Le novelle della Luna: i sogni delle stelle

Serie: Le novelle della Luna: i sogni delle stelle


Non c'è nulla di più consueto e scandaloso al mondo di una storia d'amore fra professore e alunna. Tuttavia, non tutte queste storie sono uguali, la mia, per esempio, credo che abbia "qualcosa" in grado di renderla "magica"

Posai la matita, chiusi il mio taccuino bianco, nascondendolo sotto al banco, e mi voltai verso la finestra. Fra il verde degli alberi si scorgeva il mare. Era così calmo, e chiudendo gli occhi mi sembrava di udire le sue onde e la brezza. Ed invece, per quanto amassi quel mare, faceva tornare in me soltanto brutti ricordi: una serata estiva, faceva molto caldo, c’eravamo io, mia madre, ed i miei fratelli. Siccome continuavamo ad insistere, lei ci aveva promesso di portarci sulla spiaggia a guardare le stelle cadenti. Io ero felice, come i miei fratelli, e come lo era anche lei. Ricordo che teneva me da una parte e dall’altra i miei fratelli, ed io camminavo pochi metri più avanti di loro. C’era poca gente quella notte. Sbucarono dal nulla all’improvviso un gruppo di uomini, trascinarono mia madre, presero a calci me e i miei fratelli. Urlavano, non ricordo cosa dicevano, ma ricordo bene un forte boato, e mia madre cadere a terra con un buco allo stomaco…

Quando le persone parlano di destino, cosa intendono? È successo perché la nostra vita era stata già scritta da qualcuno? Oppure siamo noi a creare il nostro futuro? Se fossi stata in grado di farlo, avrei potuto evitare quella tragedia? Forse se solo non avessi insistito tanto di andare a guardare le stelle… Non posso trovare questa risposta, anche se, in fondo, tutto accade per una ragione. Eppure, io mi chiedo ancora il motivo perché tu te ne sia andata via tanto presto…

“Meli, Meli! Sta chiamando te, alzati!” Ambra, la mia compagna di banco, mi diede all’improvviso una forte spallata che mi fece sobbalzare dallo spavento. Guardandomi attorno mi ricordai di essere a scuola, il primo giorno del mio ultimo anno. Tutti erano rivolti verso di me, anche il nuovo professore. Se ne stava alla cattedra con le mani poggiate sotto al mento ed un sopracciglio alzato, in attesa di una mia risposta.

“Buongiorno, sì?” dissi alzandomi in piedi, non sapendo cos’altro rispondere. Era una mia brutta abitudine che, quando cominciavo a pensare o ricordare qualcosa, talvolta anche per ore intere, dimenticavo l’intero mondo attorno. La classe rise, ero un po’ per tutti quella con la testa fra le nuvole e sempre piena di idee.

Anche il professore fece un sorriso, e cominciò a dire “Melissa Greco, ti disturbo? Sembravi molto concentrata a fissare fuori” continuò divertito, scherzando assieme alla classe. Non l’avevo mai visto prima neanche per i corridoi della scuola. Era indubbiamente un bell’uomo, vestiva di tutto punto con camicia, gilettino e cravatta. Aveva i capelli bruni con una leggera barba sul viso. I suoi occhi erano scuri e con un taglio severo. Pensai fra me che doveva essere come quei tipetti inglesi fissati con il calcio e la musica.

“Allora, volevo conoscervi un po’, è il mio primo anno qui da voi. Cosa vuoi raccontarmi su di te?” mi chiese, alzandosi in piedi e andando a mettersi di fronte la cattedra. Ero talmente assorta nei miei pensieri che non mi ero affatto accorta che fosse entrato un professore, si fosse presentato, e che aveva perfino cominciato a fare l’appello.

“Amo il mare e mi piace tanto guardarlo” dissi solamente.

Lui restò sorpreso ed aggrottò le sopracciglia, e attese qualche secondo prima di parlare “Tutto qui? Raccontami qualcos’altro, non so, sulla tua famiglia, se pratichi sport, i tuoi passatempi, cosa ti piace. I tuoi amici qui già mi hanno riempito la testa!” disse divertito, ma io risposi insistendo “No professore, non ho nient’altro da dire”.

Il professore smise di sorridere per qualche secondo, restando a fissarmi insistentemente. Io non mi mossi finché lui annuì, e tornò a sorridere andando avanti. Io allora tornai seduta al mio posto, e per il resto della lezione di scienze rimasi a guardarlo di sottecchi. Forse era solo una mia impressione, ma notai che anche lui, per tutto il tempo, con la coda dell’occhio mi fissava…

Quell’ora trascorse in fretta, ed il nuovo professore, di cui non sapevo il nome, andò via e giunse la ricreazione. Io e le mie tre amiche ci alzammo per raggiungere il terrazzo e passare lì il quarto d’ora. Ed ovviamente come già immaginavo, l’argomento di cui parlare era uno solo.

“Avete visto quant’è bello il professor Niro? Con quello sguardo da duro!” cominciò il discorso Ambra, tutta esaltata. Ambra era la mia migliore amica, era una ragazza per bene, sempre premurosa con tutte, un po’ la mamma del gruppo, anche se talvolta un po’ ingenua.

“Se magari togliesse quel taglio da rocchettaro inglese forse lo sarebbe!” le rispose ironicamente Greta, anche lei una mia cara amica. Delle volte un po’ troppo diretta ed onesta, severa e testarda, ma anche lei una brava ragazza.

“Ma è proprio quello il bello! Lo fa sembrare un gentiluomo inglese!” disse la sua anche Irene. Lei era una sognatrice come me, amante della natura e molto sensibile. Tutte allora si voltarono in mia direzione, attendendo il mio turno.

“Per me non è niente di speciale, è il tipico bell’uomo che piace a tutte” dissi io. Non volevo dare a vedere che mi avesse colpito, anche perché non sono quel tipo di persona.

“Ambra e Irene, guardate un po’ lì! Vi conviene abituarvi a scene del genere presuppongo” disse ad un certo punto Greta, indicando l’interno della scuola con il capo. C’era il professor Niro, a quanto pare così si chiamava, e un paio di professoresse, giovani e non, attorno a lui che si pavoneggiavano. Le due ragazze ci rimasero male, mentre Greta rise guardandomi, siccome anch’io avevo dato a vedere che non mi interessasse nulla, allora feci la sua parte, anche se in realtà nel mio cuore si era appena accesa una scintilla di rabbia e gelosia.

La ricreazione terminò, e tornammo in classe. Il primo giorno di scuola si concluse come un qualunque altro giorno scolastico degli altri anni. Appena suonò la campana Ambra e Greta corsero via per non perdere l’autobus.

Io e Irene invece uscimmo per ultime dalla classe, prendendocela con comodo. Parlottavamo fra di noi, mentre ci avvicinavamo alle scale. Irene mi parlava di un film d’amore che a breve sarebbe stato trasmesso al cinema, il quale non potevamo assolutamente perdercelo.

Io intanto annuivo, e notai il professor Niro sulla soglia delle scale, bloccato da un gruppetto di ragazze frequentanti il quinto dell’altra sezione. Il professore mi vide, e si volse verso di me, lanciandomi uno sguardo disperato. Voleva che mi avvicinassi a lui per toglierlo di mezzo da quella situazione? Irene non si accorse di lui, così anch’io, prendendola sottobraccio mi voltai, ed assieme cambiammo direzione avviandoci verso l’uscita secondaria. Mi pentii subito di non averlo aiutato, solitamente mi piace dare una mano a tutti. Forse l’avevo fatto per gelosia? Perché avevo paura? Forse perché semplicemente era lui? Non lo so, e non volevo pensarci.

I giorni da allora cominciarono a trascorrere veloci. Il professor Niro era il docente delle materie scientifiche per cui la maggior parte dei giorni l’avevo in classe. Non so se fosse solo una mia impressione, ma notai stranamente come il professore cercasse di aprire un dialogo con me. Per esempio, una volta mi fece i complimenti per le trecce che mi ero fatta. Io ero felicissima, tremai e risposi soltanto un “G-grazie” balbettando, ero molto emotiva, per cui dopo averlo detto tornai in classe, pentendomene subito siccome avrei potuto parlargli un po’ in più. Oppure una volta mi chiese delle mie origini per via delle lentiggini che avevo, e io agitata risposi “Sono nata in questa città, come i miei genitori, i miei nonni, e i miei bisnonni” anche quella volta il mio cuore divenne leggero come una libellula per la gioia, ma andai subito via. Io ero felicissima di quelle piccole attenzioni, ed ogni volta mi promettevo di non scappare via imbarazzata ma di stare assieme a lui e parlare, eppure, non riuscivo mai. Quel professore mi aveva colpito molto e non sapevo la ragione.

I giorni continuavano a trascorrere, giunse l’autunno. La scuola sembrava andare bene, nulla era nuovo nella mia vita. Con il professor Niro invece, sempre la stessa storia, ora riuscivo a parlare un po’ di più assieme a lui, ma accadeva raramente poiché era sempre circondato dai suoi alunni. Finché non giunse una sera…

Salve a tutti, sono Luna, l’autrice di questa storia. Innanzitutto vi ringrazio per la lettura, se vi è piaciuto lasciate un commento, mi farebbe molto piacere! 

Serie: Le novelle della Luna: i sogni delle stelle


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Discussioni

  1. Ciao Luna, l’incipit di questa Serie mi ha incuriosito. Confesso ultimamente di essere attratto dal genere Romane/Young adult quindi continuerò volentieri la lettura. Alla prossima!

  2. Cao Luna, benventa. Sono molto curioso di vedere come la tua storia si evolverà, hai messo un incipit molto azzaccato, per una situazione che sfiorà il clichè, ma sono sicuro che saprai renderla magica.

    1. Grazie mille per aver letto! Si, ho sperimentato la prima persona, e per farlo ho voluto cimentarmi in una storia cliché cercando di renderla unica 😉

  3. Ciao Luna. Hai dato un bel background alla tua protagonista, in poche righe sai saputo tratteggiare alla perfezione un piccolo mondo interiore: il trauma, la timidezza, le emozioni di una giovane donna. Sarà perchè ho una figlia che si è appena diplomata al liceo, ma con Melissa sono entrata subito in empatia. Quanto alla questione del divario di età, secondo me tutto dipende dalla prospettiva. A diciannove anni già si è donne: le prospettive cambiano secondo le convenzioni del periodo storico e del contesto sociale in cui si vive. A volte l’età anagrafica non coincide con quella mentale (data dalla sommatoria delle esperienze accumulate): dipende dalla maturità individuale. Nei sentimenti vince la purezza

    1. Ciao e grazie mille! Si è vero! La differenza d’età oggi la percepisco ancora come un tabù per molta gente per questo ho voluto parlarne. Mi fa tantissimo piacere che ti sia simpatica la mia Melissa hahaha 🙂