L’inizio della frequentazione

Serie: Planavamo a stento


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: I due amici si sono incontrati all'università e hanno cominciato a parlarsi a lezione

Nei giorni successivi cominciammo a sederci vicini a lezione e anche ad andare a mensa insieme e a chiacchierare più spesso di noi e della nostra situazione. Mi spiegò che durante la settimana aveva deciso di prendere una camera in un pensionato per stare vicino all’Università. Cominciai ad andare a trovarlo a casa sua: lui abitava nel paese vicino al capoluogo in cui vivevo io.

La famiglia di Carlo era benestante e abitava in una villetta schiera in una bella zona residenziale e la camera di Carlo era in cima alle scale che portavano al primo piano. Era una camera spaziosa e ben arredata, una mansarda dal soffitto spiovente che la rendeva molto accogliente. Quello che la rendeva inusuale era la quantità di oggetti che richiamavano gli aerei o l’aeronautica.

Sulla parete di fronte alla porta c’era un poster che raffigurava un biplano rosso in volo sopra le campagne; sulla parete al lato del letto c’erano dei piccoli quadretti con tutta una serie di moderni aerei da caccia. Di fronte al letto, all’interno di scaffali chiusi da vetrine erano racchiusi un gran numero di modellini particolareggiati di aerei militari e civili, sicuramente montati da lui. Sul ripiano sovrastante le vetrine c’era un soprammobile costituito da una cloche di un aereo e sulla parete in alto c’era una serie che lo ritraevano mentre visitava aeroporti o campi di volo. Era ripreso accanto ad aerei di varie tipologie, a volte da solo, a volte insieme al padre. A lato dello scaffale c’era una scrivania dietro alla quale si vedeva un altro poster raffigurante il quadro comandi di un grande aereo di linea e infine un piccolo modellino di un aereo a elica anteriore che una volta avviato volteggiava in circolo pendeva da un filo legato a un chiodo fissato sul tetto sopra il letto.

Guardavo questi innumerevoli segni di un’incredibile dedizione a un’unica grande passione che mi stupivano, dato che io, invece, ero fin da bambino dedito a tanti interessi, spesso distanti fra loro, nei quali mi gettavo a volte famelico di approfondire, ma dai quali avevo sempre bisogno di staccare per passare da uno all’altro. La mia curiosità era multiforme mentre la sua era concentrata su un unico oggetto.

Non riuscivo quindi a immedesimarmi in una così forte focalizzazione su un unico argomento; non riuscivo a capire la mancanza di alternative, di prospettive laterali e di strade che portassero a panorami differenti da quello. Eppure non sentivo rigetto per quel suo mondo, ma semmai una curiosità di capire come potesse averlo catturato così tanto da fargli escludere ogni altra cosa.

“Vedo che ti appassionano gli aerei”, gli dissi in modo scherzoso già la prima volta che entrai in quella stanza.

Lui fece un mezzo sorriso, quasi come dovesse scusarsi, e poi rispose: “Eh sì, fin da quando ero bambino, non penso ad altro”.

Però cominciò ben presto a piacermi trascorrere del tempo con lui in quella camera accogliente dalla cui finestra si vedeva molto cielo, un mare di tetti e un parco in lontananza. Cominciai ad andare a trovarlo sempre più spesso e mi piaceva chiedergli informazioni su quelli oggetti e su tutte le questioni e i particolari del mondo dell’aeronautica che raccontavano.

Carlo però, al contrario di me, aveva rapporti con i nostri compagni di corso, anche con quelli più rampanti e inquadrati. Mi sembrava che oscillasse fra l’attrazione per questi ragazzi, così convinti e sicuri, e quella per la mia compagnia, dove forse si sentiva più a suo agio e in cui gli piaceva aprirsi sempre di più, anche se probabilmente lo faceva sentire in colpa, quasi che stesse affrontando quell’esperienza universitaria senza il dovuto spirito di sacrificio che vedeva esibito da tutti gli altri.

Un giorno alla fine delle lezioni della mattina si era fermato a parlare con un nostro compagno di corso, Ugo Rambaldi, che era uno dei più convinti sostenitori della necessità di dedicarsi totalmente alla causa dello studio in quella facoltà così impegnativa, eliminando qualsiasi distrazione superflua.

Io lo aspettavo qualche passo più in là, sempre nell’aula, senza unirmi alla loro conversazione, e quell’atteggiamento era un modo di difendermi da quell’ambiente in cui non riuscivo a integrarmi ed era l’unico modo per rimarcare di non farne davvero parte.

A un certo punto vennero entrambi verso di me e Carlo mi disse: “ho detto a Ugo che andavamo a mangiare nella rosticceria del centro e se voleva venire con noi”.

Io annui senza grande entusiasmo: ogni volta che disponevamo di più tempo, per introdurre una variazione in quelle che potevano diventare abitudini montone, avevo convinto Carlo a non andare a mangiare in mensa, ma in un locale del centro. Avevo bisogno di quelle piccole fughe anche per evadere dallo squallore di quel triste edificio verso l’ambiente più curato delle strade centrali. Non ero quindi molto contento che quel giorno si unisse a noi uno di quelli che maggiormente identificavo con tutte quelle abitudini e ostentazioni e mentalità che rifiutavo, ma non potevo contraddire Carlo e quindi ci avviammo.

Mentre mangiavamo le ottime mozzarelle in carrozza che sapevano preparare in quel locale, seduti a un tavolo della bella sala, Ugo fece una domanda inaspettata: “Voi cosa pensate di fare una volta laureati?”

Per qualche istante riflettemmo sulla domanda che non era davvero di facile risposta.

“Io vorrei laurearmi in Ingegneria Aeronautica… ci penso fin da bambino”, rispose Carlo convinto. “Poi mi piacerebbe entrare in una grande industria e occuparmi di progettazione, soprattutto della aerodinamica, o dei sistemi di propulsione”.

“Spero che tu ci riesca”, disse Ugo. “Però io non credo che sia facile fare carriera nell’industria aeronautica, soprattutto in Italia: è troppo di nicchia, ormai non ci sono più industrie.”

Si interruppe un istante e poi continuò.

“A me non interessa molto che tipo di lavoro farò, quello che mi importa è crescere di responsabilità in una azienda leader e salire così la scala gerarchica e guadagnare di più.”

Ci guardò un attimo e poi aggiunse.

“Per me studiare qui a Ingegneria è solo un lasciapassare per essere ammesso in quegli ambienti e poi farò quello che mi diranno per poter ottenere quei vantaggi. Per questo ora non posso distrarmi: devo finire più velocemente possibile per non avere macchie sul mio curriculum e quindi non ho spazio per altre stupidaggini: lo sport, gli amici, le ragazze ma anche i film, i libri… Mah tutto questo, per il momento, non mi interessa per niente”. Finito il suo discorso ci guardò soddisfatto della propria dichiarazione di intenti.

Poi voltandosi verso di me, Ugo chiese: “e tu Federico, cosa pensi di fare? Hai le idee chiare?”

“Veramente non lo so”, dissi. “Io vorrei fare un lavoro che mi appassioni, ma ancora devo capire quale sarà”. E poi aggiunsi. “Però non vorrei perdermi niente durante il tragitto. Penso bisogna trovare un equilibrio fra tutti gli aspetti della vita”.

Ugo mi guardò con sufficienza, mentre Carlo sembrava perplesso.

Serie: Planavamo a stento


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Lola, grazie per i tuoi commenti e sono contento che la serie ti stia piacendo.
    Il progetto a cui sto lavorando è un romanzo diviso in parti il cui tema centrale è l’amicizia fra i due protagonisti e vorrei mostrare alcune dinamiche del rapporto d’amicizia senza retorica, ma cercando di centrare i punti essenziali.
    Questa è la prima parte che si concentra sulla nascita del legame e su cosa lo formi, poi ci saranno altre parti a distanza di anni, in diverse fasi della vita dei due.
    La seconda l’ho pubblicata da poco ed è quella che si chiama Ritrovarsi, poi ne dovrò scrivere almeno altre due: spero che continuerai a seguirmi 😉

  2. Continuo ad ritrovarmi nelle dinamiche descritte dal protagonista. Mentre leggevi ho avuto un déjà vu tremendo, perché sembrava la descrizione della nascita dell’amicizia tra me e la mia migliore amica.
    Mi è piaciuta molto la caratterizzazione dei personaggi il momento descrittivo sugli aerei.

    Bellissimo davvero complimenti ❣️❣️❣️

  3. “Nei giorni successivi cominciammo a sederci vicini a lezione e anche ad andare a mensa insieme e a chiacchierare più spesso”
    Oddio … è assurdo perché sembra la storia della mia vita … anche io l’amicizia tra me e la mia migliore amica è iniziata così

  4. Ancora una volta mi ritrovo incredibilmente in questo ambiente e in questi personaggi e nei loro discorsi. Anche con me, l’aeronautica è stata una spinta per tanti “Carlo” a scegliere ingegneria, come seconda scelta dopo non aver potuto intraprendere la carriera da pilota. Nel mio gruppo c’erano dei Carlo, degli Ugo e dei Federico. Mi vedo molto in Carlo e il mio più caro amico, conosciuto proprio i primi giorni di università, ricorda molto il protagonista. Ancora un volta mi piace scoprire queste analogie, nonostante 30 anni di differenza rispetto alla mia esperienza e il racconto