L’addio a Milano

Serie: Di ombre e luce


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Pietro ha ricevuto un avvertimento da un contatto e si dispera per non essere riuscito ad avvisare i suoi compagni del pericolo imminente. Raggiunge casa, dove ha un confronto con la madre. Mentre scrivevo questo brano ho riflettuto sul fatto che potrebbe essere la narrazione di fatti contemporanei.

Il mattino arrivò carico di silenzio. Quando Pietro si svegliò, sua madre non era in casa. Scese in cucina e si sedette, in attesa, fino a quando la porta d’ingresso si aprì e lei rientrò con il volto sconvolto.

«Mamma? Ti aspettavo. Cosa succede?» Disse con voce tremante.

Lei avanzò. Non era mai stata una donna facile a spaventarsi, tuttavia, il modo in cui lo guardò gli fece gelare il sangue. Attese a lungo prima di parlare, cercando le parole adatte: «Hanno preso tutti quelli che stanotte si trovavano al circolo. Non so per quanto ancora —»

Pietro sentì il cuore mancargli un battito. «Chi?» Chiese, pur conoscendo la risposta.

«Anna, Alcide, Carlo… Tutti… Li hanno portati via… Uno per uno.» La voce le si spezzò. «Prenderanno anche te, lo sento.»

Un brivido di paura lo attraversò. Si alzò di scatto dalla sedia, come se l’urgenza di scappare si fosse improvvisamente materializzata. «Devo andare. Non posso restare.»

La donna gli afferrò il polso. «E dove andrai? Dove ti nasconderai? Non c’è luogo sicuro per te, qui… Non più.»

Pietro si prese il viso fra le mani, disperato, il cuore diviso tra la paura per la propria vita e il senso di colpa per non essersi trovato con i suoi compagni. «Non lo so, mamma. Ma devo fare qualcosa.»

Lei lo guardò intensamente. «Devi andartene lontano da Milano. Non puoi restare. Sanno di te e se resti, sarai il prossimo. Io… Non voglio vederti finire nelle mani di quei bastardi.»

Lui annuì, incapace di rispondere.

«Non potrei sopportare di vederti marcire in prigione o, peggio, morto per strada.» Continuò la donna. «Se ti portano via, non ti rivedrò più. Se parti, invece…avremo ancora una speranza.»

Ci fu un lungo silenzio tra loro e quella speranza si infranse nella memoria di un altro giorno di violenza, in piazza Missori, quando la Regia Guardia aveva aperto il fuoco sulla folla.

La tensione era palpabile da giorni: la crisi economica, il malcontento operaio, le promesse tradite, sfociati in un’ondata di scioperi e manifestazioni che scuotevano la città.

Quel giorno, Pietro partecipò al corteo che sfilava verso il centro: un fiume di bandiere e voci che scandivano parole di giustizia e libertà. Sentiva il cuore battergli nel petto, pieno di vita.

Poi, all’improvviso, tutto precipitò. Un rumore secco, uno sparo. Un attimo di silenzio irreale, come se l’aria fosse stata risucchiata dalla piazza, fino a quando le urla squarciarono il cielo. Vide le persone cadere e il rosso del sangue mescolarsi al fango della piazza.

Corse, spingendo chiunque si trovasse sul suo cammino, fino a quando un colpo sibilò nell’aria e un dolore acuto gli lacerò il braccio. Cadde in ginocchio.

Il caos era assordante: grida, spari, imprecazioni. Le forze dell’ordine avanzavano con i manganelli, colpendo chiunque cercasse di scappare. Si aggrappò alla spalla di un compagno, alzandosi con fatica e corse verso un vicolo laterale. Il braccio pulsava di dolore, ma continuò a correre, rifugiandosi in un portone dove cercò di fermare l’emorragia con un pezzo di camicia strappata. Dalla strada giungevano ancora le urla.

Rimase nascosto fino a notte inoltrata, prima di trovare il coraggio di tornare a casa, dove sua madre gli medicò il braccio su cui era rimasta una cicatrice che bruciava, non solo sulla pelle, come una ferita aperta.

«Hai ragione mamma» sussurrò infine. «Non c’è più futuro per me qui.»

Lei annuì e parlò ancora. «C’è una possibilità…»

«Cosa vuoi dire?» La guardò confuso.

«L’uomo che da bambino chiamavate ‘zio’… Lo ricordi? Un mio lontano parente, Diego. Sta in Argentina, a Buenos Aires. Lavora nelle ferrovie.»

Pietro annuì, ricordando vagamente quell’uomo gentile e la storia del suo viaggio, molti anni prima. «Sì, ma… Cosa c’entra?»

Lei prese un respiro profondo. «Vai da lui. Lascia l’Italia. Lì non ti troveranno. Ti fornirò il suo indirizzo e scriverò una lettera che gli consegnerai all’arrivo.»

Le parole lo colpirono come un pugno allo stomaco. L’idea di abbandonare Milano, la sua vita, sua madre… Era inimmaginabile. «Non posso lasciarti qui da sola. Verrai con me.»

Lei scosse la testa, le lacrime finalmente scesero libere. «Devi farlo. Per me. Per te. Se resti, ti perderò comunque… Preferisco saperti lontano, ma vivo. Io resto, non posso lasciare la nostra casa.»

Pietro sentì il peso della realtà schiacciarlo. Sua madre aveva ragione: non c’era scelta; eppure il pensiero di dirle addio gli spezzava il cuore.

«Sarà un viaggio lungo» disse lui, con un filo di voce.

«Lo so» rispose la donna. «Ma ce la farai. Diego ti aiuterà. Sei sempre stato forte, Pietro. E quando tutto questo sarà finito, tornerai a casa.»

Pietro si chinò, tenendole le mani. «Mi mancherai, mamma.»

Lei cercò di sorridere. «Anche tu mi mancherai, figlio… Ma preferisco saperti lontano e libero. Non sopporterei di perderti.»

Si abbracciarono a lungo e Pietro sapeva che sarebbe stata l’ultima volta. Chiuse gli occhi per un istante, respirando il profumo dei capelli di lei. Stava per lasciare tutto.

Salì in soffitta e rimase in piedi, immobile davanti al letto. Poi, prese la valigia e l’appoggiò, aperta, troppo grande per le poche cose che possedeva. Ogni oggetto scelto portava con sé un pezzo di vita. Un paio di maglie usurate, il libro di Bakunin che aveva letto fino a consumarne le pagine; una foto di sua madre.

Si fermò, stringendo un vecchio fazzoletto rosso, simbolo della lotta. Lo osservò in silenzio, poi lo piegò con cura e lo posò in cima agli altri oggetti.

Chiuse la valigia con un click secco. Aveva evitato per un soffio la cattura, ma non sarebbe rimasto libero a lungo.

Trascorse la giornata al riparo e la sera si convinse che era giunto il momento di andare via e cercare un posto dove le sue idee potessero fiorire e la sua passione anarchica non sarebbe stata perseguitata come un crimine.

Guardò fuori dalla finestra: Milano, la città che lo aveva cresciuto, si estendeva davanti a lui, grigia e stanca. Ma non c’era più tempo per i sentimenti; la valigia lo attendeva e lui sarebbe partito per l’Argentina.

La notizia di una nave che salpava da Genova la domenica successiva, si era diffusa tra gli esuli politici, e Pietro sapeva che non avrebbe avuto altre occasioni.

Serie: Di ombre e luce


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Discussioni

  1. Emozionante e coinvolgente.👏 Questo brano colpisce per la sua straordinaria attualità. La tua intuizione è molto pertinente. La narrazione di persecuzioni politiche, esilio forzato e resistenza ci riporta alla mente molti scenari contemporanei.
    Ho amato il dialogo tra Pietro e sua madre, dove l’amore filiale e la disperazione politica si intrecciano senza retorica: la scelta dell’Argentina come meta non è causale? Richiama, mi sembra, l’esilio degli anarchici italiani tra Otto e Novecento.
    La scena del flashback mi ha fatto impazzire. È scritta con un realismo cinematografico: il ritmo serrato degli eventi, l’alternanza tra silenzi irreali e caos, la ferita che ‘brucia non solo sulla pelle’ Aspetto con ansia i prossimi episodi.

    1. Cara Tiziana grazie per questo racconto ricco ed esaustivo. Il tema, come sottolinei bene tu, è
      purtroppo di grande attualità e me ne rendevo conto proprio mentre scrivevo. Inoltre, il dialogo fra Pietro e sua madre potrebbe drammaticamente svolgersi anche in questo stesso istante e in molte parti del mondo.
      La scelta del periodo storico non è casuale e nemmeno il Paese di migrazione. Si tratta infatti di una storia realmente accaduta che mi stanno regalando e che cerco di mettere in parole al meglio che posso. Grazie di 💜

  2. Sento il profumo di un nuovo meraviglioso romanzo! Brava, Cristiana 🙂 E complimenti anche per il tema trattato: ci vuole una certa preparazione, anche da un punto di vista storico (e tu dimostri di essere all’altezza!) Complimenti

    1. Grazie Arianna☺️ vediamo come va. La storia è realmente accaduta e quindi già tracciata. Certamente la costruzione attorno non è facile e ammetto che sto rispolverando la Storia! Inoltre bisogna accontentare anche il narratore. Felice che ti piaccia 🫂

  3. Mi ha fatto riflettere, come dici tu, il fatto che nella narrazione ci siano elementi che potrebbero essere attuali. Per quanta riguarda la nostra storia, e quella di Milano, per fortuna ormai nessuno è più costretto a fuggire così. Ma nel resto del mondo, senza andare nemmeno troppo lontano, ancora troppe persone lasciano tutto da un giorno all’altro, pena, la morte. Credo sia terribile non sapere più nulla dei tuoi cari, vivere separati o sotto assedio. Mi piace la nota storica di questo episodio, perchè ci aiuta a capire che anche qui è successo, che le cose di cui sentiamo nei giornali e alla tv non sono poi cosi lontani.
    Ora la narrazione si sposta dove è cominciata, in America Latina. Non vedo l’ora di vedere come la storia di Pietro si intreccerà alla storia che ha dato inizio a questo romanzo e che ci attende oltreoceano. 🙂

    1. Grazie Irene per il tuo bellissimo commento che offre un sacco di spunti. Come dicevo nella prefazione, mentre rileggevo l’episodio mi rendevo effettivamente conto di quanto tutto ciò sia attuale, esattamente come dici tu e non troppo distante da noi. Quanto effettivamente ci pensiamo? Credo, tutti noi, davvero molto poco. Adesso la narrazione si sposta in America Latina, ma non dopo un lungo ed estenuante viaggio in mare…Un abbraccio 🙂

  4. Una storia che, come dici anche tu, sembra ancora molto attuale. Una storia importante dal punto di vista storico, politico e sociale. Una serie che sta acquistando, a ogni episodio, uno spessore in piú. C’é tanto bisogno di far conoscere o ricordare questi fatti accaduti in uno dei periodi piú neri del secolo scorso. E spero possa diventare presto uno dei tuoi libri piú letti e piú efficaci nell’ indurre alla riflessione.

    1. Grazie Maria Luisa. Ammetto di star lavorando molto a questa serie che, capitolo dopo capitolo, mi riempie di dubbi. Un po’ come tornare sui libri di scuola. La storia dei due protagonisti è praticamente già segnata, quella con la S maiuscola, va costruita attorno. Un abbraccio

  5. Ciao Cristiana! Al di là della bellezza di questo episodio (la tua penna è una garanzia, non mi stancherò mai di dirlo) resta l’angoscia al pensiero di un tempo in cui il distacco non ammetteva convenevoli. Pena: la morte. Abituati a come siamo oggi, diventa terrificante immaginare di essere da sempre in un luogo e, pochi minuti dopo, dover progettare una fuga all’altro capo del mondo. Sarà la mia indole da orso, il bisogno di avere dei tempi e delle abitudini consolidate, ma deve essere lacerante uno sradicamento così immediato. Sia per chi parte che per chi resta.

    1. Caro Nicholas, io credo che ancora oggi, in molti luoghi, il distacco non ammetta convenevoli. Vero che noi siamo abituati ancora abbastanza bene e soprattutto abbiamo l’enorme privilegio di poter crescere i nostri figli. A volte però, mi chiedo, ancora per quanto? E, a loro, sarà concesso il medesimo privilegio? Lo sradicamento è davvero lacerante quando avviene per necessità di povertà, guerra, persecuzioni. Ieri come oggi. Un abbraccio, orso:)

        1. 🤣 perdonata! Comunque hai ragione: esistono ancora innumerevoli luoghi, nel mondo, in cui il distacco non consente nemmeno il ‘lusso’ di potersi dire addio.

  6. È profondamente ingiusto che le persone siano costrette a lasciare la propria terra e i propri affetti per non morire a causa delle loro idee. In questo episodio hai reso benissimo questa sofferenza. Brava!

  7. Raminghi per le terre e per i mari
    per un’Idea lasciamo i nostri cari.

    Nostra patria è il mondo intero
    nostra legge è la libertà
    ed un pensiero
    ribelle in cor ci sta.
    (Nostra patria è il mondo intero – Pietro Gori – 1895)
    Non ci pensiamo quasi mai ma sono questi i mattoncini che hanno costruito un mondo (quasi) libero.
    Un abbraccio a loro, alle madri che hanno pianto e che hanno sopportato e supportato. Grazie Cristiana! 🌹🌹🌹

  8. C’è un argomento, un sentimento che viene fuori inevitabilmente, mentre leggo quel concetto ribadito più volte dalla madre: “meglio lontano che morto”. E’ una cosa che va oltre il tuo racconto e oltre la storia degli anarchici italiani emigrati in Argentina. E’ genitoriale, ma dovrebbe essere universale, meglio lontano che morto.

    1. Hai ragione Francesco, questo concetto va oltre la specifica storia. Come dicevo nella premessa, mentre scrivevo questo capitolo mi rendevo conto di quanto ancora oggi tutto questo accada, oltre la storia e il tempo. Grazie di cuore