Le stele e il cubo

Serie: La Sci-Fi secondo me

     La tempesta scaricava tutta la sua foga sprigionando la sua energia sotto forma di fulmini, che creavano potentissime onde d’urto, su Mezzocolle.

     Villa deLupis, adagiata da tempo immemore su Mezzocolle, chiamato così a causa delle scariche elettriche, che si schiantavano, non di rado, sulla cima frantumando il suolo, si apprestava ad affrontare ancora una volta la sua personalissima battaglia contro il maltempo.

     I tuoni, quella sera, erano particolarmente potenti e la rifrazione dell’aria si scagliava, prepotente, contro i vetri di villa deLupis.

     L’ennesima folgore finì la sua corsa su Mezocolle generando un piccolo cratere e bruciando l’erba circostante. I pendii del colle tremarono come anche le fondamenta di villa deLupis. Il tuono mandò in frantumi i vetri; una pioggia di schegge invase il corridoio dell’ala nord.

     Elvira, ereditiera nubile e unica abitante dell’enorme villa, fu svegliata dal frastuono.

     L’ululato del vento cantava minaccioso tra i corridoi della villa accompagnato da gelide folate. Gli stipiti tremavano, le porte si aprivano.

     L’ereditiera, seduta sul suo soffice letto, sobbalzò emettendo un gridolino quando la sua camera fu violata dal vento, e, con le mani sul cuore, lasciò il suo giaciglio calzando le sue babbucce. Accese il lume posto sul suo comodino illuminando precariamente la grande stanza da letto. Guardò, attraverso i vetri nascosti dietro le mantovane e le pregiate tende, il temporale secco: decine di fulmini saettavano attorno casa sua.

     Lasciò la stanza e si incamminò lungo il corridoio, a ogni passo la temperatura diventava sempre più fredda.

     <<Perché non hai preso la vestaglia?>> si rimproverò ad alta voce.

     Raggiunte le finestre colpite dalle vibrazioni soniche, Elvira si accorse delle schegge di vetro quando le calpestò, cercò di evitarle per non ferirsi e leggermente le spinse con le punte dei piedi per crearsi un passaggio. Si affacciò scrutando l’orizzonte. Un nuovo fulmine cadde e il fragore fece chiudere gli occhi alla donna. Il bagliore durò diversi secondi a causa della vicinanza di collisione, mentre spariva, Elvira alzò le palpebre e trasalì. Le mancò il fiato per un tempo non determinabile. Ebbe come l’impressione di aver visto qualcosa muoversi.

     Elvira aguzzò la vista ma non riuscì a intravedere nulla nell’oscurità.

     Abbandonò la sua postazione e si diresse in fondo al corridoio, la parete si apriva in uno sgabuzzino, impugnò una scopa e una paletta per raccogliere la spazzatura di quelle con il manico alto, raccattò i frammenti vitrei e iniziò ad armeggiare con imposte di legno e chiavistelli per bloccare il vento. Diede un ultimo sguardo di sottecchi mentre chiudeva l’ultima anta.

     La donna scese al piano di sotto, si recò in cucina e mise un bollitore pieno d’acqua sul fuoco, quando il vapore fischiò, Elvira versò il contenuto in una tazza intingendo delle buste di camomilla. Ingollò la tisana, fumò una sigaretta e tornò a letto. Prima di rifugiarsi sotto la pesante trapunta, l’ereditiera controllò, attraverso la finestra della sua stanza, le condizioni atmosferiche. Le nubi si stavano diradando e uno spiraglio di luce riflessa lunare illuminava un piccolo fazzoletto di prato.

     Il bagliore bluastro della luce attirò la sua attenzione, Elvira ammirava la natura e la sua potenza, era estasiata dalla sua continua rigenerazione e osservava, stupita, la forza di quel raggio di luna che si faceva prepotentemente largo tra i nuvoloni dopo la tempesta. Batté le ciglia e vide una figura bianca, avvolta da un’aura blu camminare sul suo prato.

     Elvira, inebetita, vide decine di sagome bianche attraversare quel raggio in fila indiana e avvicinarsi lentamente alla villa. Scorta l’ultima, un fulmine esploso a distanza fece dissipare del tutto le nuvole. La luna era piena.

     La donna pensò di chiamare aiuti. Il pensiero svanì quasi subito, nessuno le avrebbe creduto. Probabilmente era solo stanca e aveva avuto le traveggole quindi decise di rimettersi a letto. Provò a prendere sonno, non riuscì a concentrarsi e ad abbandonarsi al mondo onirico, era tremante e impaurita. Nonostante tutto decise di andare a controllare, raggiunse la stanza con il caminetto, agguantò un attizzatoio e iniziò a scendere le scale camminando di fianco con l’arnese di ferro parallelo al volto mentre lo stringeva con entrambe le mani, mancavano un paio di gradini quando vide alla base della scala una sostanza viscida viola. Elvira si guardò velocemente intorno e rapidamente scese gli ultimi scalini, sfiorò con l’asta di ferro quella sostanza, che scomparve nel nulla. L’ereditiera notò tracce blu-viola lungo il corridoio che portava alla sala da tè, le inseguì camminando sempre più velocemente, più il tempo passava più le macchie scomparivano, entrò in sala e vide gli ultimi segni scomparire dietro un vecchio mobile.

     Elvira, incuriosita, lo spostò e trovò una botola nel pavimento, la aprì e scovò una scala a pioli di legno, iniziò a scenderla, sembrava abbastanza solida, arrivata a metà un pirolo si spaccò a metà facendola capitolare con il culo a terra. Indolenzita, la donna, cercò di alzarsi appigliandosi a una delle pareti rocciose che la circondavano, inavvertitamente poggiò la mano su una ragnatela e un grosso ragno le zampettò sulle dita, ignara di cosa fosse iniziò a sbracciarsi urlando, facendo volare la bestia contro le pietre.

     Di fronte a lei si apriva una stretta insenatura, per sua fortuna, Elvira, era snella e strisciando contro la parete poté iniziare ad attraversare la fessura, guidata dal bagliore blu-viola. Piccoli passi incerti le permisero di raggiungere la fine dello stretto e infido corridoio scavato nella pietra.

     Elvira si ritrovò davanti una scena straordinariamente spaventosa.

     Il cunicolo si apriva in una grotta di proporzioni colossali, era come se Mezzocolle fosse scavato dentro e lei si trovasse al suo interno, la caverna brillava di una luce bluastra e diverse ombre si allungavano lungo le pareti rocciose. Ogni ombra, per quanto improbabile potesse essere, era il prolungamento di un essere bianco, quasi diafano, avvolto da un’aura blu.

     Trenta ectoplasmi danzavano liberamente saltando, scuotendo braccia e gambe, incrinando le teste avanti e indietro e rincorrendosi a ritmo di una musica non udibile, pure le loro urla erano afone, era evidente che fosse come se gridassero, alcuni di essi portavano le mani ai lati della bocca come a voler sviluppare un’acustica migliore.

     Al centro del cerchio danzante tre stele mastodontiche, che formavano un triangolo isoscele, con piccole fessure per permettere il passaggio di un uomo tra di esse, erano decorate da geroglifici e scritte arcane.

     L’ereditiera, sempre più stupefatta, si avvicinò inconsciamente, mancavano pochi passi e il gruppo di fantasmi mutò forma, si trasformarono in donne, poi in uomini dalla folta barba, in elefanti dalle lunghe zanne e in fine in lupi.

     Elvira gridò dalla paura. La danza si fermò, gli esseri mutevoli si voltarono verso la donna, assunsero la sua espressione spaventata e presero la sua forma: i capelli raccolti in una coda, gli occhi umettati, le labbra carnose e il fisico asciutto.

     I fantasmi continuarono a danzare sotto forma di tante Elvira, ballavano sempre più velocemente e freneticamente, si fermarono nuovamente di botto e uno dopo l’altro entrarono nel triangolo circoscritto dalle stele dopo aver fatto un inchino alla donna.

     Elvira notò un bagliore verde provenire da dietro i maestosi monoliti accompagnato da uno strano rumore, come un risucchio, si affacciò e vide quelle strane creature entrare in un piccolissimo oggetto nero. Quando anche l’ultimo sparì nel bagliore verde, Elvira, si avvicinò guardinga all’utensile, lo sollevò da terra: era un piccolo cubo nero, di un materiale che non aveva mai visto prima, aveva cinque facce lisce e una ruvida.

     L’ala est di villa deLupis era una immensa biblioteca, era possibile trovare la qualsiasi, comprese, in teoria, informazioni sulle stele rinvenute a casa e sul cubo.

     Il giorno successivo Elvira cercò libri sulla storia del suo paese, dalla fondazione ai suoi giorni, cercò informazioni su Mezzocolle e sugli inquilini della villa. Il lavoro durò tutto il giorno, non mise nulla nello stomaco. Fu tutto inutile o quasi.

     Proprio quando, in preda ad un raptus di rabbia, scaraventò tutto a terra, vide sporgere da un libro una vecchia fotografia ingiallita, che ritraeva il suo vecchio nonno con un giovanotto intorno ai sedici o diciassette anni, non più di quelli, davanti una casa contrassegnata dal numero tre e da un’insegna che recitava: via Vincenzo Monti. Il nonno aveva in mano un libro con uno strano segno, simile a quello delle stele, mentre il ragazzo portava al collo un laccetto con un cubo appeso.

     Elvira girò la foto e lesse ad alta voce: <<Enea Maroni, eccelso studioso dell’antichità come chiave per la modernità.>>

Serie: La Sci-Fi secondo me
  • Episodio 1: Uccidere non è mai la soluzione
  • Episodio 2: Famelico
  • Episodio 3: Luna Park
  • Episodio 4: Il Parco del Kakadu
  • Episodio 5: Romantica Fantascienza
  • Episodio 6: Mangiasogni
  • Episodio 7: Le stele e il cubo
  • Episodio 8: Gran Finale – L’inizio di tutto
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    Commenti

    1. Tiziano Pitisci

      Ciao Eliseo, episodio ben progettato, credo che il tuo stile si focalizzi molto sui finali, colmi di rivelazioni appena accennate e che richiedono un po’ di attenzione per essere colte. Tutto molto bello e convincente, a mio modesto avviso il percorso verso la conclusione potrebbe essere alleggerito spezzando le descrizioni con qualche dialogo in più, ma ripeto, è solo un parere personalissimo. Bella serie, peccato solo che il prossimo episodio sarà l’ultimo.

    2. Eliseo Palumbo Post author

      Grazie Daniele, come sempre molto gentile.
      Spero che l’ultimo ti piaccia pure.
      Adesso sto preparando la nuova serie, un pò più fantasy, spero di iniziare a postare gli episodi a breve

    3. Daniele Parolisi

      Come sempre un grande “COMPLIMENTI”al nostro carissimo eliseo che come sempre non delude. Sai attrarre il lettore usando una narrazione pulita che trascina. Unica nota sono solo i piccolo errori di battitura 😉
      Per il resto bello, bello e non vedo l’ora di leggermi l’ottava puntata.