Lo scherzo

«Compagno, va’ da quella parte».

Leonid guardò prima il capocarro, poi il bosco. «Ma… ne è sicuro, compagno?».

Il capocarro era un bue presuntuoso. «Sì. Ci serve una vedetta. Lì dentro c’è un’altura adatta a questo ruolo».

Scrollò le spalle, Leonid. «Va bene, compagno. Agli ordini». Prese il PPSh-41 e scese dal T34/85. Si avviò nel bosco.

Il bosco era di betulle, ma ciononostante la vegetazione era fitta. I cespugli e le sterpaglie davano l’idea di una macchia in cui sarebbe stato impossibile passare con un T34/85 se non dopo aver usato un lanciafiamme. Leonid ci si avventurò e la percorse fino a quello che suppose fosse il centro del bosco. Vide che c’era il rilievo che sporgeva dal suolo e si arrampicò sopra di esso. Una volta lì sopra, volse lo sguardo ovunque, ma non vide nulla di interessante. Solo la steppa e qualche villaggio di isbe, ma nient’altro.

Per la seconda volta Leonid scrollò le spalle e sentendosi inutile con l’uniforme da carrista senza il fido T34/85 decise di scendere dal rilievo e tornò sui propri passi.

Leonid camminò per dieci minuti buoni senza uscire dal bosco. Ebbe un moto di paura. Non aveva preso la direzione giusta e forse si era allontanato dal T34/85 o chissà. Scelse di rimanere immobile, a sentire eventuali suoni di motore, ma non percepì nulla con l’udito.

Che razza di situazione: si era perduto. Leonid allora puntò in una direzione a caso e si inoltrò fra gli arbusti.

Stavolta Leonid sentì qualcosa. Erano voci, ma non in russo, bensì una lingua diversa.

Leonid si appiattì a terra e vide delle Waffen-SS marciare e dirigersi a partire da una zona del bosco.

Leonid scosse il capo. Preferì allontanarsi da loro e puntò alla direzione contraria. Il cuore gli batteva a mille e aveva paura che le Waffen-SS lo mitragliassero alle spalle con gli MP40.

Leonid si mise a correre e per la paura cadde una volta e poi un’altra con la faccia sull’erba. Dopo ogni caduta si rialzava e continuava a correre. Raggiunse l’esterno di quel bosco infido e vide la steppa infinita ma non il T34/85. Leonid non seppe cosa fare. Andare a destra o a sinistra?

Mentre Leonid era indeciso scoppiettò un motore e si sentirono delle risate.

Leonid si voltò a sinistra e vide il suo T34/85 che procedeva come una tartaruga. A bordo il capocarro e gli altri si sganasciavano dalle risate. «Ehi, Leonid, volevi la mamma!».

«Tedeschi!». Leonid corse loro incontro. Gli stava venendo da piangere.

«Cosa? È uno scherzo? Noi stavamo scherzando, ma…». Il capocarro non era più un bue presuntuoso bensì un bue imbecille.

«Tedeschi! Fascisti! A frotte, nel bosco…». Leonid si arrampicò sul carro armato.

Il capocarro stava per dire qualcosa, ma fu interrotto da delle raffiche di MP40.

Leonid scoppiò in singhiozzi ma rispose al fuoco. «Per la Rodina! Per Stalin! Urrà!».

Il capocarro invece gridò: «Tutti ai posti di combattimento».

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Discussioni

  1. Che bomba! Quando ho letto compagno mi sono tutto emozionato e infervorito, ma non avrei immaginato che si andasse a finire in mezzo alla seconda guerra mondiale, bello, molto, davvero.
    Povero Leonid, tuttavia pronto a morire per la patria nonostante la stupidità del suo superiore.
    D’altro canto, se non fosse stato vittima di quello scherzo, forse non avrebbero avuto modo di difendersi.
    A presto

  2. Eh, Kenji, hai proprio ragione. Troppo scherzi si trasformano in tragedie! È accaduto e accadrà sempre. Breve, come piacciono a me i racconti. Cinematografico nelle descrizioni. Il nome Leonid ripetuto tante volte, fin a dargli una ben definita identità. Che dire, ancora? Bravo ? Alla prossima.