Le carte in tavola

Serie: Sei proiettili d'argento

Capelli biondi, lunghi e fini come paglia incorniciavano il viso pallido di una ragazzina che lo guardava con gli occhioni azzurri spalancati, tremava come una foglia agitata dal vento, in attesa di capire quale fosse il suo destino. Tiberio non abbassò la pistola, non perché quella visione non avesse messo a dura prova il suo stomaco ma perché era consapevole che quella poteva essere una trappola ordita per ucciderlo o, comunque, per catturarlo. In guerra veniva usata spesso dal nemico per uccidere qualche soldato che non riusciva a sotterrare l’ultimo residuo di umanità che gli rimaneva; quando si trovavano di fronte una vedova o un’orfana cercavano di aiutarla e finivano con il cervello spruzzato a terra da un bel colpo di fucile. Con uno sguardo rapido cercò di capire se ci fossero altre minacce, si trattava di una sorta di soffitta, man mano che ci si avvicinava al tetto spiovente l’altezza diminuiva, un letto sulla sinistra con le lenzuola abbandonate senza troppa cura indicava che qualcuno abitava quella stanza abitualmente e poteva ancora essere lì.

“Non mi uccidere, ti prego” disse con un filo di voce la ragazzina mentre univa le mani in segno di preghiera. L’accento era quello italiano del nord-est, non era nativa delle terre jugoslave, forse era figlia di immigrati ai tempi della “colonizzazione” fascista. Il vestitino sgualcito si alzava e si abbassava al ritmo frenetico del respiro della ragazzina tremante.

“Sta ferma lì” disse Tiberio mentre entrava nella stanza pronto a reagire a qualsiasi minaccia gli si fosse parata di fronte.

Nella metà destra della stanza un armadio vecchio e usurato troneggiava come un monolite marrone scuro, era dell’altezza giusta per nascondere una persona, forse anche due. Senza dire nulla l’ex soldato si avvicinò a passo lento e misurato, ben consapevole del fatto che se qualcuno avesse deciso di preparare un’imboscata avrebbe comunque avuto un vantaggio strategico su di lui.

La tensione che si respirava rendeva l’aria pesante, nemmeno la bambina osava più muovere un solo muscolo, a malapena respirava, solo quando era strettamente necessario. Giunto ad un palmo dalle ante, mentre teneva la pistola puntata ad altezza uomo, Tiberio aprì di scatto svelando chi si celava lì dentro. Una donna giovane, forse sui venticinque anni, gli occhi verdi e spenti di chi ne ha viste tante, la pelle pallida di chi non mangia da molto tempo, lo osservava con aria spaventata. Lo sguardo di Tiberio cadde sulla mano destra, lungo il fianco, che stringeva un coltellaccio da contadino che non prometteva nulla di buono nell’immediato. Decise di provare a parlare prima di usare la forza, era pur sempre una donna e lui aveva ancora un codice d’onore personale da rispettare.

“Non voglio farti del male, nemmeno alla bambina, posa quel coltello e usciremo tutti come siamo entrati.”

“Siete tutti così!”

“Tutti così? Di che stai parlando?”

“Tutti quelli che sono passati di qui si sono dimostrati gentili, poi, di notte strisciavano nel mio letto per reclamare il loro tributo, come criminali qualunque.”

“Al piano di sotto ho un amico che ha la febbre molto alta, siamo stati assaliti da un energumeno alto quasi due metri e largo altrettanto che voleva fare delle ottime polpette con la nostra carne; fuori nevica e forse siamo bloccati. Non ho alcuna intenzione di uccidervi, se abbassi il coltello io farò lo stesso con la mia arma” nel concludere la frase tolse due dita dal grilletto lasciandone solo una, in segno di buona fede.

La ragazza lo osservò dalla testa ai piedi, i sospiri veloci e spezzati sottolineavano la profonda agitazione nella quale versava, gli occhi correvano a destra e a sinistra tra quella che doveva essere la figlia e la potenziale minaccia che si stagliava davanti a lui.

“E va bene” disse in un sospiro gettando a terra l’arma. Tiberio mise nuovamente la pistola nella cintura dei pantaloni e si avvicinò con cautela, pronto a reagire se ce ne fosse stato bisogno.

“Cosa vi porta qui?”

“Prima di parlare della nostra storia sarebbe meglio dare un’occhiata al nostro amico di sotto, potrebbe avere più bisogno di aiuto di tutti noi messi insieme. Il gelo delle ultime giornate non è passato indenne, lui è uno che non sopporta molto” rispose l’ex soldato mentre si avvicinava alle scale.

“Potrei preparare qualcosa per lui.”

Marco giaceva a terra su girato su un fianco, il respiro lento e quasi impercettibile, il sudore che colava dalla fronte copioso come la pioggia d’inverno. La donna si chinò accanto a lui e tocco la fronte con il palmo della mano, sbarrò gli occhi come se avesse appena visto il diavolo.

“Dobbiamo muoverci subito, non c’è tempo da perdere!”

Serie: Sei proiettili d'argento
  • Episodio 1: Lungo il cammino
  • Episodio 2: Neve e sangue
  • Episodio 3: Fetore Mortale
  • Episodio 4: Bloccati
  • Episodio 5: Le carte in tavola
  • Episodio 6: La temperatura sale
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