L’eroe del 1204
1204
«Dagli! Dagli! Dagli agli scismatici, dagli ai Greci». Dalle galee che entravano nella baia di Costantinopoli, si alzavano cori più o meno di quel genere.
Veneziani, altri popoli da tutta Europa che i Greci definivano “Latini”… Isidoro non aveva nulla del latino, non conosceva neppure la lingua dei preti; non sapeva leggere, se era per quello. Però, quando un suo commilitone, non molto lontano, stava dicendo: «Alessandro Magno…», lui si ricordò molto bene di chi si trattava.
Lui era curioso, lui era un crociato, se non un pellegrino armato.
Stringendo spada e scudo, si diede un colpetto per sistemarsi l’elmo. Non appena la galea sulla quale si trovava si spiaggiò, fu il primo a saltare a terra, cadde in ginocchio, gli altri lo circondarono, lo superarono, e a Isidoro venne paura che lo potessero travolgere.
Superato lo stordimento, si mise in piedi, corse a unirsi ai compagni d’armi.
Costantinopoli fece in fretta a cadere, o quasi, le porte erano state spalancate da mercenari variaghi corrotti al punto giusto dal doge Dandolo di cui Isidoro distinse la figura, mezza cieca e racchiusa in una corazza, venir spostata da una piccola gru dal ponte della galea ammiraglia a terra, tanto la sua armatura era pesante.
Isidoro doveva accontentarsi di usbergo, cotta di maglia, casacca sopra quel che era da definire una “corazza leggera” ecalzoni rattoppati e sudici.
Corse al portone, penetrò con l’orda quali erano i suoi compagni, e si ricordò di quel che aveva sentito anni prima da alcuni nobili che aveva servito nelle loro dimore o feudi che fossero.
Parlavano di Achille dell’Iliade e di Alessandro Magno di… del Romanzo di Alessandro!
Isidoro, curioso, si era fatto spiegare chi fossero questi personaggi.
E fra Alessandro Magno e Achille, principe di un popolo da uno strano nome che non ricordava, lui si sentiva più simile al secondo.
Dopo pochi minuti, si occupò di combattere alcuni armigeri scismatici con l’usbergo che gli copriva la faccia tranne gli occhi. Come una maschera.
Se lui combatteva, i commilitoni si dedicavano al saccheggio. E se gli armati del luogo li affrontavano, i crociati fuggivano a chiamare rinforzi che, una volta arrivati, sentendosi più forti si scatenavano in una vigliaccheria per nulla cavalleresca e in prepotenze che avevano del meschino.
Meschino. Loro. Che si volevano arricchire.
Dopo alcune ore, i soldati del luogo diventati una specie sempre più rara, il cielo veniva solcato dalle volute di fumo e allo stesso cielo si alzavano urla e lamenti. Mentre il terreno si sporcava di sangue e varie disgustosità, Isidoro capì l’intuizione del paragone con Achille: Perché questa è la nuova Troia.
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Alla fine la guerra è sempre uguale a se stessa, in presupposti svolgimento e finalità.
Bravissimo