. Dovette sparire e non gli fu troppo difficile. Conosceva i metodi di ricerca di queste agenzie ma soprattutto conosceva i metodi di ricerca dell’IGS, per cui innanzitutto si liberò di qualsiasi strumento tecnologico in suo possesso, di ogni metallo, anche i bottoni (sono tutti elementi che vengono individuati da satelliti e radar), quindi studiò un percorso che lo tenne sempre alla larga da radio, televisori, forni a microonde, apparecchiature elettroniche, antenne, parabole, eccetera, in modo che la sua presenza non venisse in alcun modo captata. Infine, il caro vecchio buon senso: barba e capelli lunghi, occhiali, vestiario anonimo, documenti falsi, pagamenti solo in contanti. Questi antiquati sistemi di sicurezza sono sempre più che validi, possiamo dire che sono fondamentali. Farsi furbi, sempre. Scaltri, acuti, attenti; dormire poco, mai una residenza fissa. Stare alla larga dalle telecamere, dai grandi magazzini, dalle banche. Un fuggiasco qualunque, con vent’anni di esperienza in informatica e sicurezza sulle spalle.

Ma quanto poteva durare, una vita del genere? Qualsiasi macchina, elicottero, telegiornale, rappresentavano il terrore. Lee era uno scienziato, di certo non un uomo d’azione. Era disperato, gli mancava il sonno, i soldi, il tempo. Non si riposava e non si fermava da mesi. Era giunto al culmine della sopportazione. Stava per cedere. Quando d’improvviso, una notte, accampato alla meglio sotto un magnifico cielo stellato, su di una collina dell’Iowa, ebbe l’illuminazione: si sarebbe candidato a Presidente degli Stati Uniti. La macchina non glielo avrebbe potuto impedire, lui conosceva ogni segreto di essa, poteva aggirarla, sconfiggerla durante la campagna elettorale; aveva un vantaggio: Hornby conosceva i limiti della macchina ma l’IGS non conosceva i suoi; non tutti almeno. Inoltre, la sovraesposizione mediatica lo avrebbe tenuto al sicuro perlomeno durante i mesi della campagna elettorale: i servizi segreti non avrebbero mai potuto far sparire o morire, anche accidentalmente, un candidato alla presidenza. Guadagnava tempo, fino alle elezioni. Non lo avrebbero toccato e lui avrebbe potuto concentrarsi non solo su vincere, cosa che gli appariva abbastanza difficile ma non impossibile, ma soprattutto su come fermare questo disegno oscuro che stava tramando un dominio totale sugli uomini. Era l’unico che poteva farlo.



La terza via
  • Episodio 1: Humanitas
  • Episodio 2: Felicitas
  • Pubblicato in Narrativa

    Commenti

    1. Tiziano Pitisci

      La trama di fondo è veramente ben congeniata. Ci sono tutte le premesse per una storia con la S maiuscola in questo LibriCK di Michele e soprattutto il tema centrale del filone della fantascenza: il duello tra l’uomo e le sue creazioni; e il timore di un evoluzionismo suicida con la deriva drammatica dell’estinzione (o, come in questo caso, dell’oppressione) della razza umana. Qualche dialogo avrebbe spezzato il tono da “preambolo”. Sono curioso di vedere, nel prossimo episodio, se almeno quando si tratta di votare per la propria libertà dalle macchine, l’affluenza alle urne sarà dignitosa.

      1. Michele Simonetti Post author

        Grazie Tiziano per l’attenta recensione. Sono d’accordo con te sui dialoghi, vedrò se nella seconda parte riuscirò ad inserirne alcuni, nella speranza che il povero Lee Hornby trovi qualcuno con cui parlare! 😀