La villa in Toscana

Serie: La villa in Toscana


Nonostante il freddo cominciasse ad avvolgere la città, l’aria era ancora mite. Pandora adorava camminare per le vie senza una meta precisa,alla ricerca di qualche dettaglio dal quale trarre ispirazione. Fin da bambina sapeva quello che avrebbe fatto da grande. Voleva essere un’ artista come la sua amata nonna Violet. Pensare a lei le provocò una morsa allo stomaco e il familiare nodo alla gola fece capolino. Si fermò un attimo per riprendere fiato sedendosi su una panchina di pietra bianca. Il contatto con quel blocco freddo l’aiutò a riprendersi un pochino. Il respiro si stava regolarizzando e , come sempre accedeva dopo una crisi, si sentiva svuotata e senza energie.

La nonna era morta da due anni ormai, ma il dolore era sempre lì,impossibile da lenire. Era cresciuta con lei e non aveva nessun altro parente su cui poter contare. All’età di trentadue anni non era più una bambina ma non era semplice fare i conti con la solitudine e il vuoto che la perdita aveva causato. Con la mente ritornò ad una bellissima estate in Francia,  aveva circa cinque anni. Poi la telefonata. Nonna che piangeva e le comunicava l’incidente dei suoi genitori. Mamma e papà non sarebbero più tornati.Furono anni strani e malinconici, dolci e amari, spensierati e a tratti strazianti. Nonostante sua nonna fosse francese, Pandora era italiana e così decisero di trasferirsi nel suo paese d’origine e lasciare la Francia.

Lo squillo improvviso del suo cellulare le fece aumentare il battito cardiaco.

«Pan tesoro tutto bene?» la voce della sua amica Nadine era ansiosa e tradiva preoccupazione.

«Nadine…. sì…tutto bene!» ostentò una calma che non aveva.

«Come dimmi?Ti sei dimenticata della festa vero? È il compleanno di Max!» la voce squillante della sua amica le martellava in testa.

«Non mi sono….va bene mi sono. Arrivo dammi una mezz’ora» chiuse la comunicazione bloccando ogni ulteriore rimprovero.

Nadine era la sua migliore amica, bionda, sexy e di successo. Praticamente il suo opposto. Lei era mora, occhi di uno strano azzurro tendente al lilla e un corpo con il quale aveva sempre combattuto. Non che fosse brutta , aveva dei bellissimo capelli neri simili a seta e nonna le ripeteva sempre che il suo era un fisico da pin-up. Gli occhi grandi e malinconici le davano poi sempre un aria sognante e a tratti distaccata. Nadine aveva inoltre una vita molto diversa dalla sua. Era un avvocato, sempre alle prese con casi importanti dei quali spesso discutevano insieme. Pandora invece era un’artista e in particolare si occupava di restauri di dimore e oggetti antichi. Era un lavoro discontinuo ma non avrebbe potuto fare altro.Dopo essersi trasferite in Italia , lei e nonna Violet, andarono a vivere in un bell’ appartamento nel centro della capitale. Lo avevano arredato insieme e abbellito con i quadri della nonna.

Quando entrò in casa ad accoglierla c’era solo Pepita la sua gatta persiana.

«Hai fame pigrona?» prese la ciotola guadagnandosi le attenzioni della gatta poi si diresse velocemente in camera per cambiarsi.

Scelse un abito bordeaux, abbinando scarpe e borsa nere e si acconciò i capelli con uno chignon lasciando delle ciocche ribelli a incorniciarle il viso. Applicò un eyeliner nero, mascara e rossetto del colore del vestito. Per fortuna si era ricordata del regalo per Max. Un’edizione rara di un libro che stava cercando da tempo. Lui e Nadine stavano insieme da circa tre anni tra altri e bassi. Si erano conosciuti ad una mostra alla quale Pandora, come sempre ,aveva trascinato Nadine. Erano andati tutti e tre a cena dopo la mostra e ovviamente il dopocena era stato a casa di Nadine mentre lei tornava a casa dalla sua gatta. Non ne soffriva di questo ormai era abituata a restare nell’ombra di fianco a lei. Max era un bell’uomo, colto, intelligente. Lavorava come insegnante di letteratura in una prestigiosa Università. Era alto, occhi verdi e capelli castani sempre molto curati. Ma la cosa che saltava di più all’occhio era la sua maestria nell’arte della conversazione. Non era facile ammetterlo, ma un po’ invidiava la sua amica. Max era il tipo d’uomo per il quale forse avrebbe perso la testa. Ed era proprio la sua testa a impedirle di lasciarsi andare, il suo eccessivo autocontrollo che la faceva apparire fredda e distaccata. Cosa c’era che non andava in lei?

«Ciao Pan »Max la stava guardando dalla porta d’ingresso.

«Max…auguri. Scusa il ritardo!»gli porse goffamente il regalo abbassando gli occhi. Lui lo prese e si fece da parte per farla entrare. Nel farlo si sfiorarono e il battito cardiaco accelerò un pochino.

«Wow questa è un’edizione rara! Mi sorprendi sempre» i suoi occhi si fissarono su di lei.

«Non esagerare, ne avevamo parlato una sera e me ne sono ricordata» finse un disinteresse malcelato. Lui le prese le mani e per un istante il tempo sembrò fermarsi. Si chinò su di lei lentamente baciandole le guance.

« Pan!» Nadine si intromise con i suoi modi chiassosi.

«Ehi ciao Nadine. Offrimi da bere perché oggi ne ho proprio bisogno!»si affrettò verso il salone mettendo più metri possibili tra lei e l’uomo della sua amica.

Tra lei e Max non c’era nulla e mai avrebbe permesso che accadesse qualcosa fra loro. Il senso di colpa la divorava per quell’intesa mentale. Bevve un bicchiere di prosecco tutto d’un fiato. Alzò gli occhi , leggermente velati dall’alcool e vide un uomo poco distante che la stava fissando. Era seduto su un divanetto di pelle rossa, in netto contrasto con il suo look total black. I suoi occhi erano due pozzi neri  nei quali si perse per un istante. La bocca carnosa era così invitante…

«Oddio Pan smettila! Cosa ti succede stasera?» pensò.

Ad un tratto l’uomo si alzò e sussurrò qualcosa a Nadine. La vide girarsi verso di lei e sorriderle mentre lui la fissava serio. Era solo paranoica o stavano parlando di lei? Si girò e prese un altro prosecco. La testa iniziò a girarle, aveva bisogno di aria fresca e così uscì sulla terrazza. Si sedette sulle poltroncine di vimini senza accorgersi di non essere sola.

«Pandora…sei bellissima stasera. Sembri diversa…» Max era di fronte a lei.

«Ma piantala! Sono solo un po’alticcia» scoppiò a ridere gettando la testa all’indietro.

Lui si alzò di scatto e in un attimo era dietro di lei. Le sciolse i capelli che le ricaddero sulle spalle come un manto di seta. Il suo respiro divenne affannoso.Lui si chinò ad annusarle i capelli.

«Pan ti prego…»la supplicò con voce roca.

«Eccoti finalmente! Ti ho cercata ovunque!» Nadine si avvicinò mentre Max con uno scatto si tirava indietro come un bambino scoperto a rubare caramelle.

«Ho bevuto troppo e avevo bisogno di aria fresca»in effetti era la verità .

«Max! Il festeggiato che si nasconde dagli invitati? Rientra e non essere scortese!» lo ammonì. Lui tornò alla festa in silenzio senza ribattere.

« C’è una persona che voglio presentarti. È per un lavoro. Un’occasione unica direi» la prese sotto braccio scortandola dentro. La condusse nel salottino secondario, più intimo e silenzioso. Le voci della festa erano un eco lontano. L’uomo seduto di fronte a lei era l’affascinante sconosciuto che l’aveva fissata poco prima.

«Castelli lei è Pandora Reese»l’uomo si  alzò e le strinse la mano.

«Piacere, Philippe Castelli» la sua voce era velluto e sembrava accarezzarla dall’interno.

«Vi lascio discutere tranquilli»Nadine ci lasciò soli. Il rumore dei suoi tacchi rieccheggiava nel corridoio.

Rimasero in silenzio per un tempo indefinito. Lui sembrava studiarla e lei era completamente rapita dal suo sguardo. Erano gli occhi più intensi che avesse mai visto.

«L’ho voluta conoscere per proporle un lavoro. Nadine mi ha detto che si occupa di restauri» disse in modo schietto.

«In particolare mi occupo di dimore antiche e oggetti preziosi»provò ad essere professionale.

«Ho una villa nella campagna toscana della quale vorrei che si occupasse»la fissò in attesa.

«In Toscana? Quindi dovrei trasferirmi temporaneamente»lo guardò con aria interrogativa.

«Ovviammente. Se accetta risiederà nella villa. Vorrei che se ne occupasse completamente. È una costruzione antica che appartiene alla mia famiglia» la fissò intensamente.

«Io…» non riusciva a ragionare mentre la fissava.

«Le manderò il contratto e i dettagli via email. Vorrei una risposta entro questa settimana»le strinse la mano e uscì dalla stanza lasciandola sola.

Era un’ottima opportunità di lavoro, come non ne riceveva da mesi. Tuttavia qualcosa le diceva di essere prudente così decise di aspettare e di decidere con calma.

Cercò Nadine per ringraziarla e la trovò in disparte a discutere con Max.

«Non puoi permetterglielo! Non è sicuro che lei vada in quella villa»Max stava alzando la voce.

«È un lavoro Max! Qual’è il problema?» Nadine lo stava guardando con aria di sfida.

«Non c’è motivo di urlare»la ammonì

«Allora stanne fuori! Non sono affari tuoi. O forse sì?»lo provocò.

Max si girò e se ne andò senza risponderle. Discorso chiuso.

«Nadine!» Pandora fece finta di nulla

«Pan…hai sentito?» la sua voce tradiva nervosismo.

«Non credo di aver capito molto» disse.

«Ultimamamente è così…ma io lo amo Pan! Non posso perderlo! » scoppiò in lacrime.

Pandora si avvicinò e l’ abbracciò forte sentendosi in colpa. Avrebbe accettato il lavoro. Doveva allontanarsi da Max per evitare che Nadine soffrisse ancora.

«Cosa hai deciso di fare per il lavoro Pandora?»le chiese.

«Credo che accetterò, anzi grazie per avermi presentato Castelli» lesse sollievo nei suoi occhi.

«Di nulla»rispose.

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