La voglia del sapore di un suo bacio 

La luna, come un immenso diamante sul dito della notte, si allineava perfettamente con lo scoglio nel mare che avevo davanti a me, la caletta mi avvolgeva nella sua conca ristretta e intima, mentre il bagnasciuga giocava a farmi il solletico tra la pelle il vestito da sera.

In quel momento avrei voluto fermare il tempo.

Il cielo un tetto estemporaneo di speranze e libertà, e della mia giovinezza appena arrivata.

Intanto sospendevo il sapore del sale nelle narici, il vento caldo spruzzato insieme agli schizzi delle onde, la sensazione di poter andare oltre, con le gambe dentro il mare a correre e spingere per farmi mancare nuovamente il fiato dalla felicità e l’occhio a perdersi in un’oscurità lucidissima, dove non c’erano confini in cui far cadere lo sguardo, tutto era una distesa di possibilità, di onde e stelle, e di innamoramenti da passione improvvisa dentro al cuore.

Da sopra, lungo la terrazza del ristorante, io lo scoprii a guardarmi dalla ringhiera che sembrava gettarsi direttamente nel mare, le braccia tese sul ferro celeste, la camicia bianca contro la sua pelle scura e abbronzata, qualche piccolo bottone aperto lungo il collo, la brezza a scompigliarli i capelli nerissimi, e poi lui, che con gli occhi sembrava non volesse lasciarmi andare.

C’ero io incastonata dentro quel panorama, la luna che sembrava come dipinta di un tondo perfetto, i suoi occhi così intensi e belli, così fortemente appoggiati su di me.

Il vento fece dondolare la mia collana di corallo, i capelli contro la fronte come alghe fatti di aria e lui che mi gettò un bacio prima di tornare a lavorare, improvvisamente mi sentii tremare i piedi nel mare.

Gettai il mio corpo nella sabbia, i tacchi abbandonati appena un po’ più in là, le voci dei miei genitori a chiamarmi per il dolce, e nella bocca avere solo la voglia del sapore di un suo bacio.

I piedi scalzi corsero nuovamente sulla roccia ruvida e sulla scaletta traballante, la consapevolezza che tutto stava per finire mentre ogni cosa era appena cominciata, una settimana troppo corta per pensare di ripartire tra qualche ora, la terra rossa con i profumi dolci degli ulivi, una Puglia inaspettata di cui mi ero innamorata e che non volevo lasciare, Fabrizio che mi aspettava al varco dei suoi occhi, il coraggio mancante di un bacio sperato e non ancora dato, forse cercato, trovato e chissà quanto ormai desiderato.

Infilai di nuovo i sandali di raso rosso con le gambe ancora sporche di sabbia proprio davanti al chiosco dei cocktail, i miei genitori poco lontani da me si versavano il vino guardando il mare, io avevo ancora il fiato corto, tornai sui tacchi e sospirai di emozione, mi sistemati i capelli con le mani, il vestito sopra le ginocchia tuttora umido, schizzi non ancora asciutti di acqua sulla pelle che scivolavano lunga la schiena nuda e scura.

“Divertita?”

Fabrizio mi arrivò alle spalle, i passi morbidi dell’innamoramento.

“Moltissimo.”

“Stavi cantando?”

“Sì, ma era meglio che non mi sentivi.”

“Ma smettila.”

Pochi centimetri tra di noi, mentre nella testa chissà cosa ci stavamo facendo mentre con i corpi nemmeno ci si sfiorava.

Mani che non sapevano dove stare, guance rosse di emozione e lui, più grande di me, ha invadermi pensieri e trepidazioni.

“Sono ancora presentabile per finire la cena?”

“Sei bellissima.”

Con il dito mi sfiorò il mento e proprio in quel momento le luci si spensero, candeline colorate uscirono da una porta con l’oblò, tutte le persone del ristorante vicino a mia madre, la Sacher di cioccolato che io e papà avevamo fatta preparare, voci di cori che si misero a cantare, io e Fabrizio ormai mani nelle mani.

Mi fece fare una piccola giravolta e raggiungemmo anche noi il tavolo della festeggiata, mi guardai intorno come accecata da tutti quei sorrisi e meravigliata di ogni amicizia nata, quella felicità che ci stava unendo nelle notti pugliesi, bicchieri verso il cielo e desideri da spegnere e far avverare.

Alle tre di notte anche l’ultima valigia era stata caricata in macchina mentre la luna si era scartata e ed era rimasta a metà nel cielo, coperta da nuvole bianche quanto lei.

Il mio cellulare continuava a suonare, messaggi di passaggio tra l’alba e il mio viaggio.

“La stai guardando la luna?”

“Sì, è meravigliosa. Hai finito il servizio?”

“Quasi. Non partire.”

“Sarebbe bello.”

La porta dietro le mie spalle si chiuse, ogni luce della villa era stata spenta, la spazzatura raggruppata, i momenti della vacanza pronti per diventare ricordi.

“Ci sei ancora?”

“Sì, stavo salendo in macchina.”

“Non mi hai nemmeno baciato.”

“Dovevo farlo io? Sei tuo l’uomo.”

La macchina si fermò all’improvviso, uno spiazzo roccioso si apriva sul mare, il vento di una notte caldissima ci invase appena aprimmo le portiere, davanti a noi scogliere a delineare la strada del ritorno, e nessuno di noi che voleva realmente partire.

La Puglia aveva scagliato nel nostro cuore una potenza di persone, colori e odori impossibili da debellare in pochi istanti, e forse in quegli attimi la possibilità di restare si era fatta concreta, stravolgere la vita e cominciare una nuova prospettiva, ma la macchina ripartì lenta nelle stradine strette e terrose, piene di curve, intorno alle fronde scure degli arbusti.

Restare sembrava importante quanto partire.

Il telefono squillò di nuovo, questa volta fu la sua voce a volermi afferrare.

“Pronto?”

“Non potevo lasciarti andare così, volevo sentire ancora il tuo respiro.”

Sorrisi di un’emozione unica, tipicamente estiva e giovanile mentre mio padre nello specchietto retrovisore buttava lo sguardo verso il mio rossore.

Gettai la testa lungo lo schienale allentando la cintura di sicurezza, volevo addormentarmi con il suono dolce delle sue parole.

A casa aprire la valigia fu come rituffarsi dentro quel mare, uscirono granelli di sabbia e vestiti stropicciati, cappelli di paglia appena comprati, cartoline che non avrei ma spedito, immagini di fotografie da stampare e appendere.

Scrissi a Fabrizio e poi mi tolsi di dosso il vestito che sapeva ancora dei suoi sguardi e spalanchi gli occhi sulla mattina di sole che invadenza le stanze di casa mia.

Nuda e con la pelle totalmente abbronzata, mi chiesi come sarebbe andata se quella vacanza si fosse trasformata in un pezzo di vita più lungo, se le emozioni sarebbero cambiate modulandosi all’abitudine, perché la vacanza era appunto non avere alcune radici a cui aggrapparsi, spogliarsi di quei ruoli obbligatori e diventare stranieri, come volti qualsiasi in esistenze estranee alle nostre.

Ero felice di non aver baciato Fabrizio, il bacio più bello sarebbe stato quello sospeso nel nostro sogno, la voglia del sapore di un suo bacio ancora intatta, nessuna realtà a invadere quell’idea di innamoramento folle che solo una vacanza, indelebile ma passeggera, poteva regalare alla quotidianità.

Mi immersi nella vasca da bagno e di quell’acqua salata sulla mia pelle non ci fu più traccia, forse un giorno sarei stata amata anche nella realtà, ma con la testa sotto l’acqua, tra le mura di casa, nella timidezza dei miei anni, io ricomincia semplicemente a sognare.

Sognai Fabrizio, quel bacio sognato, quello che c’era stato e quello sarebbe arrivato, oltre quel viaggio in cui molto avevo amato.

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Discussioni

  1. Perché rischiare la banalità di un ricordo contro l’immagine di un sogno che rimarrà per sempre come una pietra miliare del percorso affettivo? Bellissimo il dilemma, bellissima la soluzione che gli hai dato. Grazie, Marta, un bellissimo racconto.

    1. Ciao Giuseppe,
      rieccoti 😀

      In realtà questo è un dilemma dolce, fresco e abbastanza fulmineo, le cose, spesso, o accadono subito, il cogliere il famoso attimo, o se lasciate andare ci sfuggono e non ha senso rincorrerle con forza. Ci sono momenti che sono perfetti perchè si fermano prima dell’azione e altri che diventando emozione proprio perchè entrano in quel dopo necessario a viverla. In entrambi casi, dobbiamo essere sereni di quello che abbiamo sentito e custodirlo per quello che è stato, senza rinunce e senza aggiunte inopportune.

      GRAZIE A TE PER AVERMI LETTA!

  2. Non solo le persone, ma anche le azioni (come i baci) possono essere idealizzate, spesso esponendoci al dramma delle aspettative disattese. Non è il caso della protagonista di questo racconto (poetico, come tutto quello che scrivi, Marta) che avrebbe certamente ricevuto un signor bacio dal suo bel Fabrizio. Ma perchè rischiare? Perché sradicare le nostre fantasie per tentare un innesto (talvolta, anzi, spesso fallimentare) nella realtà?

    1. Ciao Tiziano 😀
      Generalmente le aspettative non possono mai essere uguali alla realtà, il che è un bene perchè a volte accade che la realtà le supera anche, ma è comunque una collisione con la fantasia, il mondo del sogno si rompe per creare il concreto. Sono due diverse emozioni e sensazioni in cui ci muove, come singoli, ii diverse direzioni.
      Nel caso del racconto l’età di lei conta molto, l’inesperienza. prima di tutto con se stessi, blocca e insieme preserva a fermare quelle emozioni che quasi sicuramente non avrebbero futuro e che se cercate di essere consumate per la loro brevità, perdono di intensità e poesia.
      La vacanza poi aiuta a mettere distanza e a giocare il proprio ruolo momentaneo nel rapporto a due.
      Crescendo si impara, anche se mai abbastanza, a scoprire di più noi stessi e l’altro. Ci sono quindi momenti che seppur brevi si scelgono di vivere sull’istinto dell’attimo e lasciano comunque addosso piacevolezza, altri che spinti dal coraggio, ci regalano davvero emozioni durature.
      Credo sia importante, come per la protagonista di questa storia, riuscire a riconoscere cosa vale la pena di rischiare e sacrificare del sogno per ottene nella realtà, ed essere sereni noi della nostra scelta, prima ancora delle azioni dell’altro. Ma lo ammetto, è un equilibrio difficilissimo.

  3. Ciao Massimo 😀

    vista la gentilezza del tuo doppio commento, mi sdoppio anche io e ti ridico che:

    Grazie davvero! Che belle parole… effettivamente era esattamente quello che volevo esprimere, alcune sensazioni sono belle proprio perchè rimanono intatte, avvolte dall’aura del sogno e del mistero. La protagonista è anche molto giovane, quindi probabilmente anche la sua età gioca, ma il bello del bacio sognato è che rimane un sapore intatto, e proprio per questo unico. Poi ovvio, i baci reali sono più divampanti… ma per quelli ci sono altre storie, che spero come dici tu, possono non essere mai banali ?

  4. Il punto forte del racconto è il concetto del “bacio sognato”. Il desiderio di amare in una dimensione di fantasia, nel sogno, senza nessuna contaminazione da parte della realtà, senza farlo sfociare prima o poi in abitudine. Il sogno consente di mantenere il fuoco ardente e di alimentarlo continuamente. Certo, la realtà lo avrebbe fatto divampare ed esplodere al culmine del piacere, ma lo avrebbe in un certo senso anche spento, lentamente. I racconti di Marta non sono mai banali. Altra bella perla. Complimenti!