Le rose e le rouge

Serie: Le rose e le rouge


Donne, fiori, vivi e morti, incontri, scontri e fughe.

Rosa  Testa


Aromi dolci e lievi/meraviglia e incanto/

nelle durate brevi/su steli lunghi e corti/

per ogni cuore affranto/per il conforto dei vivi/

 pregando i loro morti.


Valentina Perra scriveva per la rivista Kubrick, grande nel nome, piccola nella tiratura bimestrale. Poche migliaia di copie diffuse, quasi esclusivamente, in un territorio che comprendeva quattro piccoli paesi del basso Campidano.

La rivista raccoglieva trafiletti su cinema, teatro, musica, letteratura e politica locale. Soprattutto le continue baruffe in Consiglio Comunale. E poi ricette di cucina e storie di gossip a tutto spiano, che rasentavano il pettegolezzo spinto del chiacchiericcio tra gli anziani in pensione, sfaccendati e annoiati sulle panchine delle piazze, che facevano le pulci a tutti i passanti, agli assenti, ai morenti, a quelli già morti e, di tanto in tanto, anche ai quasi nascenti.

Molte pagine della rivista avevano uno spazio pubblicitario più ampio dell’articolo. Gli sponsor dell’agenzia funebre Ghost, del bar-tabacchi Podda e del negozio cinese Biry China, erano stati categorici. Marchio e slogan ben in evidenza, o tanti saluti e pazienza.

Valentina Perra pubblicava le interviste ai personaggi della comunità locale: il sindaco, il direttore della banda musicale municipale, il capo comico della compagnia S’arrisu, la cuoca della trattoria Pappa e citti.

L’intervista che avrebbe dato una svolta alla sua attività professionale e reso importante la rivista, oltre i soliti quattro cantoni di vendita, la stava aspettando da molti anni.

Non godeva neppure di una retribuzione regolare, solo una piccola percentuale sugli incassi della pubblicità che riusciva ad inserire nelle pagine del suo articolo. Doveva darsi da fare, non tanto a intervistare, elaborare domande e risposte, quanto a procacciarsi lo sponsor necessario per le pagine scritte, che di tre ne facevano una. E quando non trovava di meglio tornava a rivolgersi a Gemma, la sua amica dell’erboristeria. A Natale riusciva a vendere tre inserzioni: una candela profumata, una tisana depurativa e una tisana lassativa; oppure un dolcificante o altri prodotti dietetici.

In piena estate tutti chiusi per ferie. Valentina non riusciva a trovare neanche un cane per farci un selfie pubblicitario. Tutti in vacanza anche loro, nelle case al mare o nei canili o all’ombra dei cortili, stremati dal caldo.

Per campare Valentina Perra era costretta a fare la commessa in una rivendita di fiori, vicino all’ingresso del cimitero. Non aveva mai avuto quel genere di passione. In casa sua, né dentro, né fuori: era convinta che i fiori rubassero acqua e tempo e poi sporcassero e basta. A furia di respirare i loro pollini aveva cominciato a diventare allergica. Certi giorni, per servire i clienti, usava la mascherina, e quando gli occhi iniziavano a bruciare e a lacrimare, assumeva l’antistaminico che le dava un po’ di sonnolenza e ogni tanto, nelle ore vuote, si accasciava sul bancone.

Nei giorni di festa erano in due. L’altra si chiamava Rosa Testa e molti la prendevano in giro.

«Ehi Rosa Testa, voglio una bella Rosa come sposa, quanto mi costa?»

Rosa non rispondeva mai, rideva sempre. A lei i fiori piacevano, li maneggiava con cura, con delicatezza; non temeva di pungersi con le spine, temeva che fossero i fiori a patire, per il gran caldo estivo. E quando c’era poca gente entrava in cimitero e controllava con l’innaffiatoio in mano, se qualche stelo o corolla o fogliame, mostrasse segni di insofferenza per mancanza d’acqua. Si sentiva responsabile della vita e della morte di quei bouquet, soprattutto quando qualcuno lasciava le mance per disporre i fiori nei vasi, durante la settimana successiva. Clienti avanti con gli anni, che si stancavano facilmente e avevano difficoltà a salire sulla scala.

Valentina la prendeva in giro «Un giorno in più di vita e poi, comunque, appassiranno.»

La ragazza rideva. Non diceva mai anche noi, presto o tardi appassiremo, ma vorremmo stare bene e vivere a lungo, il più possibile.

Oltre il muro del cimitero c’era un enorme giardino, con tanti filari di susini che in primavera apparivano ricoperti di un’immensa coltre bianca di piccoli fiori, a perdita d’occhio. Rosa, quando poteva, usciva dal chiosco e si sedeva sulla panchina davanti alla rete bassa della recinzione che separava il giardino dal marciapiede. Restava come ipnotizzata a guardare quel quadro creato da un pittore-giardiniere, grazie al suo mecenate Altissimo.

Una volta, in pieno inverno, si era messa il cappuccio della felpa e quello della giacca a vento sopra la testa ed era uscita di corsa. Si era messa davanti al giardino ad ammirare i piccoli fiocchi candidi che cadevano dal cielo, a coprire i rami nudi dei susini. Dopo tanti anni la neve era tornata, per poche ore, a dipingere di bianco il manto invernale di quegli alberi. Rosa coglieva, senza sfiorarla, tutta la bellezza di quei fiori, delle piante, dell’erba e dei fiocchi che cadevano, come per miracolo, dopo un’estate torrida e un autunno arido e lungo. Traeva gioia da quella veduta e continuava a sorridere. Non aveva perso la sua gioia di vivere nonostante avesse perduto sua madre da piccola. Aveva ancora l’amore di suo fratello, di sua sorella e degli amici che cercavano di proteggerla come un pulcino senza piume.

Ogni tanto usciva con un ragazzo. Frequentavano la stessa università. Lei gli esami li aveva superati già tutti. Le mancava solo la tesi. I soldi guadagnati vendendo i fiori le servivano per fare un master all’estero. Era entusiasta del suo progetto e contenta di ciò che aveva intorno. Tutto le sembrava bello, anche Puzzolo, il cane pieno di zecche, che gironzolava intorno al cimitero e cercava ristoro sotto i cipressi.

Un giorno che sembrava giù di tono, aveva detto alla collega «Esco a rifocillarmi un po’» ed era andata ad abbracciare il tronco d’albero più grosso del viale Cimitero.

Dopo una decina di minuti Rosa era tornata al chiosco dei fiori e aveva raccontato alla collega di un documentario sul Madagascar, dove i turisti camminavano scalzi, abbracciavano gli alberi e riposavano nelle pance vuote dei baobab, scavati al loro interno come cisterne per conservare acqua. Molte di queste già prosciugate. Le sarebbe piaciuto andare lì a conoscere i Malgasci, che con quelle immagini l’avevano conquistata.

Serie: Le rose e le rouge


Avete messo Mi Piace11 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Questo testo è un ritratto delicato e umano di una piccola comunità che che mi è quasi familiare. Le tue descrizioni sono ricche di dettagli, con un ritmo lento che permette d’immergergerti nella realtà che stai descrivendo. Molto bello complimenti!

    1. Grazie Tiziana, le tue parole sono come una carezza o come un raggio di sole, col suo tepore confortante, nei giorni ancora freddi di questo inverno che sta per finire e annuncia, forse, l’ inizio di una mite e luminosa primavera.
      Un abbraccio.

  2. “Oltre il muro del cimitero c’era un enorme giardino, con tanti filari di susini che in primavera apparivano ricoperti di un’immensa coltre bianca di piccoli fiori, a perdita d’occhio. ”
    Mi hai fatto tornare in mente i filari di mandorli in fiore nel paesino “vicino” al mio, poco prima di Belpasso. ♥
    Il tuo racconto è un soave susseguirsi di immagini rilassanti e cariche di emozioni. A me piacciono da morire! Risvegliano sempre dei bei ricordi, dei profumi e persino dei suoni di frammenti di vita appena passata o magari antica, ma sempre carichi di piacevolezze. Grazie Emme! ♥

    1. Ciao Emy, grazie a te. Trovi sempre le parole giuste, con un tono gentile e poetico, per far scomparire le nuvole e le ombre, anche nelle ore piú cupe di questo inverno, portando un raggio verbale di luce dalla tua isola fino alla mia, che fa sembrare meno “uggiosa” questa domenica e addolcisce il gusto amarognolo del mio caffé troppo ristretto.
      Avevo fatto un pensierino anche sui mandorli, che quando fioriscono sono un’altra grande meraviglia della natura,
      e sono ancora indecisa se inserirli in un prossimo capitolo, non prima delle jacarande, di cui Cagliari vanta un primato.
      Un abbraccio, a prestissimo per qualche parola sul tuo nuovo episodio.

      1. Guarda, non parlare di spicchi di sole, calore e giornate uggiose! Proprio tu che mi hai scritto una poesia come commento che mi ha risvegliato da un torpore da sonno arretrato e mi ha fatto ridere e sorridere di gioia… anche adesso! 😀 Se avessi il potere di scavare un tunnel da casa mia fino al tuo giardino (non ho idea se a casa tua ci sia un giardino, ma mi sembrava brutto scavare fino in camera, magari poi ti fai l’idea che io sia un maniaco!) verrei a trovarti di pomeriggio con i biscotti fatti in casa e la confezione della mia tisana preferita, l’acqua calda la metti tu!

        1. Caro Emy, questo spazio prezioso su Open ci consente di comunicare, condividere, imparare, crescere… E di giocare con le parole, affabilmente. Le rime a cui ti riferisci sono vecchio stile, semplici, un po’ infantili, alla Gianni Rodari (di tipo inferiore). L’ intento era quello di esprimerti la mia solita stima e simpatia, da vecchia zia.

  3. Valentina e Rosa mi sembrano due lati opposti della stessa medaglia, il loro mondo fatto di fiori e ricordi direi… evocativo. Complimenti per i nomi delle attività 🤣 Agenzia funebre ghost…

    1. É un’ipotesi molto attendibile quella di considerare le due donne totalmente diverse e forse complementari.
      Il film Ghost, che vidi e rividi tanto tempo fa, mi ha segnato a vita.😂😂😂

        1. Mi stupirei non poco se incontrassi qualcuno che non sia affetto da nessun tipo di allergie o da intolleranze alimentari. Non c’é scampo.

  4. Che bello ricevere una tua notifica dopo tanto tempo! 😸
    Ogni racconto che scrivi sembra un quadro in movinento, pieno di pennellate dai colori vivaci!
    Mi piace molto la contrapposizione tra il personaggio di Valentina e quello di Rosa, un po’ come gli opposti che si attraggono, creano un equilibrio.

    P.s. Vorrei avere anche solo l’1% del pollice verde di Rosa, io faccio fare una brutta fine pure ai fiori di plastica! 😹

    1. Che bella la vostra accoglienza. La tua attenzione e supporto sono preziosi per andare avanti con questa nuova serie, cercando di non deludervi e – spero – per comunicare parole che possano suscitare qualche sorriso e accendere la vostra fantasia, “con pennellate a colori vivaci”, come voi accendete la mia.😘

  5. “Non diceva mai anche noi, presto o tardi appassiremo, ma vorremmo stare bene e vivere a lungo, il più possibile.”
    Che meraviglioso passaggio questo! Bellissimo il paragone con l’appassire dei fiori!

  6. Ho amato la personalità di Rosa, molto romantica e amante della natura. Ma credo di essere la copia esatta di Valentina: oltre a non amare i fiori (mi dispiace vederli morire nel vaso) soffro di allergia, esattamente come lei 😅Bellissima la descrizione del giardino 💕

  7. Bentornata Luisa, che piacere leggerti di nuovo e con una nuova serie. Mi è piaciuta tantissimo questa tecnica a “intreccio”, come se le due ragazze si tenessero per mano e giocassero a scambiarsi di posto mentre tu ce le presenti e racconti. Che poi, è così che funzionano gli incontri: ci si trova, ci si racconta, ci si mescola. Ci si arricchisce. Davvero piaciuto. Un abbraccio

    1. Grazie Dea, i tuoi commenti sono sempre un dono molto gradito. Leggendo il tuo commento mi spingi a pensare che, sotto sotto, volessi far emergere anche il tema della solidarietà tra due donne, la sorellanza, come la chiamavamo un tempo. Ognuno di noi esprime ció che ha dentro e questo tema mi appartiene. A volte mi sfiora il sospetto che tendiamo, talvolta, anche a sdoppiarci, descrivendo le nostre contraddizioni, i nostri aspetti contrastanti.

  8. Sono davvero felice di ritrovarti con una nuova serie, Maria Luisa. Un inizio dolcissimo che promette davvero bene. Due caratteri diversi che si incontrano, si confrontano e convivono dietro il banchetto di un fioraio, sullo sfondo di una natura che è essa stessa protagonista. Ma che bello.

    1. Ciao Giancarlo, felice di sapere che ci sei anche stavolta, a trasmettermi le parole di cui ho bisogno per andare avanti e impegnarmi, per cercare di migliorare, tenendo conto di quanto mi dite e cercando di apprendere leggendo i vostri testi.
      La risposta al commento sulla bella poesia/canzone che mi avete fatto
      conoscere, la puoi trovare in basso, (tra le risposte a Francesco Pino), ripetuta due volte, nel vano tentativo di posizionarla sotto il tuo commento che comprende il link.

  9. Mi hai stupita con questa tecnica de gioco del tiro alla fune, un po’ di qua e un po’ di la. Un po’ di Valentina e un po’ di Rosa. Ci racconti dell’una e dell’altra, ci incuriosisci, ci fai assaporare i due caratteri per poi tirare indietro il cucchiaio. Così, al termine del primo episodio mi ritrovo a sapere di ciascuna, quel tanto che basta perché la mia immaginazione cominci a lavorare e tu abbia tutto il tempo di stupirmi. I riferimenti continui alla natura sono prerogativa della tua scrittura da cui traspare sempre l’attacamento alla terra e ai luoghi. I fiori sono una splendida metafora della bellezza. Che bello che tu sia tornata con una nuova serie ☺️

    1. Grazie Cristiana, é bello ritrovarti ancora, sapere che dedichi tempo e attenzione ai miei tentativi di comunicare, attraverso la scrittura, pensieri, sensazioni e valori in cui credo. Il tema della bellezza che ci circonda e della natura sono tra le esigenze primarie nei contenuti dei miei esercizi letterari. Per questa serie ho in mente molte altre donne e alcuni protagonisti maschili. Le donne sempre in maggioranza, ma d’altra parte un tempo si diceva che per ogni uomo corrispondessero sette donne. Ora non saprei…
      Un abbraccio.

  10. Ogni volta che leggo una tua opera mi si apre un nuovo significato alla bellezza e mi si offre una nuova visione del suo dolce spirito….il profumo di una rosa…..petali di fiori scossi dal vento…..un sogno rivelatore….una musica che ti trasporta in un mondo di sogni e ti fa scolare i palpiti del tuo cuore….ma lo spirito che ode il sussurro di una rosa e il canto del silenzio….può anche udire il grido dell’anima e il clamore del cuore…..

    Solleva il capo e lasciati guardare….apri le labbra e fai udire la voce del tuo cuore……

    1. Gent. ma Migeè, basterebbe questo tuo nome e il mistero che aleggia intorno a te, per conquistarci. Il tuo modo di comunicare così poetico é come un caldo abbraccio virtuale, una stretta di mano delicata che da sostegno. E una dolce carezza per l’anima. Grazie. Spero di non sciupare con la modesta prosa dei prossimi episodi questi tuoi generosi commenti.

  11. “Non godeva neppure di una retribuzione regolare, solo una piccola percentuale sugli incassi della pubblicità che riusciva ad inserire nelle pagine del suo articolo. “
    Elemento preso chiaramente dalla realtà ahah. A parte gli scherzi, il tuo racconto lo trovo molto interessante. Si ”lascia” leggere facilmente!! Complimenti!!👏 👏 👏

    1. Grazie Alfredo, il tuo commento mi lusinga; spero di aver suscitato interesse e curiosità per indurti a leggere ancora i prossimi episodi.
      E spero che questo commento resti inserito nello spazio riservato alla risposta rivolta a te. Altre due, riferite ai commenti precedenti, sono saltate in basso.

  12. Quello che emerge è il contrasto caratteriale tra le due ragazze che lavorano nello stesso negozio. Entrambe però sono lì di passaggio, in attesa di qualcosa più grande.
    Ci starebbe bene Mokarta dei Kunsertu come colonna sonora.

        1. Grazie Francesco. Confesso che non conoscevo Mokarta. Citeró di sicuro almeno un verso, che inseriró come cappello di qualche episodio.

      1. Ho sentito e riascoltato piú volte questa bella canzone e credo che lo faró ancora. Parole e note che sono pienamente nelle mie corde. Una poesia, una melodia, in una lingua – il vostro meraviglioso siciliano – che sto continuando ad apprezzare ogni giorno di piú.

      2. Ho sentito e riascoltato piú volte questa bella canzone e credo che lo faró ancora. Parole e note che sono pienamente nelle mie corde. Una poesia, una melodia, in una lingua – il vostro meraviglioso siciliano – che sto continuando ad apprezzare ogni giorno di piú.
        Grazie.

    1. Sì é vero: anche stavolta, come mi accade spesso, sto cercando di mettere in evidenza caratteri diversi, aspetti contrastanti: l’ unicitâ di ognuno, nessuno escluso. Le aspirazioni delle due donne, per quanto belli siano i fiori che piacciono tanto a Rosa, sono altre. Chissá cosa riverva per loro il futuro?
      Grazie Francesco, di cuore.

    1. Grazie Giorgio, onorata di questa tua lettura e commento. Alcune immagini che ho descritto le avevo ancora nitide nell’archivio della mia memoria, per averle ammirate realmente, tante volte, in passato, nei terreni confinanti con il cimitero di un piccolo paese del Campidano.

  13. Un inizio fluido, accogliente, decisamente ispirato. Mi sono accorto di stare bene nella dimensione che descrivi, e nella modalità in cui lo fai, fin dalle prime situazioni evocate dal mondo del personaggio, con i bei lampi di paesaggio, di respiro, di lieve malinconia. Una scrittura curata e misurata nella sua immediatezza.

    1. Grazie Luigi, non potevo sperare in un primo commento migliore per questo nuovo inizio, che mi sosterrâ nella prosecuzione dei tanti episodi ancora da elaborare. Un’ idea complessiva c’é già, mancano peró molti dettagli che possono fare la differenza tra un testo decente e un altro con poco senso.