L’amore per Rose

Il timido fruscio delle onde, un vento fresco e carezzevole, i mormorii vivaci della gente che passeggiava di fianco ad uno dei tanti canali di Venezia, mentre il sole calava sulla città, cedendo alla luna l’immensità del cielo, in un gesto tanto naturale quanto amorevole: questo è lo scenario che ricordo di quella consueta serata. Come tutte le altre sere, infatti, io stavo lì, a godermi la pace del momento e ad attendere. Ero molto piccola ed esile allora, nessuno mi aveva mai notata o rivolto un briciolo di attenzione, così maturai una maggiore sensibilità ed imparai a prendermi, io, cura del mondo che mi circondava, nonostante fossi sempre accompagnata da quella speranza: avere qualcuno che si prendesse cura di me allo stesso modo. E quella sera, accadde. Trasportata dalla dolcezza del momento, alcune risate lontane e sommesse di una coppia attirarono completamente la mia attenzione, offuscando tutto ciò su cui prima mi stavo concentrando. Improvvisamente, il senso di speranza, fino a quel momento confinato dentro di me, ecco che si liberò in un soffio di vento, andando poi ad accarezzare le bionde ciocche di capelli della ragazza. A quel punto, lei si voltò puntando il suo sguardo su di me.

<Marco, guarda!> esclamò, avvicinandosi.  Si tolse il cappellino vintage che le cingeva la testa e mi guardò, in un certo senso, devotamente. I suoi occhi erano come bagnati di luce, cosa per cui sembrava in procinto di piangere, ma riuscii comunque a percepire da lei un’emozione più radiosa che grigia.

<Marco, guarda, non è meravigliosa?> la ragazza sollevò lo sguardo verso il fidanzato, il quale si accovacciò accanto a lei, spostando pian piano lo sguardo su di me. Per un momento stentai a credere: si stavano davvero riferendo a me? Mi ritenevano davvero “bellissima”?

<È splendida> rispose poi il ragazzo, raccogliendo il mio vasetto e contemplandomi da vicino. Stava per sfiorarmi ma qualcosa lo trattenne dal farlo. <No, non voglio rovinarla, è veramente splendida: non ne avevo mai vista una di un tale colore>. Così mi accarezzò un’ultima volta con lo sguardo, gesto che sancì l’inizio della mia nuova vita in famiglia.

Da allora ho vissuto di amore e attenzione, di poesia e arte: tutti i giorni Rosalie si occupava di annaffiarmi, di proteggermi dal gelo o dalla troppa calura, ma soprattutto si occupò di me e dei miei sentimenti. Il pomeriggio, una volta tornata da una lunga mattinata a scuola, mi rendeva partecipe delle lezioni in preparazione per i suoi studenti, talvolta soffermandosi a raccontarmi di loro. Amava anche leggermi qualcuno dei suoi passi preferiti di certi libri classici, di cui, incredibilmente, ricordo ancora le parole, ognuna scandita da un tono diverso in base al contesto: una lettura profonda e riflessiva, come dimenticarla. Così, sotto l’atmosfera della luce calda di una lampada da scrivania, Rosalie mi accompagnava nelle sue serate di studio, col pensiero di quanto fossero fortunati i suoi alunni ad essere coccolati ogni giorno dalla passione che l’insegnante coltivava nel suo lavoro. Meraviglioso, come una sua semplice parola potesse inseminare nei giovani un campo di rose, ognuna viva di una propria lucentezza. Una volta, Rosalie mi rivelò che per lei le rose rappresentavano un’immagine alternativa dell’uomo: nascono da un piccolo ed esile seme da cui crescono steli flessibili e resistenti, petali morbidi e di vari profumi, solo all’apperenza simili. Col tempo ha imparato a conoscere e distinguere i suoi giovani alunni, trovando in loro la persona unica che sono.

I mesi passavano ed ogni volta che Rosalie condivideva con me considerazioni così profonde, un petalo scendeva lentamente. Mi emozionava e scaldava il cuore il modo in cui si era presa cura di me, non in quanto semplice rosa, ma come una figlia ed un essere di cui prendersi cura, materialmente e spiritualmente, tutti i giorni, finché il mio cuore non ha smesso di battere.

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Discussioni

  1. Ciao Carmen, qui su Edizioni Open mi conoscono come “il Signore oscuro” (Ahahah), ma la verità è che apprezzo molto racconti come questo, dall’ atmosfera sospesa. Secondo me, hai fatto un buon lavoro.

    1. Ciao Dario, grazie per aver letto il mio racconto! Sono contenta ti sia piaciuto. E’ stato il mi primo lab e, come nella maggior parte delle cose che scrivo, mi sono fatta prendere dal mio lato romantico. Non mi smentisco mai, è più forte di me, ma penso sia proprio questo il bello di ognuno di noi: avere una costante che ci rende unici.

  2. Racconto profondo e sorprendente! Non immaginavo fosse La Rosa a narrare la sua stessa “esistenza”.
    Brava Carmen! L’amore per se stessi e verso gli altri, senza distinzioni di specie o di genere ma dalla vita per la vita! Grazie, vorrei leggerti ancora…

  3. ” io, cura del mondo che mi circondava, nonostante fossi sempre accompagnata da quella speranza: avere qualcuno che si prendesse cura di me allo stesso modo. “
    Una sensazione che provo spesso

  4. Ciao Carmen, le prime righe mi avevano tratto in inganno. Quando poi ho realizzato che la protagonista era la rosa stessa, il mio viso si è aperto in sorriso. Lab molto originale ma soprattutto denso di significato, almeno per me che ho a cuore il tema della convivenza tra specie (qui affrontato con amore, in altri contesti, invece, con l’accento sullo scontro tra l’uomo e il mondo animale o vegetale). A presto!