L’amore che ti ferisce

Serie: Situazioni di vita


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Nell'episodio precedente ho raccontato ciò che succede nell'infanzia di una persona a volte se ha la "fortuna" di incontrare le persone sbagliate.

Quando ci innamoriamo di una persona tutto ci sembra più bello, il cielo è più luminoso, i colori più vividi, la fame diminuisce e le guance ci fanno male per le ore passate a sorridere.

Quando penso all’amore mi immagino sempre lunghe passeggiate in spiaggia ed il calore dell’altra persona, i baci rubati, le guance arrossate per l’imbarazzo, i messaggi fino a tarda notte e nuovi ricordi da custodire.

Quando ti innamori pensi di aver trovato la persona giusta, la persona con cui vivrai il resto dei tuoi giorni, ed è una cosa che pensiamo sempre, a tutte le età, a 16 anni nella nostra prima relazione, a 20 quando iniziamo ad affacciarci al mondo adulto, a 25 quando ora mai siamo donne e uomini anche se ancora ci manca un bel pezzo, a 30 quando desideriamo così tanto non essere più sole che ci accontentiamo del primo che ci capita.

Quando conosci un ragazzo che è gentile, educato, composto, ordinario, studioso, all’antica e che ti riempie di attenzioni, regali e compagnia, tu, sciocca sedicenne ti perdi in un tunnel da cui non esci più, e non perché tu non sia capace di farlo ma perché ami, o credi di amare, il tuo carnefice, che è cinque anni più grande di te ed ha girato il mondo, sa mentire e fingere così bene che tu non te ne accorgi fino a quando succede qualcosa, l’ennesima litigata, l’ennesima parola sbagliata che ti colpisce come una lama proprio li dove lui sa che hai dolore, una parola di troppo, una minaccia di troppo, una spinta in più verso il baratro verso cui ti sei incamminata per anni.

Io ricordo bene quando è stato quel momento, il giorno in cui ho capito che errore avessi fatto a fidarmi, a confidarmi e ad innamorarmi di quella persona, ricordo bene quel giorno perché è stato l’ultimo in cui sono stata da lui.

Eravamo a casa sua, stavamo litigando, era l’ennesima litigata di quel periodo che finiva con insulti e ultimatum, ero stanca di quella relazione che non mi portava a niente, piena di bugie, dolori, fallimenti e promesse non mantenute, ero stanca di vivere la stessa vita ed essere cosciente che nulla sarebbe mai cambiato, cosi presi tutta la mia roba e mi diressi verso la porta d’entrata, mentre stavo per aprire la porta lui mi si parò davanti, chiuse la porta con un colpo e girò il chiavistello, ero in trappola, di nuovo, per l’ennesima volta, ma quella volta non sapevo che sarebbe stata diversa.

Ero li, nella stretta entrata dell’appartamento che lo fissavo, immobile, lui era davanti alla porta con le braccia incrociate sul petto, gli ho detto che non poteva tenermi chiusa in casa e che avrei potuto chiamare la polizia o chi per loro, e da li tutto diventa confuso, non ricordo bene cosa disse ma io mi mossi in avanti per spostarlo con tutta la mia forza e lui con altrettanta forza mi spinse indietro facendomi sbattere la testa sullo stipite della porta e cadere a terra, ed è proprio da terra, dolorante e spaventata che ho visto chi era e ciò che era diventato, uno sbrilluccichio nei suoi occhi e un mezzo sorriso mi fecero capire che non mi avrebbe aiutata ad alzarmi, non si sarebbe preoccupato se stavo bene o se stessi sanguinando, lui rimase li, in piedi, davanti alla porta, con le braccia incrociate sul petto, a guardarmi.

Ciò che viene dopo è un misero tentativo da parte mia di uscire incolume da quella casa, mi rifugiai nel bagno e mi calmai, poi cercai di placare la situazione e uscire senza che lui avesse l’istinto di seguirmi, una volta uscita dalla porta, corsi giù per quattro piani di scale e non mi voltai indietro fino a quando non sentii di essere al sicuro.

Era già capitato che durante una sfuriata lui mi afferrasse e mi lasciasse dei lividi, ma poi mi chiedeva scusa e mi porgeva del ghiaccio, ma non avrei mai immaginato che proprio io avrei potuto vivere quella situazione, io che scelgo bene le persone con cui stare, “un altro cosi non lo ritrovi più” mi dicevano, e molte altre cose stupide, ecco, solo in quell’istante di nuova e ritrovata lucidità ho visto con chiarezza tutto ciò che era stata la nostra relazione, ciò che avevo fatto passare per buono o accettabile era invece sbagliato e crudele e non me ne ero accorta fino a quel momento, fino a quando lui non mi aveva fatto del male fuori oltre che dentro.

Quando ti innamori in realtà non sei innamorata di quella persona ma dell’idea di amore, noi amiamo il sentimento, ed è solo quando non ti importa niente di cosa lega te ed un altra persona, quando non ti importa più di etichettare ciò che stai vivendo che sei davvero innamorato, perché non ami le attenzioni che ti da ma ami la sua risata, ami le rughe che compaiono sul suo viso quando sorride, ami vedere che è felice o soddisfatto di ciò che crea, perché nel momento in cui quella persona è felice lo sei anche tu, perché amare non è seguire ovunque quella persona come un cagnolino, amare non è andare in trasferta con lui per potergli portare fortuna, amare non è sopportare le offese, gli attacchi, il dolore e le lacrime, amare non è annullarsi per quella persona, amare non è disapprovare noi stessi e umiliarsi per far felice l’altro, amare non è tutto questo, amare è crescere, costruire, sognare, essere complici, vivere e non aver paura o piangere.

L’amore è un tuffo nel vuoto, e c’è chi si tuffa anche dopo uno sbaglio e chi non si tuffa più, personalmente io scelgo di far parte della prima categoria.

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