Le luci

Serie: Crazy Train #1


Il caldo si faceva sentire più del solito quella mattina, o forse era pieno pomeriggio. La divisa scolastica si attaccava addosso come una seconda pelle indesiderata. Jerry si schermò gli occhi dal sole, mettendo una mano sulla fronte e cercando di vedere oltre i raggi troppo forti per i suoi occhi chiari. Sbottonò i primi due bottoni della camicia e sfilò il maglioncino, l’afa gli dava l’impressione di soffocare. Mandò il ciuffo rosso all’indietro e riprese a camminare verso le uniche luci che vedeva in quel mare di steppa e corpi. La nausea ci mise poco a prendergli lo stomaco, ma ormai ci era abituato; l’odore del sangue e della putrefazione non riusciva ad avere più effetto su di lui. Mosse qualche passo, tutto intorno aveva l’impressione di vedere altre persone in piedi, ma non era mai riuscito a comprendere se fosse una sorta di miraggio, un effetto specchio o che altro. Provò a chiamare, ma la sua voce si perse rimbalzando ora su un arto, ora su uno stomaco. Sospirò e quel senso di solitudine lo invase come sempre. Una forte folata di vento si sollevò, gettandogli negli occhi detriti di polvere e ossa, ma niente che riuscisse a togliergli la visuale sulle luci. Camminò ancora, ma il piede sprofondò in qualcosa di molle e viscido. Quando lo alzò per analizzare la scarpa, gli occhi si spalancarono così tanto da temere di vederli rotolare via. Sotto la suola un misto di sangue, materia grigia, ossa rotte e poté distinguere facilmente un volto maciullato. Urlò tirandosi indietro e inciampando nei proprio piedi, finendo con il sedere per terra. Chiuse il tempo di un secondo gli occhi per il dolore della botta, ma quando li riaprì lo scenario lo ritrovò drasticamente mutato. Seppur il campo coltivato da pezzi di storie spezzate fosse terrificante, ciò che gli si parò avanti alle iridi fu peggio di qualsiasi altra cosa. Un’aria grigia e pesante lo circondava, un cielo pronto a minacciare non solo un forte acquazzone. C’erano così tante stelle infuocate incastonate in quel cielo, circa una quarantina di comete pronte ad abbattersi su una terra ormai senza scampo. Un brivido freddo gli corse nelle ossa, gettando alle ortiche tutto il caldo che fino a poco prima gli aveva imperlato il corpo. Nelle orecchie, gli si insinuò una cantilena che non conosceva e che minacciava di fagli scoppiare la testa per quanto aumentasse. Un climax di voci che intonavano all’unisono una specie di preghiera che non aveva nulla a che vedere con quella che era solito fare sull’autobus. Tra quella serie di parole aventi la forza di un boato, Jerry non distinse nemmeno una volta il nome di Lord Mazur. Si strinse le orecchie, sperando che tanto bastasse per affievolire quella litania, ma le voci non facevano che aumentare obbligandolo a mettersi in ginocchio e stringersi la testa. Per un solo istante pensò di lasciar perdere ogni cosa, di permettere a quel tormento di fagli esplodere la testa come un palloncino troppo gonfio.

“Cosa farebbe Capitan Waterproof?”

Aprì gli occhi e tornò a vedere quelle luci che erano solite infondergli calma. Si sollevò da terra ignorando il mal di testa che ormai non gli lasciava scampo e provò a camminare verso quel punto. Ma più avanzava, più si avvicinava alle luci, più qualcosa sembrava strapparsi nella sua mente. Ad occhi aperti vedeva corpi piovere dal cielo come pioggia, ad occhi chiusi persone che urlavano pietà appese a testa in giù su una forma che non riuscì a distinguere. Il panico lo invase, non era in grado di comprendere cosa lo spaventasse di più tra quelle immagini orribili e quella strana preghiera che continuava a penetrargli il cervello. Poi, alle sue spalle, un suono diverso da tutto il resto attirò la sua attenzione. Un rumore raccapricciante che gli ricordò il suono che aveva fatto il proprio braccio quando si era rotto cadendo dalla bicicletta. Si voltò con cautela, allontanando gli occhi dalle luci tanto rassicuranti. Non appena la torsione del corpo fu completa, si trovò di fronte una creatura mostruosa. La forma umanoide, era l’unica cosa di conosciuto agli occhi di Jerry. Le dita troppo allungate che terminavano in artigli, il viso sfigurato da un miscuglio tra essere umano e mostruosità, una bava densa e maleodorante che grondava da un grugno deformato. Il ragazzino urlò terrorizzato, iniziando a correre verso le luci e vedendo alle spalle la creatura che provava a inseguirlo con passo gobbo e malfermo. Corse a perdifiato continuando a inciampare in un puzzle di corpi, ma al momento non era quella la cosa più terrificante. Annaspò sperando di mettere distaccò tra se stesso e la creatura, ma lui sembrava rallentare e il mostro no. Si voltò un’altra volta e lo vide saltare per cercare di acciuffarlo. Urlò forte e chiuse gli occhi per il terrore.

Li riaprì nella propria camera, ritrovandosi seduto al centro del letto in un bagno di sudore.

-Papà! Papà! Mamma!- urlò a squarciagola.

La donna fu nella sua camera in un istante, afferrandogli le spalle e tentando di tranquillizzarlo.

-Jerry! Jerry, sono qui! C’è la mamma con te, amore.

Il ragazzino tremò tra le braccia della madre, dondolando avanti e indietro senza riuscire a fermarsi. Di fronte a sé, proiettato sulla parete azzurrina della camera, vedeva ancora le luci e il mostro alternarsi sotto il suo sguardo. Il sudore gli colò giù lungo la schiena ricordandogli troppo nitidamente le sensazioni del suo incubo.

-Voglio papà!- biascicò con gli occhi pieni di lacrime.

Adeline lo tenne più stretto, sperando che si calmasse e che il respiro tornasse regolare al più presto. Pensò di telefonare al marito. Gettò una rapida occhiata ai numeri sulla sveglia di Jerry e decise di lasciar perdere. Alle ore 23.56.47 di sicuro era fin troppo occupato con il progetto a Quantico. Per cui, si prodigò per essere tutto ciò che sarebbe occorso a Jerry sperando che quei dannati incubi terminassero al più presto e che Howard sapesse fino in fondo cosa stesse facendo.

Serie: Crazy Train #1


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Discussioni

  1. Che dire, mi unisco al coro! il progetto prende sempre più corpo: ora sappiamo anche il contenuto degli incubi di Jerry. E che – guarda un po’ 😉 – è collegato col progetto che il padre sta seguendo a Quantico.
    Andiamo avanti… attendo con ansia (e preoccupazione) il mio turno! XD

  2. Non so decidere quale episodio preferire e la faccenda per me si sta facendo dura: ora mi è salita l’ansia da prestazione. Mi è piaciuto conoscere la consistenza dell’incubo di Jerry, si riallaccia alla perfezione con gli episodi precedenti e consente di dare una nuova svolta alla storia. Le atmosfere di H.P. ( non Morgenstein) la fanno da padrone ;D

  3. La descrizione di un incubo perfettamente confezionata. Con l’impossibilità di fuggire o correre propria dell’angoscia dei brutti sogni.
    Il progetto mi sembra che stia procedendo molto bene