Le voci da corridoio

Serie: Riconoscersi negli altri


Sono le 10 del mattino, oggi è sabato e sono da mia madre. Prima amavo il sabato, per me significava festini con gli amici fino a mattina, ma questo sabato no, questo sabato non volevo vedere nessuno.

Dopo essere uscito dal bagno dove mi sono lavato, sistemato e vestito vado in cucina dove trovo tutta la “famiglia felice”. Ogni volta che sono insieme a loro sembra di essere nelle serie tv americane dove ci sono famiglie prive di problemi sempre sorridenti e che ti parlano urlando per l’entusiasmo di non si sa bene cosa.

-”Amore di mamma, adesso che fai il servizio sociale ti capiterà spesso di mangiare fuori, così io e Giorgio abbiamo deciso di darti 30 euro in più.”-

Eccoci ancora qui, mia madre con il suo caro Giorgio provano a comprarmi perché hanno notato che ultimamente vado lì sempre più raramente.
Ovviamente accetto i soldi che metto nel mio portafoglio, mi siedo a tavola con loro e fingo di far parte della famiglia felice, mi immedesimo in un corpo con il sorriso stampato e continuo la mia colazione come se nulla fosse.

Finita la mia ora di recitazione, prendo le cuffie ed esco. Non ho la più pallida idea di cosa fare, l’unica cosa che so è che non voglio stare con mia madre e la sua nuova famiglia. Il mio cervello inizia a vagare sulle note dei Nirvana ed improvvisamente mi torna in mente Federica. Quanto vorrei vederla, ma come? Con che scusa? Continuo a farmi domande per trovare una scusa per contattarla, perché dirle che avevo semplicemente voglia di vederla era troppo complicato. Così mi viene in mente che lei fuma marijuana e potrei chiederle di incontrarci con questa scusa. Prendo il telefono e le scrivo ma questa volta su WhatsApp perché lei mi ha dato il numero.

Le mie dita iniziano a digitare velocemente: “Ciao Federica, ho un favore da chiederti, possiamo incontrarci? Dimmi tu dove, se ci sei anche ora per me è meglio.”

Quanto sono patetico, il mio messaggio è una disperata richiesta di compagnia e mentre mi logoro sul mio comportamento arriva la risposta di Federica: “Ciao Marco, io sono al solito bar a prendere un caffè, se mi raggiungi ne parliamo”.

Spontaneamente faccio un saltello dalla felicità, poi rendendomi conto del mio gesto imbarazzante, mi guardo intorno ma fortunatamente non c’è nessuno ma poi scoppio a ridere da solo, proprio come un matto. Incredibile cosa mi causa quella ragazza.

Arrivo al bar, saluto il barista e bevo un caffè, Federica sicuramente è nell’altra sala in cui mi dirigo subito dopo. Vedo Federica, è seduta di spalle nello stesso tavolino in cui era seduta con me il giorno prima. Ora invece è con un altro ragazzo, uno che non ho mai visto a scuola. Sono in tilt, mi sono bloccato sulla porta senza sapere che fare. Chi è quello lì seduto con Federica? E cosa vuole da lei? Decido di raggiungerli e poso le mani sulle spalle di Federica, seduta davanti a me. Lei si gira e mi sorride, si alza per spostare la sedia e fare accomodare anche me, evidentemente il tipo non se ne andrà.

-”Marco, lui è Paolo, il mio fidanzato, Paolo, lui è Marco, un ragazzo che viene a scuola ed ai servizi sociali con me.-”
Guardo questo Paolo con un sorriso talmente finto che nemmeno i peggio attori, lui invece mi squadra.

-”Bene Marco, vedo che passi molto tempo con la mia Federica, stai attento.”-

Dopo avermi minacciato e aver baciato senza pudore Federica davanti a me, Paolo finalmente se ne va ed io e lei rimaniamo soli. Ho deciso di non usare nessuna scusa questo giro, vederla con un altro mi ha fatto venire voglia di lottare per lei.

-”Pensavo che avevi una cotta per me, non mi aspettavo di vederti con un ragazzo.”-

Vedo Federica spalancare gli occhi e poi grattarsi la nuca confusa.

-”Ma che dici Marco? Io sto con Paolo da quasi un anno.”-

Sono confuso, Federica non ha detto niente di male eppure io mi sento umiliato. Maledette voci da corridoio, io ci credevo. Stringo forte i pugni e faccio una risata isterica sperando che lei capisca che non ero serio ed infine mi rimangio i miei pensieri precedenti e non le dico più niente, le chiedo solo della marijuana che mi passa da sotto il tavolino del bar. Io la prendo, la saluto e scappo da quell’incubo.

Serie: Riconoscersi negli altri


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Non riesco a capire come fai, ma quello che scrivi proietta le stesse immagini di un film; si lascia leggere con estrema naturalezza e soprattutto i continui dialoghi interiori di Marco scatenano un effetto immedesimazione molto efficace. Brava Sofia!