La visione lucida dei sentimenti 

Aspetto Alice accovacciata sul divano, le gambe fanno delle pieghe nelle parti più carnose come quando al supermercato si tastano le pesche e la pelle si incrina nella polpa come ora i miei muscoli si intersecano fra i pantaloncini bianchi e il cuscino rosso, fuori giugno riversa a catinella acqua afosa e massiccia, casa mia diventa l’argine solido e asciutto contro la barriera umida del primo accenno di sera.

La bottiglia di Pinot Grigio è a metà, sembra il galleggiante pieno di una macchina mentre il bicchiere affusolato che ho tra le mani sfiora la quantità del vuoto.

La solitudine attraversa il suolo e si dipinge sul muro, ornamenti invisibili per cuori sensibili.

I miei amici si chiedono come possa essere sola una come me, come se la bellezza bastasse ad avere compagnia, come se io bella lo fossi davvero.

Non ci penso e affronto l’ultimo pensiero con il sapore del vino che è un eco di ribes acerbo.

Immagino già cosa mi dirà lei, devi cambiare, sii diversa, buttati, lei consiglia di farlo tra le braccia di qualcuno mentre io da qualche parte cerco ancora un cervello che mi sappia abbracciare anche senza mani, difficile non essere soli con queste percezioni, lo capisco, lo ammetto, ma non riesco a fare la differenza, ad essere quella che Alice si aspetta, intanto lì sul divano chiaro sono io che aspetto lei.

Penso a Tommaso, lo penso tanto, forte, di quei pensieri che non sempre abitano la mente e che proprio per questo, per questo rispetto di libertà, diventano ancora più persistenti.

Inevitabile chiedermi se anche lui possa pensarmi così, con quell’intensità elettrica dell’attrazione e lo slancio libero dell’immaginazione.

WhatsApp vibra, Alice mi avvisa che sta arrivando e di aprirle il cancello, seguo il tragitto della strada sterrata che porta a casa mia con la telecamera, la vedo spuntare all’angolo della curva, premo un pulsante massiccio e il cancello si apre, con la sua Spider viola entra sostenuta e ricopre il roseto di ghiaia con una sferzata di gomme arrogante e decisa, la vedo scendere fasciata in jeans chiarissimi e sottili poi mi allontano e sul tavolino di sasso rosa aggiungo un bicchiere anche per lei.

Il caschetto rosso le solletica le spalle mentre con le braccia aperte come larghe mollette mi prende nella sua morsa di baci e abbracci, io nonostante l’affetto mi ritraggo intimidita, non sono mai stata una persona fisica, tranne che nel proprio letto e con un uomo accanto.

“Hai preparato il vino?”

“Già fatto, guarda lì.”

“Bene, ne ho davvero bisogno!”

“Che è successo ancora?”

Butta le zeppe in un angolo di tappeto lontano da noi e poi incrocia le gambe sul divano insieme a me.

“Quel tipo con cui esco, Roberto, è sparito.”

“Ma non uscivi con Luca?”

“Con Luca, Enrico e Roberto, con lui il sesso è fantastico, non capisco perché non si faccia sentire.”

Alice aveva sempre qualche avventura con uomini che a letto erano fantastici e che casualmente erano sempre quelli a sparire per primi.

Beve il Pinot con un solo sorso, riprende fiato e nevrotica controlla il cellulare, sistema senza pace le spalline del reggiseno poi si guarda intorno, spaesata, come afflitta da un male d’amore insuperabile.

“Stai tranquilla, se è solo un’avvenuta, che ti frega.”

“Si vede proprio che il sesso per te non è importante.”

Stiro le gambe lungo la sedia davanti a me e sciolgo i capelli, Tommaso impresso nei miei occhi e pensieri sciocchi a cui non dare seguito.

“Ti sbagli, per me è molto importante, per questo lo faccio molto poco, o meglio lo faccio solo con pochi.”

Le strizzo l’occhio come a farle una finta predica.

“Scusa, ha parlato la Santa. Da quanto non esci con qualcuno?”

“Che ne so.”

“Già questa è una risposta ed è preoccupante.”

La guardo, sento che sta per arrivare la solita frase.

“Dai, buttati.”

Non oso dirle che se adesso ci fosse lì Tommaso i vestiti e il vino sarebbero superflui, basterebbe solo la nostra pelle, i capelli spostati per vederci più nitidi e i nostri bacini come l’incastro perfetto di un Lego.

Fuori la pioggia è diventata intermittente come una stella cadente, mi chiedo come sarà il tempo nella sua città, se adesso partissi per andare da lui cosa direbbe nel vedermi lì accanto, scoprire se quelle vecchie mansarde dei film esistono davvero per fare l’amore nella realtà.

“A cosa pensi?”

“A niente.”

Mentire, mentire sempre se qualcuno prova a codificare il flusso criptico di ciò che gelosamente si vuole lasciare all’interno di noi.

“Allora a chi?”

“Dai Alice, a nessuno.”

“Davvero?”

“Vabbè, sto pensando ad uno. Contenta?”

“Lo sapevo! Hai quello sguardo malandrino, lo sai no, quello sguardo da sesso.”

“Ma che dici!”

Alice mi tira un cuscino e mi convince a parlare.

“Bello?”

“Certo che lo è, sennò mica lo penserei.”

“Quanto ti piace?”

“Tanto.”

“Età?”

“Un po’ grande.”

“Tipo?”

“Quasi quarant’anni.”

Fa la finta scandalizzata e ci versiamo dell’altro vino, il cielo della finestra vicino sembra il fondo di un lavandino lucido, grigio e austero cancella qualsiasi segno di estate.

“Ci può stare. Perché non sei con lui?”

“Abita a 200 km da qui e di lui so poco nulla, ci sentiamo per il canto, ha creato un’associazione per cantautori emergenti, si fissano tappe e ci si ritrova a cantare tutti insieme.”

“Bello, ma ci stai filtrando?”

“No! Non sta a me farlo, poi non so nemmeno se è fidanzato.”

“Ma che ti frega, se ti piace approfittane!”

“Sei sempre la solita. Sto bene così, è bello, gentile, parliamo della nostra passione comune, perché volere di più?”

“Non so, non ti bastano i punti uno e due della tua frase?”

A me bastano, ma com’è difficile il passo dell’attrazione, la scoperta dell’altro, l’incertezza di piacersi davvero, la profondità che va regalata anche quando si è sconosciuti, tutto questo Alice non lo può capire mentre ora con i suoi occhioni grandi e verdi tenta, vanamente, di comprendere come possa scegliere di non cercare Tommaso anche quando un suo solo saluto si incurva in un mio sorriso aperto e dolce, piacevolmente impresso tra le labbra e il cuore.

“Ti rendi infelice inutilmente, sei troppo sola.”

“Alice l’infelicità è la parte più importante da condividere con qualcuno, non condividerla con chiunque.”

Si stringe nelle spalle come presa da un improvviso freddo, il suo telefono tace in modo ostinato e nel suo sguardo noto l’impressione vuota di chi anche se si era promesso di non aspettarsi nulla, sperava che invece potesse infrangersi la promessa per dare continuità all’incontro, sesso o amore che fosse.

Recupera le scarpe in modo delicato e mi guarda piano, tenera e delicata insieme, come se si fosse arresa alla mia visione lucida dei sentimenti.

“Te ne vai?”

“Ho appuntamento con Luca. “

“Pensi ancora a Roberto, vero?”

“No, sto bene.”

Mentire, mentire sempre pensavo, come poco prima avevo fatto io, anche Alice occultava i propri pensieri dietro l’evidente urgenza della verità.

“Ci vediamo giovedì all’inaugurazione?”

“Certo.”

Poi il suo caschetto rosso si infrange nell’acqua come un geranio zuppo di gocce e in casa mia di lei rimane solo l’ombra del rossetto sul bicchiere e il cuscino spiegazzato con cui mi aveva colpito poco prima, era triste e l’avevo sentito lungo gli accenni silenziosi dei suoi occhi, la ricerca di parole a cui lei non sapeva dare un nome ma che io avevo ormai capito potesse essere amore, avevamo due visioni diverse dei sentimenti ma entrambe nel pomeriggio di un giugno bagnato e strano, a tratti malinconico come il ricordo vecchio di una vacanza ormai passata, ci trovavamo a sentirci sole, distanti da quel concetto roseo e intrigante che si poteva racchiudere nell’ambito del sentimentalismo.

Riprendo in mano il mio cellulare, messaggi banali dentro vite virtuali, sei bellissima, ti adoro, quanto vorrei conoscerti, messaggi e ovvietà una in fila all’altra che mi danno solo distacco tra me e il possibile incontro con un uomo, ma io scrivo e ringrazio, infondo un complimento fa sempre piacere, rimane il vuoto ingombrante di una bellezza che io non sento appartenermi e che per gli altri è percepita solo a distanza.

L’impressione di tutto questo attraverso uno schermo brillante cosa può lasciarmi addosso, solo un piccolo istante di sana illusione per poi svanire e sentirmi di nuovo sola.

Comincio a spogliarmi per andare in doccia, il cellulare suona di nuovo, sono tentata di abbandonarlo a se stesso ma poi con fare svelto torno a prenderlo, lui, eccolo, che bello leggere il suo nome sul display.

“Pronto?”

“Ciao, sono Tommaso, ti disturbo?”

Dirgli che sono mezza nuda è fuori discussione.

“Ciao! No, no tranquillo.”

Intanto con il telefono incastrato sotto il mento cerco di infilarmi nuovamente i pantaloncini.

“Avevo voglia di sentirti, volevo ringraziarti per l’impegno che stai mettendo nel progetto.”

Mi butto, ma poi ci ripenso, provo a immaginarmi la consistenza della sua pelle mentre getto fuori parole stupide.

“Che tempo fa da te?”

“Piove.”

“Anche da me.”

Anche queste sono banalità, ma alla visione lucida dei miei sentimenti sono diventate improvvisamente parole attraenti.

“Tommaso?”

“Sì?”

Ometto il pensiero e lo modifico in qualcosa di più lecito.

“Stai facendo un lavoro fantastico.”

Che è un mondo per dirgli ti stimo, mi piaci, vorrei abbracciarti.

“Anche tu.”

Adesso ci salutiamo veloci, ma se l’amore si potesse fare per telefono, noi l’abbiamo appena fatto.

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Discussioni

  1. Dunque il racconto manca di qualcosa, forse l’hai scritto di getto, ma ad esempio, si, l’ho anche riletto per vedere se ero brilla, manca il nome della protagonista principale. La sento parlare con Alice e con il ragazzo al telefono ma non c’è nella storia, magari non è importante, ma parere personale, forse ai cooprotagonisti era importante affidargli una battuta che lo contenesse…
    … E il fatto “di fare l’amore al telefono in questo modo” è molto carino come lo hai sviluppato nel dialogo, dolce come descritto mi è piaciuto, ma forse avresti dovuto sviluppare di più il “mi butto, ma poi ci ripenso”, altrimenti il dialogo con Alice avuto prima, rimane solo un paragonare due modi di vivere l’amore, un dialogo sterile, un dato di fatto, invece sarebbe stato meglio avrebbe lasciato una traccia, non che la protagonista dovesse cambiare idea, anzi (!), solo un qualcosa nel mezzo, una deviazione, per movimentare il racconto.
    Questo è il mio parere, non mi sento di criticare nessuno qui, sono tutti bravissimi a scrivere, ma questo è quello che penso…scusami, spero lo accetterai. Ciao! E quando ho tempo inizio anche la serie promesso 😉

    1. Ciao @marianna allora prima di tutto grazie per avermi letta 😀
      Mi spiace che non sia arrivato a pieno tutto il senso del racconto, proverò a rileggerlo per vederlo con quelle che tu dici essere mancanze e ne trarrò sicuramente uno spunto di miglioramento per i prossimi lavori!
      Per quanto riguarda lo scrivere di getto, tutto si scrive così, poi ovviamente ci sono le riletture e le versioni meno istintive, per il nome della protagonista mi sembrava superfluo in una storia così breve, mi dispiace che invece a tuo avviso questo stoni.
      I possibili ripensamenti credo che non siano contemplati dalla protagonista che ammette già con Alice che gli va bene così il rapporto con Tommaso, anche quello è un tipo di amore e a lei va bene viverlo in quel modo, per il momento che ho narrato.
      Questo è come l’ho scritto, adesso poi provo a rileggerlo con la tua versione esterna e ti ringrazio, ogni punto di vista può essere importante per rendere meglio i personaggi in modo reale.
      Ti aspetto con la Serie e altre storie, a presto!

  2. Ciao Stefano 😀
    Intanto grazie, è sempre bello essere letta e commentata!
    Non c’è cosa più enigmatica, varia e complessa delle vie che trova l’amore per manifestarsi… e devo dirti che di questa tua analisi sono sorpresa perchè non era quello che avevo in mente e mi hai fatto venire voglia di rileggermi per capire se invece Alice, un pò pazza com’è, non lascia intendere anche questo, seppur involontariamente.
    L’amore omosessuale è una mia mancanza in ciò che scrivo, è un tema che non conosco o che conosco poco e temo che finirei per raccontarlo male o in modo non adeguato, non rientra quindi nelle tematiche di cui solitamente scrivo, però chissà che la tua idea di visione non mi abbia dato nuovi spunti di riflessione per altre storie! Grazie mille per i complimenti!

  3. A volte l’amore è enigmatico. Trova varie vie per manifestarsi, e tu ne hai descritto una molto delicata. Mi è rimasto un dubbio: Alice avrebbe desiderato far l’amore con la sua amica? A un certo punto mi è sembrato di percepire una certa tendenza anche all’amore omosessuale, ma forse è stata una mia impressione. Comunque, complimenti, ben scritto, Fa vivere davvero la situazione in chi legge il racconto.