L’incapace

«Corri, corri.»

Invece ansimava.

«Corri, forza!» un’altra volta.

Era stanchissimo.

«Di là, da quella parte.»

Si ritrovò davanti un muro da scalare. C’erano dei pioli, ma era tutto così ripido che, era sicuro, non ce l’avrebbe fatta. Non con tutti quei chili di equipaggiamento.

«E allora? Perché esiti? L’ordine non l’hai capito? Devi muoverti.»

«Con… tutto… il rispetto… non credo che… ce la… possa fare, si-signore» quasi rantolò.

«E perché?»

«Mi fa male l’anca, signore» si massaggiò la gamba destra.

«Sciocchezze. Sono solo sciocchezze perché vuoi battere la fiacca. Tu pensi solo a suonare la chitarra elettrica e non ti alleni» mugugnò il sergente maggiore.

«Non… Non è vero, signore». Maledì il momento in cui aveva accettato di essere arruolato piuttosto che finire in carcere per furto. Era finito nella 101°, in quel luogo di pazzi che non facevano altro che parlare di morte, guerra e altre atrocità.

«Soldato, obbedisci.»

Cercò di ascoltarlo. Dopo un sospiro, prese il primo piolo e fece forza. Ma l’anca gli bruciava troppo. Così, dopo il secondo piolo fu come respinto all’indietro. Cadde di peso, schiena a picchiare contro l’equipaggiamento. Storse la bocca e biascicò un lamento.

«Che cosa succede, ora?»

«Signore, sono esausto» con la lingua quasi di fuori. Era madido.

«È solo una tua invenzione per evitare di addestrarti. La verità è che non vuoi obbedirmi e te ne inventi sempre una nuova. Ieri era il braccio, l’altro ieri il mal di testa. Adesso ti fa male l’anca? Menzogne» gli diede un calcio. «Forza, muoviti che la Patria ha bisogno di te.»

Aveva ben in mente cosa significava. Andare a combattere in qualche contrada remota per gli Stati Uniti. Ma lui restava un nero e sarebbe stato carne da cannone. «Chiedo… Chiedo un medico, signore.»

«Non te lo permetto. Hai un ordine, prima, da eseguire.»

Non riuscì a rimettersi in piedi. «Medico» bofonchiò con gli occhi quasi fuori dalle orbite.

Il sergente si stufò. «Vuoi proprio farmi spazientire, eh? E va bene, te lo chiamo io il medico.» A grandi passi se ne andò, sbuffando come se fosse una locomotiva.

Dopo qualche minuto, arrivò l’ufficiale medico. «Cosa succede?»

«Mi fa… male l’anca… signore.»

Il sergente maggiore, intanto, scuoteva la testa. «Non sarai mai un buon soldato. Non ti farai neppure un buon nome, non passerai alla storia, James Marshall Hendrix.»

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