
L’Incontro
Serie: Club Inferno
- Episodio 1: L’Incontro
- Episodio 2: L’Incubo
- Episodio 3: La Valle e il Paese
STAGIONE 1
Il corpo di lei mandava vampate africane,
lui sembrava un coccodrillo.
I saxes spingevano a fondo
come ciclisti gregari in fuga
e la canzone andava avanti…
-Paolo Conte
“We are programmed to receive
You can check out any time you like
but you can never leave”
-Eagles
1
Era uscito a fumare.
Le macchine si gettavano sulla strada, i loro fari falciavano l’oscurità e le luci della città brillavano alte nel cielo. Sul marciapiede, fuori dal ristorante cinese, c’erano solo lui e un altro uomo. Fumava anche lui. Tirò fuori il pacchetto, prese una sigaretta e infilò la mano in tasca per cercare l’accendino. Vuota. Corrugò la fronte e prima ancora che potesse voltarsi, l’altro uomo gli parlò.
“Riccardo?”
Si voltò. Il suo sguardo percorse tutta la strada, fino alla fine, ma la sua mente si era già fermata a lavorare sull’altro uomo. Analizzava. Gli era familiare, anche con metà viso nell’ombra, i lineamenti dell’altro uomo avevano accarezzato la sua memoria.
“Samuele?”
Cinque anni di superiori insieme. Se Riccardo era il bravo ragazzo, Samuele era quello cattivo, da tutti i compagni definito la carogna della classe. Non c’era stato un giorno, uno solo, in cui Riccardo non avesse detto (a sé stesso, guai a dirlo ad alta voce): “Questo qui va a finire male.” Durante le ore di lezione si soffermava a guardarlo e si ripeteva quella frase nella testa. Quando a settembre ritornava dall’estate, aveva quasi la curiosità di rivederlo, così che potesse dire: “Cavolo, alla fine hai messo la testa a posto e sei diventato un adulto!” No. Cinque anni di superiori insieme e Samuele era rimasto la stessa carogna di sempre. Solo più alto.
Ma ora era cambiato. L’insegna al neon verde del ristorante illuminava solo metà della sua figura, ma quella poca luce era stata sufficiente. Sufficiente per sorprendere Riccardo e fargli dire, dopo molti e forse troppi anni, quella frase che tanto aveva sperato di potergli dire.
“Sei cambiato!”
Con un completo grigio e una cravatta blu, Samuele era riuscito a ottenere il rispetto che Riccardo durante le superiori non gli aveva mai dato. Ora aveva fascino.
“Rispetto alle superiori? Sicuramente” rise. “Ero davvero uno stronzo.”
Era cambiato anche il tono della sua voce. Il vecchio Samuele era finito nel cestino e quel cestino era stato svuotato.
“Eravamo giovani, le cazzate le abbiamo fatte tutti.”
Per un momento, lo sguardo di Samuele si fece severo, poi tornò a sorridere.
“Cazzate tirate un po’ troppo per le lunghe.”
Fece un tiro dalla sigaretta e s’infilò la mano in tasca. Ne tirò fuori un pacchetto di fiammiferi e lo porse al suo vecchio compagno, il bravo ragazzo.
“Tienilo pure.”
Riccardo annuì e accese la sua sigaretta.
Passò una manciata di secondi. Un’auto passò. Mentre il fumo iniziava a fare il suo effetto, le voci della città continuavano a vagare nell’aria. Quella strada, però, era spoglia e il suo buio era interrotto solo dal neon e da sporadiche auto.
“Toglimi una curiosità” riprese Samuele. “Come ti è andata a finire?”
Lo sguardo di Riccardo si fece confuso, strizzò gli occhi.
“Volevi scrivere, giusto?”
I suoi occhi si spalancarono, la sua bocca s’aprì. Ne uscì stupore. Ripensò ai no che aveva ricevuto. Ripensò ai “ci dispiace informarla.” Ripensò a quante volte avesse mandato a fanculo le case editrici e gli editori. Ripensò a quella lettera che quella mattina stessa aveva ricevuto, al motivo che l’aveva spinto a venire in quel ristorante in quella strada. Per “festeggiare” l’ennesimo rifiuto. Ripensò a quel periodo in cui si trovava. Un periodo in cui non aveva scritto niente. Nulla. Vuoto. Provò quasi invidia. Samuele sembrava passare un bel periodo.
“Si e no.” La sua voce tremò. “Mi hai beccato in un periodo… Difficile, diciamo. Blocco dello scrittore.” Si nascose dietro la sua sigaretta. “Tu, invece? Mi sembra sia andata bene, no?”
Samuele guardò la strada mentre con il piede spegneva la sigaretta a terra. Sorrise e ritornò con il suo sguardo su Riccardo. I suoi occhi ora brillavano più intensamente, il suo sguardo era appuntito e carico in maniera inquietante.
“Il mio lavoro sarà la soluzione al tuo problema!” tuonò con enfasi e prese ad avvicinarsi allo scrittore.
Sul suo viso il buio si dileguò e il neon si distese largo. Riccardo vide meglio i suoi capelli, bagnati e fissati dietro le orecchie dal gel. Nel suo sguardo sembrava essere esplosa una bomba atomica. I suoi occhi, passo dopo passo, sembravano mostrare i denti, appuntiti e pronti a divorarlo. “Lavoro in un club privato. Ne gestisco i conti.” Si fermò e indicò la tasca di Riccardo. “Prendi quei fiammiferi che ti ho dato.”
I fiammiferi, schierati in tre file come soldati, erano adagiati in un piccolo pacchetto nero. Una volta chiuso, Riccardo ne osservò la copertina. Un diavolo rosso con due lunghissimi e sottili baffi lo guardò. Quegli occhi gialli penetrarono la carta del pacchetto e uscirono fuori. Sotto il busto, ricoperto da uno stravagante completo da mago, si ergeva il nome del club.
Club Inferno
Riccardo spostò il suo sguardo. Samuele stava sorridendo.
“Cavolo” annuì. “Deve essere un posto dove… Si guadagna.” Rise, cercò di coprire quel pizzico di imbarazzo e di paura con cui aveva cosparso le sue parole.
“Oh, su questo non sono autorizzato a parlare” ammiccò. “Ma tu devi assolutamente farci un salto. Sono sicuro che all’interno troverai sicuramente qualcosa su cui scrivere. È un posto… Originale!”
Lo aveva convinto. Quell’uomo, che un tempo aveva disprezzato così tanto, era riuscito a convincerlo.
“Dev’essere davvero un gran posto, ma… Con i rifiuti dagli editori…” Ammetterlo gli sembrò impossibile. Soprattutto a lui. Anni passati a dire che si sarebbe arricchito scrivendo libri mentre lui non sarebbe diventato nessuno. Imbarazzo e vergogna.
“Se stai parlando di soldi” lo interruppe dolcemente Samuele. “Non ti devi assolutamente preoccupare, è tutto offerto per te.”
Riccardo scosse il capo.
“Non posso accettare.”
“Si, invece. Puoi. E devi. Abbiamo tutti bisogno di rilassarci ogni tanto.” S’interruppe e guardò il vuoto. “Non hai la ragazza, vero?”
Scosse il capo un’altra volta.
“Perfetto.” Samuele tornò a guardarlo e sorrise. “Quando sarai giù pensa a scrivere e a divertirti. Dopo cinque anni passati a sopportarmi te lo devo!” Si guardarono negli occhi. “Quel posto mi ha cambiato. E cambierà anche te.”
2
Tornato a casa, si guardò intorno. Quel piccolo e grigio appartamento avrebbe presto perso la sua linfa, l’unica cosa viva al suo interno. Lui. I libri che aveva letto sarebbero rimasti a ricoprirsi di polvere, i quadri a esporsi a nessuno. Provò quasi odio per quella casa, che lo aveva accolto e in cui aveva scritto. La casa aveva fatto tanto e lui, come un ingrato, la stava abbandonando. Andò in camera mentre con la mano sfiorava le mura della sua casa.
Le luci si spensero. Si distese sul letto. Nel buio scesero un paio di lacrime. La luna aveva scavato tra le nuvole e si era fatta un letto.
3
La notte aveva fatto a pezzi il buio e ne aveva cosparso la sua oscurità ovunque. Sia fatta la luce e premette il pulsante. Le lampadine si accesero e quella piccola casa iniziò a brillare.
La notte era impenetrabile. Le luci della città erano un’immagine sbiadita, lontana da lui, mentre le luci della sua casa non brillavano che a un passo fuori dalla finestra. La notte era uno schermo. La luce non entrava, la luce non usciva. Il caldo, però, iniziò a propagarsi. Avvelenava l’aria che a poco a poco diventava pesante. Faceva lunghi e intensi respiri, la sua pelle cadeva come cera al sole, la sua fronte s’imperlava. Sudava.
Serie: Club Inferno
- Episodio 1: L’Incontro
- Episodio 2: L’Incubo
- Episodio 3: La Valle e il Paese
Continua a piacermi sempre tanto il modo in cui scrivi: secco, asciutto, essenziale. I personaggi sembrano usciti da una detective story americana. Mi pare di vederlo il fumo delle sigarette anche di odorarlo. Veramente bravo. Seguirò volentieri questa serie.
Hai completamente ragione! Ho vissuto un anno negli Stati Uniti (a Chicago) e sono rimasto veramente segnato dall’esperienza. Riguardo lo stile, sono rimasto segnato da quello di McCarthy, “Non è un Paese per Vecchi.”
E devo dire che quello stile si sente molto. Ancora complimenti.
Bellissimo, ricco oltre alla trama coinvolgente, di sfumature e di grande capacità di creare sensazioni per descrivere le varie situazioni.
Complimenti.
Grazie mille! Venerdì uscirà la nuova parte…
Capisco moltissimo Riccardo
Lo abbiamo avuto tutti il blocco dello scrittore… L’importante è riuscire sempre ad uscirne!