La tragedia

Serie: Dopo L'Europa

Nel 2033 si verificò un evento gravissimo in America, tale da annientare gli Stati Uniti come superpotenza a livello mondiale. L’esplosione della caldera situata nel sottosuolo del parco di Yellowstone provocò una catastrofe di dimensioni bibliche. Una caldera è una specie di supervulcano, che non è a forma di montagna, come siamo abituati a immaginare, ma è una depressione, una specie di cratere collassato sotto terra. La caldera di Yellowstone era lunga settanta chilometri, larga trenta e si trovava alla profondità di otto chilometri dalla superficie terrestre. Gli scienziati più accorti, che avevano tenuto sotto controllo quell’enorme massa di magma pronto a esplodere da un momento all’altro, avevano avvertito il governo degli Stati Uniti, che li aveva tacciati di essere catastrofisti, forse per non diffondere un allarmismo inutile e incontrollabile tra le popolazioni. Era stato infatti predetto che, se la caldera fosse esplosa avrebbe gettato nell’atmosfera chilometri cubi di roccia, ceneri, polveri e materiale sulfureo, una massa di sostanze che si sarebbero diffuse col passare del tempo intorno a tutto il pianeta, facendo rimbalzare le radiazioni solari e causando così un sensibile abbassamento della temperatura sulla superficie terrestre. Il mondo si sarebbe ritrovato in una sorta di inverno nucleare. Una nuova era glaciale sarebbe stata la conseguenza di ciò e, per la maggior parte degli esseri viventi, non ci sarebbe stato scampo. La stragrande maggioranza delle specie, compreso l’uomo, sarebbe andata incontro all’estinzione. L’esplosione ci fu, ma le cose non andarono proprio così. Il terribile terremoto conseguente all’esplosione provocò morte e distruzione nel raggio di centinaia e centinaia di chilometri. Ci fu una notevole deviazione dell’asse terrestre e uno spostamento dell’orbita della Terra, che si portò più vicina al sole. La nube di polvere e cenere oscurò per qualche giorno la parte settentrionale del continente americano, per ricadere al suolo, provocando la perdita totale dei raccolti di grano e cereali nel nord-ovest degli Stati Uniti e rendendo quelle terre improduttive per parecchi anni a venire. L’immissione nell’atmosfera di questi quantitativi incredibili di polveri provocò un notevole allargamento del buco dell’ozono. L’insieme di questi fenomeni portò in definitiva a un innalzamento di diversi gradi della temperatura media del globo, con il conseguente scioglimento di una grande quantità di ghiacci nelle calotte polari e l’innalzamento del livello dei mari e degli oceani di diversi metri. Le città costiere risparmiate dal terremoto si ritrovarono così semisommerse dall’acqua. La tragedia fu tale da ridurre di un terzo la popolazione mondiale. Negli anni successivi, ulteriori perdite si sarebbero avute per il diffondersi di un grave tumore della pelle, il melanoma maligno, dovuto all’esposizione, soprattutto degli individui dalla carnagione chiara, ai raggi ultravioletti.

Da tutti questi fenomeni apocalittici l’Italia era stata colpita solo marginalmente. Si era verificato sì un aumento del livello delle acque, per cui alcune città costiere, pressoché allagate, dovettero essere abbandonate dalla popolazione, che si era spostata nelle colline limitrofe, ma non c’erano stati gravi lutti di massa dovuti a catastrofi naturali. Ciò che provocò i maggiori danni fu invece la guerriglia urbana, che si scatenò proprio per il fatto che gli USA non esercitavano più il potere di controllo sulla stabilità politica della penisola. La guerriglia, iniziata con la scusa della carestia e della crisi economica, si trasformò col tempo in vera e propria guerra civile e si trascinò nel tempo per alcuni decenni, traducendosi infine in guerra di religione: cristiani contro musulmani, musulmani contro indù, tutti contro gli ebrei, e così via. Ogni pretesto era buono per far scoppiare una rissa, che spesso degenerava in lotta armata, in atti vandalici e, nei casi più gravi, in attentati terroristici, in cui perdevano la vita senza distinzione persone legate alle varie fazioni. Verso la metà del XXI secolo, le regioni Adriatico-Ioniche si erano alleate con alcuni Stati al di là dell’Adriatico, la Slovenia, la Croazia, la Serbia, la Bosnia-Erzegovina, il Montenegro, l’Albania, la Grecia e la Turchia, dichiarando l’indipendenza e fondando la Confederazione Adriatico-Ionica, con capitale Ancona, dove si insediò il governo provvisorio, a maggioranza musulmana. Era stata scelta questa città come capitale, in quanto si trovava in una posizione strategica privilegiata. Inoltre, a causa dell’innalzamento del livello del mare, tutta la parte storica della città, dal Duomo al Passetto, era divenuta un’isola, circondata dal mare e collegata alla terraferma da un unico ponte a una campata, l’accesso al quale poteva essere facilmente controllato. I palazzi amministrativi e governativi, ospitati dagli imponenti edifici fatti realizzare nell’epoca fascista e che avevano ospitato a suo tempo la residenza del Comune di Ancona, le Poste Centrali e l’Archivio di Stato, risultavano così facilmente difendibili. Le altre regioni, che non avevano accettato la dichiarazione di indipendenza, si erano alleate con Spagna, Francia e Germania e avevano dichiarato guerra alla nuova confederazione. Alcuni anni di conflitto tra le due coalizioni erano stati sufficienti a portare morte e distruzione da entrambi i lati. Si parlava di attacchi chirurgici, di lancio di missili e bombe solo su obiettivi militari e strategici, ma le vittime tra la popolazione civile erano innumerevoli. Nel 2067 la guerra aveva rischiato di degenerare in guerra termonucleare, in quanto la Confederazione Adriatico-Ionica aveva chiesto l’intervento dell’Iran, che si sapeva essere in possesso di testate nucleari. D’altra parte, anche la Francia disponeva ancora di testate atomiche, nonostante la maggior parte di queste fossero state smantellate diversi decenni prima. La paura della guerra termonucleare aveva indotto molti cittadini ad attrezzare rifugi antiatomici. Vladimiro e Adriano avevano deciso, dal canto loro, che sarebbero stati più sicuri nelle profondità della terra, protetti all’interno delle loro celle di ibernazione.

«Siamo giunti a un punto di non ritorno», aveva commentato Adriano, osservando il cielo plumbeo e lo scenario di morte e distruzione dovuto a un’imperversante guerra civile, combattuta strada per strada, dietro l’angolo di ogni abitazione, anche in quella che era stata un tempo una tranquilla cittadina di provincia. «Non credo che potremo garantire alla nostra progenie di giungere indenne fino al 2300, come indicatoci dai nostri progenitori. Forse avevano sbagliato i calcoli. Questo pianeta è arrivato alla fine, nel giro di pochi anni non ci sarà più alcuna forma di vita intelligente, rimarranno le piante, forse qualche specie animale, ma il genere umano è destinato a estinguersi nel giro di breve tempo».

«Non penso che i nostri avi abbiano potuto sbagliare in maniera così grossolana. Dal loro pianeta avevano osservato la Terra come sarebbe stata nel XXIV secolo e così ce l’hanno descritta. Dobbiamo superare indenni questi due secoli e mezzo che rimangono, e l’unico modo, per come stanno andando le cose, è quello di ritornare all’astronave madre, ibernarci nelle due celle da cui sono usciti, tanti secoli fa, Alfa e Beta e programmare la nostra disibernazione per i primi anni del 2300», replicò Vladimiro, che rispetto al fratello gemello era molto più propenso a ragionare con freddezza e lucidità in qualsiasi situazione.

Dopo L'Europa
  • Episodio 1: Le immigrazioni incontrollate
  • Episodio 2: La tragedia
  • Episodio 3: L’Italia del XXIV secolo
  • Pubblicato in Episodi, Narrativa

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